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Da giocare: Fuse

di Michele R. Serra
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Spari a tutti e sei muscoloso. Non è così figo come sembra

Insomniac Games

Fuse

Electronic Arts

Dice la gente su internet che gli sparatutto in terza persona non tirano più tanto.

Può anche darsi, però continuano a farne, anche di belli, e allora magari è bello pure questo Fuse, no? Anche se non c’ha dietro più hype delle ultime Air Jordan, magari è un bel gioco lo stesso. No? Magari ha, tipo, una trama originale.


Bè, no. Non ha davvero una trama originale. C’è tipo un gruppo di terroristi del futuro (hanno tutti degli elmetti robotici quindi si riconoscono facile) che si beccano delle potentissime armi aliene, frutto di una tecnologia megafuturistica, ma instabile. Non siamo sicuri di cosa vogliano fare con queste armi, ma sicuramente roba brutta. Fermarli tocca a noi, in quattro contro tutti.

Bene. Vi sembra di averla già sentita? Eh, più o meno sì.


Allora, facciamo finta che non esistano altri cinquecento videogame con nerboruti personaggi che si sparano nel futuro giocando a nascondino dietro buffi manufatti tecnologici…

Anzi, no. Per una volta, lamentiamoci, diciamolo ad alta voce: possibile che esistano solo i marines spaziali e i muscolosi soldati del futuro, nella testa di chi crea videogiochi? Non che di per sé diano fastidio, questi personaggi. Però alla lunga mi sembra di giocare sempre allo stesso gioco, un gioco lungo dieci anni. Che adesso inizia a diventare anche un filo noioso.

Non che non ci provino, gli sviluppatori di Fuse, a inserire dentro il più classico sparatutto in terza persona qualche elemento di novità. Tipo: ogni personaggio ha un’arma personalizzata. Bomba. Incredibile, no?
No, non è tanto incredibile in effetti. Credo sia dagli anni Ottanta che nei videogame esistono personaggi con armi diverse. Certo, quin l'idea potrebbe essere – come dicono quelli che ne sanno – implementata in una meccanica di gioco nuova e sorprendente.
Ma in effetti non è così. In effetti ci sono quattro personaggi che possono cooperare e hanno quattro armi diverse. Risultato: io ho lo scudo, tu hai la balestra del futuro, cosa possiamo fare? Capirlo non è difficile, peccato che finisca tutto lì.

E allora ti sembra davvero di essere rientrato in un videogame da sala giochi anni Ottanta, uno di quelli che ti facevano fare sempre le stesse cose.

Va bene avere una vita di routine, ma un videogioco di routine inizia a essere un filo troppo.

shooter
Videogame
tecnologia

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