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Demolition

di Michele R. Serra
| News | Cinema e Tv | Da vedere | 0 commenti

Jake Gyllenhall non fa più il Darko, ormai è grande

Jean Marc Vallée

Demolition

Good Films

Da quando esiste, il cinema hollywoodiano è secondo l'opinione comune la casa dell'amore romantico, dei grandi cuori-negli-occhi, dei finali lieti, degli "e vissero per sempre felici e contenti". Hm. In realtà (come spesso succede) l'opinione comune è sbagliata. Perché ci sono un sacco di film americani che, pur parlando di amore, lavorano sul contrario del cosiddetto romanticismo, alla ricerca di qualcosa di meno scontato.

Ed è anche il tentativo del regista Jean Marc Vallée, canadese trapiantato a Hollywood per motivi lavorativi, che con il suo ultimo film Demolition ci racconta di un uomo sulla trentina che perde la moglie, ma scopre che la cosa non lo disturba affatto. O almeno, non tanto quanto il fatto che il distributore automatico dell'ospedale gli abbia mangiato i soldi della merenda.

Sempre secondo l'opinione comune, c'è una netta separazione tra il modo di fare cinema degli americani e il modo di fare cinema degli europei. Gli americani sanno raccontare meglio le grandi storie di ampio respiro, si dice, mentre gli europei riescono a raccontare meglio i piccoli sentimenti dell'uomo. Anche questa è sbagliata, come opinione comune. Però Demolition sembra essere invece una prova a favore di questa opinione comune (ok, basta, adesso non lo ripeto più).

Già. Nonostante l'abbiano fatto uno dei registi più promettenti di questa generazione, e attori dal talento indiscutibile come Jake Gyllenhall e Naomi Watts, non funziona. Perché il cinema è un lavoro collettivo, e anche se gli ingredienti principali sembrano quelli giusti, c'è sempre qualcosa che può andare storto durante la preparazione.

Cosa è andato storto, in questo Demolition? Mah forse il fatto che il protagonista Jake Gyllenhall ci annuncia che tutto è una metafora: sarà pure vero, ma se me lo devi spiegare vuol dire che hai sbagliato qualcosa. E poi il film è tutto pieno di dialoghi che vogliono a ogni costo essere importanti e poetici e avere un grande significato nascosto... Ma alla fine risultano solo finti. Che per un film che vuole in qualche modo avvicinarsi alla verità dei sentimenti, bè, è un peccato abbastanza grave.

Insomma, alla fine Demolition, come vuole anche il titolo, non sta molto in piedi, non sta molto insieme. Però Jake è bravo: era bravo già agli esordi, ai tempi di quel capolavoro di Donnie Darko, quando aveva vent'anni. Ma negli ultimi quindici è migliorato esponenzialmente. E se solo i personaggi di questo film parlassero di più come la gente normale, il suo protagonista sarebbe persino potuto sembrare sincero.

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