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Diario di Una Donna Diversamente etero - 12

di Giovanna Donini
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Le tragicomiche

WleSpose

È tutto pronto.

Gli invitati sono arrivati.

Il Prete.

I testimoni.

La Chiesa.

Fiori dappertutto.

Tappeto rosso.

Candele accese.

Piove.

Ma sento che più tardi potrebbe uscire il sole. E quindi l’arcobaleno.

Ci sta.

È il giorno giusto per uscire allo scoperto.

Non sarà l’unico. Non sarà la prima volta. Non sarà l’ultimo.

Le spose sono giustamente in ritardo.

Arrivano con mezzi diversi.

Una ha scelto una 500rossa. Dicono.

L’altra una vespablu. Dicono.

I parenti.

Fratelli.

Sorelle.

E zie.

Le zie sono quelle più rognose.

Quelle che ancora non hanno capito dove si devono mettere. Come si devono mettere. E soprattutto cosa si devono mettere in occasioni diverse come questa. Una, per questa ragione, ha dato addirittura forfait. Un’altra si copre faccia e vergogna con occhiali grossi e scuri.

Poi ci sono i cugini. Di campagna. E di città.

Quelli che l’hanno sempre saputo.

Quelli che non l’avrebbero mai immaginato.

E quelli con le paranoie. "Che poi cosa dice il paese, il quartiere, il droghiere, il dottore. E l’idraulico”. Perché due donne che si sposano sono una rarità. E doveva capitare proprio qua?

Il fotografo non sa niente. Sa solo che deve fare le foto del matrimonio. Ma non sa che si sposano due donne. Pensa al solito matrimonio. E’ uno giovane. Figlio di un figlio di un fotografo figlio di fotografi figli di contadini, perché ancora non avevano inventato la macchina fotografica. Nipote di un fotografo. Parente di più fotografi. Fotografo da generazioni, insomma, che, però, avrebbe voluto fare foto di guerra e non di matrimoni, ma al militare lo hanno scartato e adesso fa queste foto qua. Per questo motivo indossa una tuta mimetica ed entra in chiesa rasentando muri e follia.

Lei.

È il momento.

Parte.

Accende la vespa. Va.

L’altra.

È il momento.

Parte.

Accende la rossa. Va.

La rossa arriva a destinazione.

La vespa no.

Strano. La sposa in vespa starà facendo il giro dell’isolato per farsi desiderare un po’. Penso.

La sposa in macchina si guarda intorno e scende.

Partono gli applausi.

È bella ed elegante come forse non lo è stata mai.

Non è vestita di bianco.

Ma è vestita da sposa.

Il padre la guarda, fa un passo, aspetta e si prende il braccio sotto al suo.

Avanzano insieme lentamente.

Ma l’altra?

L’altra sta tardando un po’ troppo. Ci avrà ripensato?

Mavamafigurati. Chenesai.

Che ne so. Ma la chiamo. Non si sa mai.

“Squilla, ma non risponde, starà vibrando ma non lo sente”. Dico a qualcuno che dice a qualcuno che dice ad altri che dicono a tutti che arriva una che si avvicina alla sposa e grida: “Oh, ma non è che quella ti ha tirato pacco???”.

Così la sposa comincia ad agitarsi e la madre ne approfitta per dirle: “Ripensaci”.

Ora tutti guardano l’orizzonte.

C’è chi bisbiglia e chi si fa sentire.

C’è la zia Maria che sta per svenire.

E il fotografo che comincia a bestemmiare.

Sbuca l’arcobaleno.

E dalla strada la sposa con il freno in mano.

Spinge la vespa.

Eccomi qua.

“Mi fanno male le scarpe”.

Le spose si guardano.

Sorridono.

Gli invitati guardano le spose sorridere.

La zia Maria si ripiglia.

Il fotografo è frastornato per questo nuovo campo di battaglia.

Due spose?

E adesso chi prenderà in braccio chi per la foto davanti alla fontana?

Due femmine.

Due rose.

Ma che cose.

La marcia nunziale parte rock.

Il prete le attende all’altare.

Una con la madre.

L’altra con il padre.

Una vestita da sposa.

L’altra vestita da sposa. Ma con una striscia di nero del freno che le ha sfregiato il vestito.

Padre Nostro che sei nei cieli.

Il prete.

I testimoni.

Le candele accese.

“Hai preso gli anelli”

“Si…sei agitata?”

“No...una passeggiata…”

“Hai preso il magnesio?”

“Si…”

“Allora stai tranquilla, andrà tutto bene…”

Le spose si prendono la mano.

E intanto Zia Maria sviene.

…vuoi tu prendere…la qui presente…

“Si, lo voglio…”

…in salute e in malattia…nella buona e nella cattiva sorte…

“Si, lo voglio…”

…prometti di esserle fedele sempre…

“Si, dipende…ma dai sto scherzando…certo, si, prometto, prometto…”

La formula ripetuta due volte.

E intanto il fotografo appeso all’altare scatta tutto.

…Adesso puoi baciare la sposa…cioè potete baciarvi…

E fuori, ora, sole.

Gli amici.

Thomas ha promesso di ballare tutto il giorno vestito da Raffaella Carrà. Si è portato la parrucca.

In piedi, vicino alla vespa blu, c’è una ragazza che fuma. E’ una delle tante ex della sposa senza freno.

“Io e lei non ci siamo sposate solo perché prima non si poteva…”.

I cugini lanciano riso in faccia alle spose.

Mentre il fotografo scivola e cade.

E Zia Maria adesso mangia una banana ricca di potassio e piange.

 

“Che ore sono?”

“Le nove…”

“Cazzo, sono in ritardo…perché non mi hai svegliato?”

“pensavo dovessi andare in ufficio più tardi…”

“cazzo cazzo cazzo…no…”

“ti faccio il caffè…”

“…amore vado…ah…stronza!”

“perché stronza?”

“Stanotte ci siamo sposate…a quando il prete ha detto: “prometti di esserle fedele sempre…tu hai risposto: dipende!”

“va beh dai ma sicuramente stavo scherzando…”

“Stronza…che ci faceva la tua ex al nostro matrimonio?”

“Amore scusa, ma non è vero, tu stavi solo sognando…”

“Come hai potuto invitarla!!! Stronza, stronza, stronza!”

“Ma io non l’ho invitata…l’hai invitata tu…il sogno era tuo, mica mio…”

“Dici?”

“Dico!”

“Quindi non ci siamo sposate…Zia Maria non è svenuta…e la vespa funziona…”

“No, la vespa è rotta…questa è l’unica cosa vera, purtroppo!” 

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