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Diario Di Una Donna Diversamente Etero - 13

di Giovanna Donini
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Come la strada, sulle strisce

Era il 1992. Maggio.

La vedevo sempre attraversare la strada, con decisione, ma mai sulle strisce pedonali. Aveva i capelli lunghi.

Bellissimi.

Gli occhiali larghi e scuri.

Una collana luminosa e importante. Per notarla io, significa che lo era. Era sempre sola, fuori dalle strisce.

La seguivo con lo sguardo. La accompagnavo fino al marciapiede, dietro al bidone dell’immondizia, tra i due alberi, in fondo alla strada e poi, non riuscendo ad allungare ulteriormente il collo, la lasciavo andare.

Era elegante. Ed incosciente. Perché attraversava sempre, una strada così trafficata, fuori dalle strisce pedonali? Perché rischiare la vita in questo modo? Perché non fare due passi in più e raggiungere l’asfalto bianco e nero? Mi domandavo.

Io, in quel periodo, studiavo. Avevo una bella finestra, di fronte alla scrivania, che dava sulla strada che dava su di lei. Passava sempre ad orari diversi. Ma a me non sfuggiva mai. Era come se la sentissi arrivare.

Avrei voluto sapere tutto di lei.

Dove viveva. Come viveva. Quando viveva. Perché mica si vive sempre tutto il giorno, sai?

Avrei voluto sapere.

Con chi viveva. Per chi viveva. Da dove arrivava. E dove andava.

Avrei voluto sapere perché mi attraversava. Come la strada, fuori dalle strisce.

Poi un giorno stava per attraversare, ma ci ha ripensato.

C’era una panchina, vicino ad un cespuglio, e lei si è seduta lì.

Io mi sentivo come un babbuino, allo zoo, che vuole uscire dalla gabbia e correre da qualche parte e saltare in braccio ai curiosi con le banane in mano. Mi sono appesa alle tende della finestra a guardare fuori, con le palle degli occhi già avanti, a rotolare, prima di me, sulla panchina.

Non avevo il coraggio di uscire. Ma il coraggio si trova (quasi) sempre quando non riesci a gestire l’emozione o la curiosità.

Cercare le strisce, guardare bene e poi attraversare. Andavo.

Altri due passi, la panchina. Mi sedevo proprio vicino a lei.

-buongiorno.

-buongiorno. Che bella giornata, vero?

-beh, insomma, la nebbia a maggio, mi pare una brutta rarità…

-eh già…ma noi due siamo qua…per questo dicevo…

Quando si è tolta gli occhiali, mi è mancato il coraggio di guardare bene, ma aveva gli occhi più azzurri del mondo. E gli occhiali se li è tolti per dirmi:

-sei abbastanza sfacciata e coraggiosa…che vuoi da me?

-sapere chi sei…e come mai…

-come mai cosa?

-come mai le strisce pedonali non sono contemplate..

-sei sfacciata, coraggiosa e spiona..

-si…ho due pregi e un difetto, non male vero?

-non male…io ho solo difetti…

-quindi?

-quindi…non contemplo le strisce pedonali, perché ogni giorno sfido la morte…o la vita…

-vuoi morire?

-si…

-come si?

-si

-perché?

-sei sfacciata, coraggiosa, spiona e curiosa…

-la curiosità è un pregio o un difetto?

-sia un pregio che un difetto..

-allora?

-allora voglio morire, perché sono stanca. Ho vissuto e amato abbastanza. Punto.

-…e chi ti dice che tu non possa amare ancora…una volta…

-lo dico io..

-ah beh!.

-senti ragazzina…io ho 73anni e sono sola. Sono sola perché nella mia vita ho amato solo donne e purtroppo è stato tecnicamente impossibile avere un figlio da una di loro, per natura e per sfortuna. Avrei tanto voluto farlo io, ma non solo non amavo gli uomini, ma, soprattutto non potevo avere figli. 

Adesso dimmi cosa vuoi da me? Salvarmi? Amarmi? Consolarmi? Amarmi, non credo proprio… potrei essere tua nonna…

Poi si è alzata di scatto. Si è infilata gli occhiali, mi ha preso una mano tra le sue e mi ha detto:

-se avessi la tua età ti chiederei di uscire con me stasera…

-e dove mi porteresti?

-là in fondo tra le pannocchie…

-e poi?

-e poi sarei sparita…perchè quelle come te…

-quelle come me?

-attraversano la strada sulle strisce pedonali…

-e quindi?

-quindi non rischiano mai…

 Era il 1992. Maggio.

Con due amiche molto fidate, nel cuore della notte, avevo riempito la strada di strisce pedonali. Il giorno dopo c’era un vigile isterico che guardava l’asfalto. C’era un anziano signore che diceva che erano stati dei tifosi della Juventus. C’era gente che andava e veniva solo per vedere tutte quelle strisce. Non si parlava d’altro nel mio quartiere.

Lei, però, non passava. Aspettavo, ma non arrivava.

-sembri una che aspetta. Mi dice un amico di passaggio.

-si…infatti…tu dove vai?

-io vado al funerale della mia ex prof di storia…

poverina era una donna così sola…

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