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Diario di una Donna Diversamente Etero - 16

di Giovanna Donini
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Per sempre nel 1990 (parte 2)

Avevo 17 anni nel 1990.

Avevo i capelli lunghi e spesso bagnati. E tutti non facevano altro che dirmi di asciugarmi i capelli.
Avevo quattro amiche per sempre che avevano, come me, 17 anni nel 1990.
E un giorno, al Luna Park, avevo incontrato G. che era una ragazza bellissima che si era piazzata in modo inspiegabile dentro di me.
Ma nel 1990 non avevo mai sentito dire da nessuno che due persone dello stesso sesso potessero amarsi, stare insieme, dire, fare, baciarsi. Se avevi, come me, 17 anni nel 1990, eri cresciuto guardando Candy Candy, Happy days, Lady Oscar.
Candy Candy era un'infermiera orfana che voleva farsi prima Antony e poi Terence e poi, forse, a rivederla oggi, Antony era gay, Terence un attore tossicodipendente e Candy Candy una badante psicopatica con la paranoia che nessuno si ricordasse il suo nome, altrimenti perché ripeterlo sempre due volte?
Happy days era la storia della classica famiglia americana che non chiude mai la porta di casa a chiave, dove il figlio Ricky si innamora di tutte ma nessuna ci sta, la figlia sottiletta è scarsa a scuola ma con i ragazzi ci sa fare, la mamma Mery è una tontolona sempre in gonna e il padre è bravo, buono e sempre a dieta. Poi: Fonzie. Il tamarro con il giubbotto nero che si fa tutte con il pollice, ma sempre vestito.
Infine, Lady Oscar. Lady Oscar ero io. Era tutte quelle bambine come me che la guardavano. Il padre voleva un maschietto, ma ahimè sei nata tu. Nella culla ci ha messo un fioretto Lady dal flocco blu. In pratica Oscar era una ragazza con il nome e il vestito da maschio che si strusciava su Andrè, ma amava Maria Antonietta, nemmeno molto segretamente. Quale donna, altrimenti, avrebbe rischiato così tanto la vita per un'altra donna, se non per amore?

Nonostante Lady Oscar, restava il fatto che nel 1990 non avevo mai sentito dire che qualcuno amava qualcuno dello stesso sesso. Non avevo esempi. Non avevo riferimenti concreti. Nei film che giravano nelle sale, si baciavano tutti, si amavano in molti, ma mai persone dello stesso sesso. Noi eravamo cresciute guardando al cinema Dirty Dancing-Balli Proibiti, due volte di seguito, una proiezione dietro l'altra. Johnny che amava Baby e diceva: "Nessuno può mettere Baby in un angolo". E nessuno che sosteneva, anche solo lontanamente: "sì ma secondo me Baby dopo che si è messa con Johnny, forse vorrebbe stare pure con Penny". Balli proibiti, certo, ma nessuno che facesse una cosa diversa, una cosa mai vista, una cosa proibita o inaudita. Nessuno ci aveva mai raccontato di una ragazza che stava con una ragazza o di un ragazzo che stavo con un ragazzo. Nessuno. Nemmeno a scuola. Nemmeno durante l'ora di educazione sessuale. Solo una volta la mia prof di italiano ci raccontò, per caso o per errore, di una poetessa che scriveva poesie per le donne che amava, ma "torniamo ad Ulisse e non distraetevi più". Nemmeno Dante aveva fatto finire, nei suoi gironi, due persone dello stesso sesso che si amavano. Paolo e Francesca si, ma Paolo e Paolo, no!!! Non avevo punti di riferimento.

G. mi telefonava tutti i giorni alle due del pomeriggio. Guai a chi, a casa mia, si avvicinava al telefono, in quella fascia oraria.
Se squillava mi precipitavo a rispondere e se a chiamarmi non era lei, ma uno dei milioni di parenti che ho, io senza farmi sentire da mia madre:
"Pronto?"
"Ciao...la zia Maria sono..."
"Ciao zia la mamma non c'è torna alle tre io sto cucinando anzi scusa sta andando a fuoco la cucina ciao" E, mia madre:
"Chi era al telefono?"
"Quando?"
"Adesso..."
"Ah adesso?"
"Si adesso, ho sentito squillare..."
"Ah si...i pompieri, fanno il giro di telefonate per vedere se va tutto bene...sono carini..."

G. non doveva mai trovare occupato. E quando accadeva ero in grado di uccidere. Se avevi 17 anni nel 1990 non avevi il telefonino, fb, app varie ed eventuali. Quel Mark lì, non era ancora nato. Se stringevi amicizia con qualcuno non lo leggeva nessuno, e nessuno, un istante dopo, ti scriveva: "Perché hai stretto amicizia con quella?". Se avevi 17 anni nel 1990 non ti mandavi sms. I messaggi li scrivevi sui muri, su carta, sul diario di scuola, sugli zaini, sui vetri delle macchine sporche, sui banchi, alla lavagna. Oppure semplicemente li sputavi fuori a parole o restavano nella tua testa, superando di sicuro i 160 caratteri. Io e G. stavamo ore, al telefono, tutti i giorni, a raccontarci tutto. Lei mi raccontava nei minimi dettagli cosa faceva con il suo ragazzo. Si, perché lei aveva un ragazzo: Alessandro. Io le raccontavo, nei minimi dettagli, cosa facevo con il mio ragazzo. Si, perché anch'io avevo un ragazzo: Pietro.

Eppure era strano. Quando mi chiamava Pietro io, spesso, dicevo: "Scusa, ma devo mettere giù, deve chiamare Zia Maria, ci tengo troppo a sentirla, le voglio così bene...".
Eppure era strano. Quando il sabato pomeriggio ci davamo tutti appuntamento in centro, sugli scalini del Duomo, e vedevo arrivare Pietro, non mi sganciavo dalle mie quattro amiche per sempre. Lo salutavo, lo abbracciavo, ma non saltavo come una molla, non vedevo la mia testa staccarsi e rotolare via. Quando, invece, arrivava G. mano nella mano con Alessandro, il cuore schizzava fuori impazzito, la saliva si azzerava completamente, le gambe mi tremavano e lo stomaco prendeva fuoco. Houston abbiamo un problema. Torre di controllo aiuto sta finendo l'aria dentro al serbatoio.
Io non ero più io. Spavalda, sicura, determinata e convinta senza di lei. Timida, impacciata, impaurita, idiota, ebete, maldestra e completamente innamorata vicino a lei. Innamorata si, ma non lo realizzavo. Io stavo con Pietro. Lei stava con Alessandro. Eppure era strano. Quando mi guardava lei sembrava che i suoi occhi si infilassero ovunque, dentro le mie tasche, le mie mani, la mia testa. Dentro la pelle. Tra le costole e i polmoni. Vicino al fegato. Intorno al cuore. Ovunque. Eppure era strano. Quando mi abbracciava Pietro il freddo non passava. Quando mi abbracciava lei, perché lei mi abbracciava, il caldo aumentava. Quando mi prendeva la mano Pietro, la tenevo molla. Quando mi prendeva la mano lei, mi si irrigidivano tutti i muscoli, sentivo la scossa e la testa mossa e i piedi cambiavano direzione. Eppure era strano. Lei stava con Alessandro, ma quando vedeva me i capelli le stavano meglio. Si, era così. I capelli, i piedi, gli occhi, le mani, i colori, la bocca, il maglione che metteva per coprire il sedere, per altro bellissimo, tutto le stava meglio quando lei si trovava vicino a me.


Io alle mie amiche per sempre dicevo tutto. Loro a me dicevano tutto. Non avevamo segreti. Ma di quella confusione emozionale che mi generava lei non proferivo parola. Cosa avrei dovuto dire?
"Ciao amiche vi devo dire che quando vedo G. io volo"
"Come scusa?"
"Si, beh...per lei provo qualcosa di diverso..."
"Nel senso...???"
"Sapete quando non sai più nemmeno quanto faccia uno più uno?
"In che senso spiegati meglio..."
"Ok...mi spiego meglio: io da quando la conosco mi asciugo perfino i capelli!"
"Come scusa? Facci un esempio..."
Cosa avrei dovuto dire? Io non avevo esempi.
Io avrei voluto solo gridare: qualcuno sa di qualcuno che ama qualcuno? Si, ma del suo stesso sesso?
Niente. Quindi, stavo zitta e stavo con Pietro.
"Domani sera andiamo via io e te, solo io e te...voglio portarti in un posto fantastico..."
"Domani sera? No, dobbiamo andare tutti al cinema, vengono anche G. e Alessandro..."
"Si, ma io voglio stare da solo con te..."
"Mamma mia Pietro, che ansia...mi manca l'aria...scusa in questo posto fantastico andiamoci tutti insieme dai...".
Si, perché io volevo bene a Pietro, ma per lui i capelli potevano restare pure bagnati.
Così una sera di dicembre e precisamente il 27, e se me lo ricordo significa che è una data importante, siamo andati tutti insieme al mare. Il mare di Enrico e Loredana. Il mare d'inverno, come la canzone. Ma al buio.
Se avevi 17 anni nel 1990, quasi 91, non avevi la possibilità di documentare, istantaneamente, certi momenti con foto e tag varie. Avevi solo il fuoco davanti, gli amici intorno, il mare agitato, la sabbia ovunque, un freddo che oggi morirei dopo tre secondi esatti. Perché se avevi 17 anni nel 90, quasi 91, indossavi solo bomber senza sciarpa e maglietta sopra i jeans, il maglione lo tenevi legato per coprire il sedere, come faceva G.
Ad un certo punto, mentre stiamo parlando, tutti intorno al fuoco, G. si alza e mi dice: "Vado a vedere che c'è là...vieni?".
Là c'era buio pesto e mi sembrava un posto bellissimo.
"Devo dirti una cosa..."
"I capelli sono asciutti, li ho asciugati come hai detto tu..."
"Si, ma devo dirti un'altra cosa..."
"Dimmi..."
"Lo sai che conosco una ragazza che ha baciato una ragazza?"
"Davvero? Bellissimo..."
"Non ti fa schifo?"
"No, cioè si, cioè no...cioè tu cosa ne pensi?"
"Anch'io vorrei baciare una ragazza...".
Mi crolla il nero cielo addosso, il mondo scuro pure, houston, la torre, la sabbia, il mare, tutto.
Chi è questa cazzo di ragazza di cazzo, cazzo, cazzo, che vuole baciare lei??? Chi è???
"E chi è questa creti..testa di...ragazza fortunata...???"
"Tu..."
...
"Hey, voi, dove siete???"
...
"In paradiso, perché?"

To be continued...

lesbica
Gay
amore
lady oscar
Candy Candy

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