I cookie ci aiutano a fornire i nostri servizi e a renderli il più possibile efficienti e semplici da utilizzare. Utilizzando tali servizi e navigando i nostri siti, accetti implicitamente il nostro utilizzo dei cookie. Per maggiori informazioni sui dati registrati dai cookie, si prega di consultare la nostra Cookie Policy.

Accetto

oggi voglio

login

Diario di una Donna Diversamente Etero - 17

di Giovanna Donini
| News | Coming here | 0 commenti

Per sempre nel 1990, la terza parte

Qualche tempo fa avevo 17 anni. Avevo 17 anni nel 1990, quasi 91 e una sera d'inverno, al mare, G. mi aveva confessato che desiderava baciare una ragazza e che quella ragazza ero io. Se avevi 17 anni nel 90, quasi 91, difficilmente avevi sentito dire o fare una cosa del genere. Non conoscevo nessuno che amasse o che avesse anche solo baciato una persona del suo stesso sesso. Nessuno.

G. stava con Alessandro. 

Io stavo con Pietro.

Ma quella sera al mare G. era stata chiarissima.

"Io vorrei baciare una ragazza..." e questa ragazza, miracolosamente, ero io.

"Quindi come facciamo? Non possiamo baciarci qui, ci sono tutti..."

"Quindi sai che facciamo? Ci vediamo domani a casa mia..."

"Va bene...ma sei sicura?"

"Quanto manca a domani?"

 

Quella notte prima di rivedere G ho scoperto che il soffitto della mia camera non era bianco come le pareti, ma biancastro tendente ecrù. Ho scoperto che la sedia della scrivania era leggermente scheggiata a sinistra, le poesie che scrivevo in terza elementare erano frutto di una mente malata, la chiesa valdese era la mia preferita, le foto delle medie erano terribili, come mi vestiva mia madre da piccola era assurdo, certi libri di scuola non li avevo mai aperti, sul mio diario c'erano scritte solo cose personali e mai appunti scolastici e che, forse, avrei dovuto riordinare più spesso l'armadio. In poche parole: ero rimasta sveglia tutta la notte. In piedi, seduta, sdraiata, a leggere, a scrivere, a mettere in ordine, a disordinare pensieri, cose, parole.

Quando ho visto arrivare la luce del sole ho pianto. Di gioia. Era il sole più luminoso che io avessi mai visto. Eppure pioveva. Forte. Era inverno. Faceva freddissimo. Era venerdì e prima di vedere G., avrei dovuto andare a scuola, ascoltare i prof, forse farmi interrogare, dire cose, morire.

Il tempo s'inchioda e si fa tamponare da tutti i pensieri che sono in coda, quando aspetti di incontrare l'amore, quando hai un appuntamento ben preciso con l'amore. 

Non mi passava più. Non ricordo niente di quelle ore di luce. O meglio, ricordo solo che non avevo vestiti da mettermi.

-"Donini...parlami di Ulisse e il canto delle sirene..." 

-"certo...io, però, non so cosa mettermi oggi pomeriggio"

-"Donini, il canto delle Sirene, per favore..." 

-"Certo Ulisse a lei sembrerà una priorità, ma i vestiti che non ho nel mio armadio sono l'unica cosa che conta per me ora..." 

-"Donini quattro..."

-"Pensavo tre..."

Non ricordo se le cose sono andate così. E' molto probabile, perché, qualche mese dopo, mi sono ritrovata un bel quattro in Italiano che non ricordavo proprio di aver preso. 

E' strano perché, quando hai un appuntamento importante con l'amore, hai bisogno di indossare i vestiti giusti, anche se per incontrare l'amore è necessario liberarsene presto.

 

Quando ho visto sbucare G. dalla stradina, di fronte a casa mia, mi tremavano le gambe. L'innamorato, alla fine, è un paziente agitato, in sala d'attesa, con i sintomi di un infarto e l'unica cura possibile sono respirazione cuore a cuore e baci. A complicare le cose nel giorno che sarebbe stato il più bello della mia vita, c'era mia madre, in taverna, che stirava. Apre la porta mia madre. Convenevoli tra mia madre, io e G.

-"Sei una compagna di classe?" 

-"No, un'amica..."

-"Dobbiamo studiare insieme."

-"Fate la stessa scuola?"

-"No, ma lei è bravissima in matematica..."

-"Ah, va bene, allora non vi disturbo!"

-"No, non ci disturbare, anche perché la matematica richiede molta concentrazione".

A scuola ho continuato, per anni, a prendere tre in matematica. Perché la matematica che studiavo io era il teorema dell'amore e degli incastri. I conti non tornano mai. Uno più uno non fa mai due. Due rette parallele alla fine si incontrano e si amano per sempre una sopra l'altra. Il triangolo è una figura geometrica pericolosa. Questa era la matematica che studiavo io.

Io e G. quel giorno abbiamo fatto le scale volando. 

Non mi ricordo che cosa indossavo, perché avevo smontato l'armadio, e l'unica certezza che mi rimane in memoria è che non indossavo il pigiama. Non mi ricordo che cosa indossava lei, perché facevo fatica a tenere gli occhi in direzione di punti coperti del suo corpo. Poco prima di ricevere la cura, l'innamorato è sul punto di morire. Convenevoli fra me e G.

-"E' bella la tua camera"

-"A me non piace, vorrei cambiarla"

-"E' bella la tua faccia" 

-"A me non piace, vorrei cambiarla"

-"Spengo la luce?"

-"Direi di si..."

-"Studiamo la matematica al buio"

Mi è saltata in gola tutta l'emozione quando ho schiacciato il tasto della luce. E' stato come schiacciare, con volontà, il tasto che fa esplodere il pianeta terra.

Sto per morire, la cura.

I suoi baci mi spostano. Il piano d'appoggio diventa orizzontale. Facciamo l'amore.

-"Ragazzeeeee...."

La voce di mia madre che urla dal piano di sotto arriva all'improvviso.

-"Scendete a mangiare qualcosaaaa...?"

Mi alzo di scatto, accendo la luce, mi infilo la maglia, il cuore e le scarpe.

-"Arriviamo, finiamo l'equazione..."

Un'equazione (dal latino aequo, rendere uguale), in matematica, è una uguaglianza tra due espressioni contenenti una o più variabili, dette incognite. La matematica che studiavo io, però, non è tanto diversa da quella dei libri di scuola.

-"Devo andare..."

-"Ti accompagno alla fermata dell'autobus"

Convenevoli tra mia madre, io e G.

-"Avete studiato?" 

-"Si..."

-"Sicura di non voler mangiare qualcosa?"

-"No, grazie...domani dobbiamo vederci per ripassare, facciamo a casa mia?..."

-"Ma domani devi andare dal dentista!" 

-"No, mamma, preferisco ripassare e tenermi i denti storti...!

-"Da quando?"

-"Da oggi!"

Abbiamo camminato tenendoci la mano fino alla fermata dell'autobus. Se l'autobus non fosse arrivato puntuale avremmo compreso l'equazione, sulla panchina, vicino al lampione.

-"Non andare via da me..."

-"Non lo fare tu..."

Se avevi 17 anni nel 1990, quasi 91, tornavi a casa, innamorato, con tutte le parole in testa e in tasca, ad aspettare che il telefono squillasse, la cura. 

-"Rispondo io...!!!!" 

-"Pronto, chi è?"

-"Pietro..."

-"Pietro ciao...devo mettere giù...stasera non esco, ho la febbre, ti chiamo domani, devo mettere giù..."

to be continued...

Gay
lesbica
bacio

0 Commenti

Scrivi un commento

Devi essere registrato per potere scrivere un commento.

Hai già un account Smemoranda?

Accedi

Non sei ancora registrato?

Registrati
Advertisement