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Dragon Age: Inquisition

di Michele R. Serra
| News | Videogiochi | Da giocare | 0 commenti

Non è che danno i titoli ai videogame così, a caso: ci sono davvero i dragoni

Bioware

Dragon Age: Inquisition

PS3, PS4, Xbox 360, Xbox One, PC

Sta diventando sempre più difficile fare il giornalista di videogiochi: non li invidio per niente, i tipi. Una volta per scrivere una recensione bastavano un paio d'ore di gioco, e potevi già ritenerti soddisfatto: nel tempo equivalente alla durata di un film, riuscivi più o meno a capire cosa c'era dentro quel cd o dvd che girava sul laser della Playstation (o Xbox, o PC, è lo stesso). Adesso la situazione si è polarizzata: da una parte ci sono giochi che raccontano chi sono in cinque minuti, dall'altra quelli che, dopo dieci ore che sei davanti allo schermo, ancora ti sembra di non aver visto niente. Dragon Age: Inquisition fa parte di questa seconda categoria.

C'è una competizione spietata, tra le grandi case che producono i mega-giochi ad alto budget. La sfida è: chi occupa più tempo-vita dei giocatori, vince. Così vengono costruiti sempre più giochi con lo scopo di portarti in un altro mondo, che assorba il tempo di quello vero. Ovviamente per renderlo più interessante è il caso che sia un mondo in cui, invece di andare a fare la spesa alla Coop di Sesto San Giovanni, la sera dopo il lavoro esci a dare la caccia ai dragoni nel Ferelden. Tipo San Giorgio ma più tamarro.

Dragon Age: Inquisition è un gioco di ruolo costruito dalla software house canadese Bioware, che è come dire un pezzo dance dei Daft Punk. Cioè: prima ancora di farlo partire, già sai un po' come suonerà. Perché Bioware è la casa che ha partorito classiconi del genere tipo Baldur's Gate, Neverwinter Nights e Mass Effect. Ora, è chiaro che i tipi di Bioware sanno come si costruisce un gioco di ruolo, ma davanti a loro c'è sempre il solito problema: andare incontro ai puristi hardcore, che da vent'anni giocano ai gdr su PC e vogliono tanti numeri e tanta tattica, o accontentare l'enorme pubblico di chi gioca su console e da un videogame vuole soprattutto azione? Come sempre, è un problema di equilibrio. E forse il successo più evidente di Dragon Age: Inquisition è aver raggiunto proprio questo equilibrio.

Certo, Dragon Age: Inquisition non si dimentica neanche per un attimo di essere un videogame, non spicca il volo verso quel Grande Romanzo Fantasy che stiamo ancora aspettando di vedere su console. Ma non c'è niente di male se la scrittura non è sempre ispiratissima: dopo tre settimane passate a schivare i colpi di clava dei giganti e gli artigli dei dragoni probabilmente non ce ne accorgeremo più.

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