I cookie ci aiutano a fornire i nostri servizi e a renderli il più possibile efficienti e semplici da utilizzare. Utilizzando tali servizi e navigando i nostri siti, accetti implicitamente il nostro utilizzo dei cookie. Per maggiori informazioni sui dati registrati dai cookie, si prega di consultare la nostra Cookie Policy.

Accetto

oggi voglio

login

Elio Fiorucci, pesci rossi e manette rosa

di La redazione
| Storie di Smemo | 0 commenti

Una petizione per intitolare la galleria Passerella di Milano allo stilista

Elio Fiorucci era uno stilista di Milano. Elio, soprattutto, era un amico di Milano e del mondo, della pop art e della moda. Elio è morto pochi giorni fa, e Milano vorrebbe intitolargli una via (anzi, una Galleria) proprio dietro al Duomo, là dove le vetrine del suo negozio esplodevano di colori negli anni Ottanta. Per questo è stata preparata una petizione, a cui aderire online: i direttori Smemo l'hanno già firmata, fatelo anche voi!

E noi intanto ricordiamo Elio non attraverso le parole di qualcuno dei suoi amici famosi, ma con quelle di Maddalena, una ragazza che ha lavorato nel suo leggendario negozio del centro.

Dopo un cappuccino e una brioche nel bar all’angolo tra Galleria Passarella e Corso Europa, dopo una sigaretta veloce fumata guardando la vetrinetta in galleria e poi la mitica vetrina di Corso Vittorio Emanuele - quella che ogni tanto era animata da veri e propri manichini viventi - scendevo la scalinata, passavo sotto l’enorme sfera di specchi appesa al soffitto e la giornata iniziava.
Si correva avanti e indietro, su e giù dal magazzino, senza tempi morti, immersi nel profumo dolce di pesca e vaniglia, tra paillettes, pesci rossi di gomma, ranocchie, tutti i vestiti che si possono immaginare, manette di peluche rosa, ombretti, bikini ricamati, dolci americani e i volumetti dei Peanuts di Milano Libri Edizioni.
Lo spazio a forma di anello si poteva percorrere infinite volte senza fermarsi e senza mai cambiare direzione, e ad ogni nuovo giro si scopriva qualche oggetto che la volta prima era sfuggito. E così a furia di girare, i clienti potevano perdere l’orientamento e il senso del tempo mentre commesse e commessi imparavano a muoversi in quella bolgia anche a occhi chiusi, sgusciando come gocce d’acqua nella folla sempre fitta, che sotto Natale diventava densa come un muro di cemento.
Avevo 19 anni ed ero appena tornata da Ibiza con il look di un personaggio di Avatar (per l’uscita del film ci sarebbe voluta ancora una decina d’anni), appassionata di techno e senza una lira. Un pomeriggio, al Parco Sempione, la mia amica Cecilia mi disse che se volevo lavorare dovevo portare il curriculum da Fiorucci. Il tempo di presentarmi e la direttrice del personale, Liz, bionda mozzafiato, mi assegnò a uno stand protetto da un grande Ganesh dorato dove si vendevano braccialetti colorati di perline ma anche vestiti tinti a mano e cinture indiane sfavillanti a vita bassa, che solo fianchi minimi e giovanissimi potevano portare bene. Era la fine degli anni '90 e Keith Haring, l'invenzione dei jeans elasticizzati, le feste al Plastic erano già un passato glorioso, il marchio era in mano ai giapponesi e il Fiorucci Megastore di Galleria Passarella era suddiviso in spazi affittati ad altri brand e ad altri imprenditori con il talento di scovare futili meraviglie in giro per il mondo.
Non erano più i tempi d'oro ma tutto era coerente e l’eccesso di lustrini bastava a far perdere la testa ai visitatori e a chi si muoveva abitualmente in quel turbine luccicante.
Lavoravo sodo ma in cambio ricevevo uno stipendio dignitoso alla fine di ogni mese. Se mi fermavo più a lungo del dovuto o nel weekend, la mia paga oraria aumentava.
Lì sotto tanti altri ragazzi e ragazze avevano trovato lavoro, ma c’era anche Raffaella che leggeva le carte a pagamento, era un’esperta alimentarista e doveva aver avuto qualcosa a che fare con le donne in nero di Via Col di Lana all’otto. I volumetti dei peanuts erano lì perché Milano Libri, la storica libreria di Via Verdi 1, aveva il suo stand da Fiorucci, ed è così che ho avuto occasione di lavorare con i libri, insieme a Celestina, che si portava dietro un’esperienza di libraia più che trentennale.     
Era il primo lavoro, non avevo termini di paragone per capire quanto fosse giusto e divertente, oltre che un’ottima scuola. Era un lavoro talmente giusto che lasciava la speranza di poterne trovare sempre uno migliore.

Maddalena Fiocchi

Per saperne di più

change.org/p/intitolare-la-galleria-passarella-di-milano-a-elio-fiorucci

moda
arte
Milano

0 Commenti

Scrivi un commento

Devi essere registrato per potere scrivere un commento.

Hai già un account Smemoranda?

Accedi

Non sei ancora registrato?

Registrati
Advertisement