Fast Animals And Slow Kids Hýbris

di L Alligatore

Recensioni
Fast Animals And Slow Kids – Hýbris

Un disco forte, dalla ritmica esplosiva, nato in armonia in una casa di campagna attorno al lago di Montepulciano, dove i quattro componenti della band si sono divertiti in compagnia di altri amici, tra giochi alla playstation e risiko, cene e cori improvvisati. È il loro secondo album, dopo il promettente esordio surreale “Cavalli”, e sembra già il disco della loro consacrazione. 

   
Un cantato in italiano sicuro, notevole, a volte parlato, spesso urlato, a sottolineare la rabbia repressa (ma anche no) di una generazione con i sogni rubati. Canzoni dirette, nate quasi tutte durante il tour del precedente disco, frasi che restano. Sentite l’intro musicale soave e solenne a un tempo, che passa poi a spaccare con grazia e un testo stringato che dice tutto intitolato emblematicamente “Un pasto al giorno”, e vi innamorerete subito di “Hýbris”.

Magnifica, anche per l’ironia quasi rinogaetana sotto forma noise “Combattere per l’incertezza” (…Questo ci resta, ritornello), memorabile “A cosa ci serve”, straordinaria canzone d’amore poco convenzionale, bella “Farse”, sbatticoda da combattimento post-rock. Si chiude con “Treno”, ancora una storia d’amore punk, con una voce accompagnata dal ritmo e da una certa coralità; gran pezzo con cambi di marcia più un violino struggente in coda (Nick Manzan, chi altri?).

Un disco “pomposo”, con archi, fiati ed epicità tangibile negli arrangiamenti: un peccare di Hýbris (superbia, dal greco antico) bello e buono. Lo dicono anche loro, del resto.