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Vietato Vietare 120 battiti al minuto

di Giovanna Donini
| Storie di Smemo | Giù la maschera! | 0 commenti

Un film sui ragazzi, che i ragazzi non potranno vedere

Nel 1990 ero una ragazzina spettinata e maldestra che muoveva i primi passi nel mondo dell’amore. M’innamoravo e mi disinnamoravo con una facilità incredibile, a volte anche nello stesso istante e, quando questo sentimento sembrava potesse durare in eterno o almeno più di tre giorni, difficilmente riuscivo a concretizzare qualcosa. Ogni tanto accadeva, ma più che baci e abbracci, erano i sogni, i desideri e persone irraggiungibili, a spostare i miei battiti. Oltre ad avere una sana e naturale paura dell’amore, avevo il terrore di fare l’amore. Le ragioni erano due: non sapevo come si faceva e quattro lettere non mi facevano stare tranquilla. Le lettere in questione erano A-I-D-S

La paura del contagio era fortissima in quegli anni e mio padre, tutte le volte che stavo per uscire di casa, mi ricordava che dovevo “proteggermi”. Ero una ragazzina spettinata, maldestra e forse anche un po’ superficiale quindi non riuscivo a comprendere l’ansia e la preoccupazione che divorava i miei genitori ogni volta che uscivo di casa vestita male, ma organizzata, per andare incontro all’amore.

Che la storia dietro a queste quattro lettere fosse seria si capiva abbastanza bene. Infatti, oltre a mio padre, bastava accendere la tv per vedere spot e servizi giornalistici che invitavano con una certa ansia le persone a proteggersi. Ma all’epoca onestamente non riuscivo con esattezza a capire quello che stava davvero succedendo nel mondo: l’AIDS uccideva ogni giorno tantissime persone.

Io però, lo ammetto, mi proteggevo più per sentito dire e per la paura di sbagliare che per aver capito o avvertito davvero un pericolo reale. Posso dire di avere capito le quattro lettere fino in fondo, solo più in là negli anni e in particolare quando ho visto i film che hanno trattato questo tema. Philadelphia, il più famoso che ha cambiato il dibattito sociale sulla malattia, A proposito di donne con Mary Louise Parker, Whoopy Goldberg e Drew Barrymore, The Hours con Meryl Streep, Julianne Moore e Nicole Kidman, Angels in America miniserie di Toni Kushner con Al Pacino e Emma Thompson, un capolavoro che poi ho rivisto anche a teatro con la regia di Ferdinando Bruni e Elio De Capitani.

Tra questi film che per me sono stati fondamentali per comprendere davvero come sono andate le cose, oggi aggiungo 120 battiti al minuto, il film di Robin Campillo, che è riuscito a raccontare in maniera impeccabile l'azione dei militanti di Act Up -Paris negli anni Novanta contro l'indifferenza generale verso i malati di AIDS.

120 battiti al minuto (Teodora Film, sempre attenta a portare in Italia film importanti, bellissimi e toccanti) è uscito il 5 ottobre nelle sale e la cosa assurda è che i minori di 14 anni, in Italia, non potranno vederlo. Quindi non potranno vederlo proprio i ragazzi che dovrebbero invece essere informati e conoscere il più possibile su questa malattia che ha ucciso 40 milioni di persone nel mondo. Il divieto ai minori mi sconvolge e ha sconvolto anche la Teodora Film: "Abbiamo sperato fino all'ultimo che 120 Battiti al minuto riuscisse ad arrivare nelle sale italiane come 'Film per tutti', sarebbe stato un segnale forte, per dimostrare che gli uomini che amano altri uomini non spaventano più nessuno. Così non sarà". Nel frattempo in Francia non solo non è vietato, ma, dopo tutte le recensioni, gli articoli positivi e i riconoscimenti al regista Robin Campillo, si spera possa essere candidato ai prossimi Oscar come Miglior Film Straniero.

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