Non bisogna dare attenzione alle bambine che urlano

di Martina Mozzati

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Non bisogna dare attenzione alle bambine che urlano

Tra i fumetti italiani appena pubblicati uno in particolare riguarda l’adolescenza. Si sa, non è un periodo facile: non più bambini e non ancora adulti, ragazzi e ragazze si pongono le prime domande sulla vita, devono compiere le prime scelte sul proprio futuro. È il periodo delle prime volte: il primo bacio, la prima nota sul registro, i primi brutti voti, i primi ostacoli da affrontare da soli. I primi amori. E poi i genitori! Che fatica far capire loro che si cresce, che non si è più piccoli. Gli adolescenti si sentono grandi, sono pronti a ricevere responsabilità, ma a casa non si sentono capiti perchè la famiglia li considera ancora bambini. 

Nel fumetto di Eleonora Antonioni e Francesca Ruggieri l’adolescenza è dipinta con una biro a quattro colori: blu, nero, rosso e verde. I tre capitoi di cui si compone sono dedicati ognuno a una ragazza, e alla sua storia. Le protagoniste sono Giulia, Anna e Clarice, tutte e tre frequentano la stessa scuola superiore negli anni ’90. Tutte e tre hanno caratteri molto diversi, ognuna di loro affronta battaglie quotidiane potendo contare solo su se stessa: c’è Giulia che viene bulleggiata fuori e dentro la classe, Anna che sperimenta un amore nuovo, Clarice che non si toglie mai le cuffie del walk-man e non parla con nessuno. 

 

Il diario è il loro spazio di espressione. La Smemo con le sue pagine a quadretti è perfetta per scriverci i testi delle canzoni, sfogare la rabbia e esprimere le emozioni, senza aver paura di niente. Nascosti nel cassetto delle mutande o sotto il letto sono al riparo da sguardi indiscreti: senza paura del giudizio di nessuno le nostre ragazze disegnano scarabocchi, appiccicano foto con le amiche e ritagli delle star che adorano, il testo di una canzone. O un fiore raccolto il giorno della prima sigaretta, della prima volta che si è marinata la scuola. Il 16 maggio sulla sua Smemo Giulia scrive:

Posso urlare quanto voglio, tanto mamma non verrà a vedere cosa mi sta prendendo.
“Non si danno attenzioni a una bambina che urla”, ripete sempre.
Mi cala una benda nera sugli occhi e non vedo più nulla. 

 

Le linee della loro vita si incrociano, e tessono una storia di formazione pura, corale. Attraverso le esperienze che si propongono loro, Giulia, Anna e Clarice scoprono cosa vogliono e cosa invece non vogliono, cosa le fa arrabbiare e cosa le rende felici: può essere il bacio della persona amata, un abbraccio di un genitore che comprende le difficoltà che l’adolscenza trascina con sè, fino alla scoperta del proprio corpo di donna. Sullo sfondo ovviamente non possono mancare le canzoni di quegli anni, da Britney Spears ai Subsonica, a “Underwater Love” dei Smoke City; i programmi di Mtv scorrono in televisione, insieme alle pubblicità di prodotti in Lire che ormai non esistono più. Ma che riportano alla mente anni recenti, in cui lo smartphone non esisteva e il computer era un di più, anni in cui i tempi erano più lenti e la parola scirtta a penna restava scritta per sempre; un periodo in cui scrivere sul proprio diario era un modo per prendere coscienza delle proprie emozioni e dare sfogo ai propri pensieri. Solo una penna e una pagina a quadretti.