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Gita in un aeroporto USA

di Marina Viola dall'Ammmerica
| News | Cose dall'altro mondo | 0 commenti

Ottimi motivi per rinunciare al viaggio negli States e godersi le ferie a Cesenatico

Lo so: c’è crisi, per cui quest’estate invece di fare un bel viaggio, si va tutti a casa della nonna a Cesenatico, con la zia e i cugini. Se invece avete lo zio in America, quello ricco che vi paga il biglietto, fatevi spiegare da chi se ne intende - che sarei io - cosa troverà alle porte di questo immenso Paese. E cioé all’aeroporto.

dal film "The terminal", Steven Spielberg 1994

Durante l’ultima parte del viaggio (infinito), le hostess distribuiscono due moduli da compilare. Le scelte della lingua sono: inglese, spagnolo, tedesco, francese. Forse adesso anche arabo, non so. Il primo modulo chiede se avete frutta, verdura, salami, armi (chimiche e non), coltelli, più di diecimila dollari in contanti, e se siete mai stati nazisti o comunisti. Vi consiglio vivamente, per farvi amico l’ufficiale della Homeland Security che controlla i passaporti, di rispondere negativamente a tutte le domande.

La seconda vi chiede l’indirizzo di dove alloggerete, quando ripartite, se avete fatto voi le valigie, e se avete un fidanzato o una fidanzata americani. Se si, sono guai perché pensano che veniate per sposarvi e rimanre qui. Io una volta che non sapevo come funzionava, ho detto di si e mi hanno fatto giurare sulla foto del cane dell’allora presidentre Bush senior che il mio fidanzato era stronzo e non aveva nessuna intenzione di sposarmi. Anzi, ho chiesto di metterci una buona parola, ma non mi sono venuti incontro. Per dirvi che stronzi che sono loro.

Per prima cosa, arrivati all’aeroporto americano di vostra scelta, sappiate che verrete accolti dalla foto dell'amato presidente, da centinaia di bandiere tutte uguali e da alcune persone oversize vestite da agenti, in divise ormai troppo strette che ti maltrattano se il tuo alluce tocca la linea gialla che separa te da quello prima di te al controllo passaporti. Buona parte della tua prima giornata americana sarà spesa lì, in quella fila infinita di stranieri confusi, stravolti, interrogati dagli ufficiali della Homeland Security, che ti considerano un alieno e vogliono le avere le tue impronte digitali.

Capirete, già all’aeroporto, che qui ci sono due tipi di persone: gli americani e gli stranieri. La fila degli americani, prima di ottenere la cittadinanza, la guardavo con invidia, prima di tutto perché va molto più veloce, e poi perché mi sembrava di essere nella famosa coda degli sfigati, quella che mio zio sceglieva sempre al casello dell’autostrada: la più lenta, la più difficile. Sappiate che più che l’inglese avreste dovuto studiare lo spagnolo, perché appena scoprono che siete italiani, tutti cominciano con Yo hablo espanol, e se ti trovano impreparato pensano che tu abbia il passaporto falso.

Comunque, tra le sgridate delle guardie oversize, tra i due moduli che non sai se hai compilato bene, tra il fuso orario, i bambini stranieri bruttini e sfigati che piangono con i genitori ormai nevrastenici, tutti queli cartelli che dicono ATTENTION! che mettono ansia, il clima nella fila degli stranieri è di terrore. Fortunatamente, siccome dura sei ore, si ha tempo di fare un po’ di esercizi di respirazione, di prepararsi le frasi da dire, di trovare il sorriso durbans per quando tocca a te. Quando finalmente c’è una sola persona davanti a te, sei preso dal panico: e se dico delle cose sbagliate? E se scoprono di quella volta che ho rubato alla Standa e mi rimandano indietro? E se non gli sono simpatico? E se vengo male nella foto che poi diventa la foto segnaletica di WANTED DEAD OR ALIVE in tutti gli Stati del Paese? Vengono in mente le cose più impossibili, e siccome sei per un attimo sovrappensiero, ti scappa l’alluce sulla linea gialla e ti becchi delle urla che neanche tua madre quando eri piccola aveva osato tanto.

Finalmente tocca a te: arrivi lì e non capisci una mazza di quello che l’energumeno ti chiede, e a quel punto sogni solo di baciare il controllore del treno Milano-Cesenatico sulla bocca.

aeroporto
Usa
the terminal

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