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Guido Catalano risponde finalmente di se stesso

di Valerio Millefoglie
| Storie di Smemo | Libri e Fumetti | Storie di Smemo | 0 commenti

“Piuttosto che morire m’ammazzo” e “Ti amo ma posso spiegarti” sono i titoli di due raccolte di poesie di Guido Catalano, che per la Smemo 12 Mesi 2014 ha scritto “Che cazzo ci fanno i gabbiani a Milano?”.

Guido Catalano nell'agenda Smemo 2014  Oltre ai gabbiani quali sono le altre cose strane e inaspettate che hai visto a Milano?
Da anni una cosa che mi spiazza di Milano sono le belle ragazze che incontri per strada. Anche se non so se sia una cosa oggettiva o una falsa sensazione, tipo “il giardino del vicino è sempre più pieno di belle ragazze”. E non sto parlando delle modelle che frequentano Milano e che ogni tanto incontri. Dico le ragazze comuni.

I versi parlano di gabbiani dove non c’è il mare e di soldati dove non c’è guerra. Come immagini una città piena di cose che non potrebbero esserci ma che invece ci sono e convivono?
È la città che è nel mio cervello. Ci vivo da 42 anni e mezzo. Una volta se ti va ti ci faccio fare un giro. Ci sono un sacco di cose che non dovrebbero esserci, almeno secondo il comune senso. È una città con un senso comune poco comune. Alcune cose sono bellissime, altre paurosissime. Tipo i ragni volanti. I ragni volanti fanno molta paura. Però ci sono un sacco di gatti cacciatori di ragni volanti che ti difendono.

Nella poesia ti chiedi anche “Che cazzo ci fanno i poeti a Milano?”. Quali sono i poeti che hai conosciuto a Milano?
Ne ho conosciuti diversi. Vincenzo Costantino Chinaski, Anna Lamberti Bocconi, Paolo Agrati, il gruppo del Viandante, Laura Gamucci e altri che ora non mi viene il nome ma ci sono.

Più in generale, quali sono i poeti o altri autori che hai conosciuto da lettore e che ti hanno spinto a scrivere?
Woody Allen, Jacovitti, Jaques Prevert, Stephen King, Bukowski, Mogol-Battisti, e altri che non mi ricordo ma ci sono.

Quando leggo qualcosa di tuo non riesco a separare il testo dalla tua voce. Leggo in un certo senso anche con l’udito. Ricordi qual è stato il tuo primo reading?
Lo ricordo bene. Un locale di Torino, assieme a un contrabbassista e ad un sassofonista e ad un altro amico poeta che oggi è uno stimato oncologo. Non ero assolutamente sicuro che avrebbe funzionato e invece funzionò. E di brutto. Da lì in poi non ho più smesso. Era una quindicina di anni fa. Ero molto teso prima del reading e ho letto per quasi dure ore. Piuttosto sbronzo.

La tua biografia recita: “Per vivere si esibisce in strabilianti reading in tutta l’Italia. Ne fa oltre duecento l’anno”. Stila una classifica dei cinque grandi ricordi che hai delle tue date.
Una volta a Venezia dove ho domato una squadra di calciatori veneti ubriachi.
Una volta che ho fatto a pugni con un drogato che teneva in mano un piccolo cane, anzi in realtà non ho proprio fatto a pugni, più che altro lui mi ha dato un pugno.
Una volta in un bosco in Sardegna dove ho visto la ragazza più bella del mondo che poi è scomparsa e non ho capito se era vera o ho avuto un’allucinazione.
Poi ce ne sono sicuramente altre due ma non me le ricordo.

Che lavori hai fatto prima di partire per le oltre duecento date?
Prima ho fatto: correttore di bozze, portiere di residence, altri lavori in case editrici, uomo che legge i contatori dell’acqua, rassegna stampa per un sito che si occupava di immigrazione.

Non riesco mai a immaginarti seduto a casa a scrivere. Ti figuro sempre in piedi, con dei foglietti volanti, o al massimo seduto su sedie che non sono tue, quella di un bar, di una sala d’aspetto, della pensilina di un autobus.
Una volta amavo scrivere in luoghi pubblici. Erano i tempi durante i quali scrivevo a mano. Oggi scrivo quasi esclusivamente a casa. Devo essere solo e ascoltare musica, mai cose in lingua italiana perché mi sconcentra sentire le parole. Dunque rock, hard rock, AC/DC, Glenn Gould che suona Bach.

Cosa vedi dalla finestra della camera in cui scrivi?
Sono in alto, vedo i tetti delle case e il cielo.

Nella tua poesia dici, “Che cazzo ci fanno i soldati bardati a guerra?”. Mi sono immaginato dei soldati bardati a pace. Non come le missioni di pace coi carrarmati. Degli uomini in divisa da pacieri, intervengono per trasformare la lite in qualcos’altro. In quali luoghi e situazioni spediresti un esercito del genere?
Direi che luoghi bisognosi di un siffatto psichedelico esercito ce ne siano parecchi. Direi più o meno la metà dei luoghi che compongono il nostro mondo.

Ultimamente hai scritto sul tuo fb: “Il mio buon proposito per il 2014 è di imparare a fischiettare di seguito tutte e 32 le Variazioni Goldberg stando su un piede solo e palleggiando di testa”. Qual era quello dell’anno scorso? Sei riuscito a portarlo a termine?
Volevo scrivere la poesia più bella del mondo. (D’ora in poi: PBM). Ma no, devo dire che non credo di avercela fatta. Ne ho scritte alcune bellissime. Forse una che ho scritto è la più bella del sud Europa, ma del mondo no.
Però c’è tempo.
Non mi arrendo.

Ogni agenda è l’autobiografia di un anno della vita di una persona. Qual è stata la tua agenda più bella?
Non sono mai stato un grande agendista. Da qualche anno devo usarla, l’agenda, per segnare gli appuntamenti. Ne ho tanti di appuntamenti. Per fortuna, aggiungo. A scuola, ricordo con piacere e un po’ di nostalgia il diario di Jacovitti. Bei tempi. Ecco, le mie agende più belle sono quelle di quando ero un bimbetto. Ho avuto un’infanzia e un post-infanzia molto felice.

La scrittrice tedesca Christa Wolf ha scritto: “Un giorno all’anno, 1960-2000”, un diario lunghissimo ma sempre dello stesso giorno, il 27 settembre. Rigiro l’idea a te, mi descrivi una tua giornata di quest’ultima settimana?
Sono stato a Roma dove ho battuto il mio record personale di mozzarella di bufala. Credo di aver preso tipo quattro chili in 48 ore. Ho tenuto un reading in un posto molto bello e c’era un sacco di gente che mi voleva bene. Più bene del normale. Anzi, più bene non si dice: mi voleva meglio del normale ed è stato molto bello, poi a Roma c’era bellissimo tempo, poi ho visto per la prima volta la nuova mia creatura che è una riedizione del penultimo libro mio, con delle foto dentro e sono stato molto soddisfatto e insomma non era un giorno solo ma due. Ma belli.

Sul tuo sito, anni fa, hai regalato a Natale sette incipit “per ottimi romanzi, racconti brevi o lunghi, tutta roba di qualità”. Visto che siamo sul sito di Smemoranda ed è quasi natale, puoi regalare un incipit per un tema in classe, un’esercitazione algebrica e una risposta a casa per l’interrogazione a sorpresa del lunedì.
L’unico compito che mi sento di consigliare a degli studenti è di leggere tantissimo. Tantissimo e cose diverse. Anche in maniera disordinata ma leggere e poi scrivere. Sulle agende, sui fogli sparsi, sui muri. Credo che leggere un bel libro sia una delle cose più belle al mondo.
Apparte limonare per la prima volta con una ragazza.
E la mozzarella di bufala.

Per saperne di più

Il blog per Smemoranda.it di Guido Catalano

Da gennaio tutti i racconti dell'agenda Smemo 12 mesi + 1Extra saranno disponibili anche in Ebook, gratis!

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