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I Grandi Classici in trasloco

di Antonello Taurino
| News | Scuole superiori | S-COOL! | 0 commenti

Consigli di un comico messo a fare il Prof. per una didattica innovativa

Togliamoci il dente e ammettiamolo: i grandi classici della nostra letteratura possono annoiare. Manzoni si dilunga, Leopardi è infinito, e Dante arrivati al Paradiso è un inferno. Una volta i classici servivano a cementare una comunità nazionale poggiata su radici culturali comuni: ma oggi, assolta tale funzione, è venuto il momento di veleggiare oltre le colonne d’Ercole dei programmi ministeriali e dirigerci lì ove le novità del villaggio globale battono forte sul tamburo della nuova sfida culturale planetaria e degli orizzonti internazionali in continuo mutamento!

Prendo il bromuro e spiego: ogni tanto mi capita di pensare che, per dare corpo alla “comunità nazionale” di poeti, santi, navigatori, sarebbe più utile la versione dei classici di Walt Disney. E se le nostre classi sono sempre più multietniche con un melange multiculturale, ribollente, curioso e stimolante, allora francamente, tutto ciò che ruota intorno a Beatrice che non l’ha data a Dante (e Silvia a Leopardi, Laura al Petrarca e Rossana a Cyrano) bisogna quantomeno provare a presentarlo in maniera diversa. Perché lo so, cari amici prof di lettere, lo so: neanche voi ne potete più de “Il Passero solitario”: bello, sì, ma pigliereste un fucile per stanarlo. E “La cavallina storna?” Non è venuta l’ora di abbatterla? E “lo maggior corno della fiamma antica” non è quello che vi sta piazzando vostra moglie con il suo primo amore?

E allora, anche solo per sopravvivere alla nostra noia, direi che è d’uopo, se non mettere in cantuccio i classiconzi, provare almeno a dargli una rinfrescata. A me, l’idea è venuta proprio guardando le facce di Amir, di Chen Li o di Pedro mentre al primo ramo del lago di Como avevano già le palle emigrate in Svizzera. Allora ho fatto così: prima doveroso “piallamento” con il classico, almeno in forma di bignami (tipo dirgli in breve perché Dante si ritrovi in un bosco: gira, gira gira, vede posti, conosce ggente, fa cose, finchè non esce a rivedere le stelle, urlando - chi meglio di lui? - “Le parole sono importanti!”). Operazione numero 2: per coinvolgere Amir, Chen Li o Pedro, traslochiamo il classiconzo a casa loro, Cina, Siria o Ecuador o in qualunque altro posto. Tranquilli, è ammesso anche ricorrere ai peggiori clichès, quelli etnici e politicamente scorretti delle barzellettacce da bar: ci sono un cinese, un siriano e un ecuadoriano... “Ma come! La scuola è il luogo del rispetto interculturale..” Lo so, ma qui si fa per scherzare, per ridere, e dove c’è sberleffo, ironia e comicità, è bene insegnare che è lecito quasi tutto. E i ragazzi, in questo, sono più svegli degli adulti a capirlo. E, fidatevi, imparano.

Come sarebbe “A Silvia” se Leopardi fosse vissuto a Quarto Oggiaro?

“O zia, ce l’hai in sinapsi

Quando attizzavi il tronco

Di tutta Comasina

E tu, milfa e un poco scialla

La cumpa incicognavi?”

E “I Malavoglia” in Brasile, tra samba e ninos a palleggiare sulla spiaggia?

“Pai Toninho, voce quer jogar a la bola?”

“Nao, hoy son relutante, eu tenho que carregar o barco para a pesca..”

La “Divina Commedia” in Cina?

“Chiesi allo Duca mio: “Siam già all’inferno?”

“No, ancora Shangai, periferia:

l’aere oscur che vedi è smog eterno”

Oppure “Don Chisciotte” nel Far West, quando però non ci sono più indiani con cui battersi? E via dicendo. Qui un esempio: a mo’ di Parodie Disney, un sunto della versione araba de “I Promessi Sposi”:

Quel ramo dell’oasi di Aleppo, che volge in verso a Mecca tra due file non interrotte di palme, vien quasi ad un certo punto a restringersi in una striscia, chiamata “Gaza”.

Per una di queste stradine del deserto torna bel bello dalla passeggiata, un muezzin, che si dirigeva verso la sua moschea leggicchiando alcune sure del Corano. Ad un certo punto, ad un bivio, incontra due predoni sui loro cammelli che sembrano lì apposta per aspettarlo. E infatti uno di essi lo blocca:

-“Signor Muezzin, lei ha intenzione di maritar domani Rachid Tramallah e Jasmin Muadeillin? Perché il nostro padrone, il Mullah Osama Bin Rodrigo, vi manda a dire che questo matrimonio non s’ha da fare, ne domani, né dopo il Ramadan!”

-“Ma.. per Allah, lorsignori sono uomini di mondo..  - risponde tremolante il muezzin - E poi com’è che il Mullah si è invaghito di Jasmin, se c’ha già trenta mogli!?” 

- “Guardi, detto tra noi e fartela breve, ha letto quel proverbio infedele e si è incistato sulla frase ‘Tutti gli altri ne han 31’ ..sa l’invidia? Brutta malattia. Noi a dirgli: “Ma con tutti i soldi che hai fatto col petrolio, perché non ti compri una squadra di calcio europea, come fanno tutti, e smetti di romper le balle alla brava gente?” Lui niente.. “Ho fatto trenta, adesso faccio trentuno... non c’è trenta senza trentuno…”. Si figuri che all’inizio voleva fossero tutte e trentatrè di Trento... Comunque, obbedirai, altrimenti assaggerai il sapore delle nostre scimitarre.”- E fuggono via.

Il muezzin torna impaurito alla moschea e il giorno dopo agli sposi convenuti inventa una scusa per non celebrare quel felicissimo matrimonio, combinato tra l’altro vent’anni prima tra le due ricche famiglie commercianti di tappeti, tanto che i due sposi si vedono lì per la prima volta.

Cominciano le peripezie: i due son costretti a scappare, e qui l’autore Al-Ex-Andr Manzon inserisce il famoso brano “Salam Monti”: “..Salam monti sorgenti dalle acque, cime ineguali zeppe di petrolio.. Salam, scuola coranica, tenda ove si immaginava un futuro sereno di sposa con altre quattro mogli (che ha pure i suoi vantaggi: “Toh guarda, neanche oggi i piatti tocca farli a me..”) Salam, capre con cui nostri uomini dicevamo di attardarsi al pascolo, chissà perché.. Salam, casa del medico ove fui infibulata.. quanto è tristo il passo di chi, cresciuta tra voi, se n’allontana, vuoi perché il terreno in genere è minato, vuoi perché il detto vuole che noi arabi, per quanto non ce le si fili proprio, con le montagne comunque ci si ribecca sempre..”

Rachid va ad Hebron dove viene coinvolto dal popolo affamato nella famosa “Rivolta del Kebap”, mentre Jasmin si rifugia invece prima presso “La Monaca col Burka”, condannata alla lapidazione perché trovata a giacere con un infedele, e poi presso un potente signore locale, l’Ayatollah senza nome.

Qui, dopo una notte di tormento, Jasmin comprende che nel suo destino non c’è il coronamento di un sogno d’amore, ma il sacrificio per Allah! Perciò, dopo aver girato un video con Kalashnikov sullo sfondo, indossa la cintura.. di esplosivo, e si dirige alla Kashbah, che è piena di feriti perché intanto sulla città si è abbattuto il morbo di una terribile catastrofe: la Seconda Intifada.

Dopo aver passato i controlli dei monatti israeliani, Jasmin entra nella kasbah… e lì, incredibilmente, incontra Rachid, che intanto si è diventato un guerrigliero di Hamas: “El pueblo, unido, HAMAS serà vencido!” si può leggere sulla sua maglietta.. solo che lei è lì per un’altra cosa..  Rachid appena la riconosce, le corre incontro:

-“Jasmin, il cuore mi scoppia!!..”

-“Rachid, devi vedere a me..” - risponde Jasmin.

-“Jasmin, non preoccuparti, tranquilla, io ti perdono, giusto una ventina di frustate a casa ed apposto così!”

-“No, Rachid, non è quello, sai che le frustate mi piacciono.. è che in questo periodo di lontananza, sono successe tante cose..”

Jasmin indica la cintura e porta le mani al ventre, e lì, mentre il suo dito si sta avvicinando, Rachid capisce..

Ma coloro che sono timorati in Allah non devono aver paura. Jasmin ha la mano sulla pancia solo per cominciare una sensuale danza del ventre: l’altra la porta alle guancia di Rachid: lo vuole baciare. Le labbra son lì per sfiorarsi, ma Rachid con la sua mano, ignara quanto frettolosa, va a ravanare nei bassifondi di Jasmin, e involontariamente attiva il pulsante dell’esplosivo..

Una tremenda deflagrazione proietta per l’eternità i due in Paradiso: un giardino fiorito meraviglioso!.. Solo che Rachid è circondato da 72 vergini, e una ruga di perplessità gli crepa la fronte quando, cercando tra queste Jasmin, non la trova..  Ma Rachid deve accontentarsi e prendere questo come sugo di tutta la storia: in fondo, come lieto fine a cura della Provvidenza divina, poi tanto male non è.

 ...la quale storia, se vi è piaciuta, vogliatene bene a chi l’ha scritta, e anche un po’ a chi l’ha raccomodata.

Ma se non v’è piaciuta, credete che è colpa d’un complotto giudaico-sionista.

(Scritto con Carlo Turati)

classici
manzoni
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