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I Poeti presi in giro!

di Antonello Taurino
| News | Scuole superiori | S-COOL! | 0 commenti

Spunti di un comico messo a fare il Prof. per una didattica creativa

I comici lo sanno, è l’ABC: prendere in giro o fare la parodia di qualcuno significa individuarne dei tratti caratteristici ed esagerarli fino a renderli grotteschi. Ma, per farlo in modo divertente, bisogna conoscere questa persona molto bene.

Luciano FolgoreNe era ben consapevole il più grande - secondo me - poeta italiano del Novecento, Luciano Folgore (1888-1966).  Luciano chi? Luciano Folgore. Ignorato dall’accademia, cancellato dalle antologie scolastiche e sminuito dai manuali universitari (definitiva riprova a consacrarne il genio), è il più grande parodista di poeti che si conosca. Nel 1922 scrisse Poeti Controluce, una raccolta di parodie di grandi poeti, da Carducci a Montale, passando il meno possibile da Corazzini a Pascoli.

Il miracolo letterario di Folgore si basa sulla sua abilità nell’imitare perfettamente metrica, lessico e stile del poeta prescelto e trasformare tutto questo in un’esilarante presa in giro della sua poetica. Ovviamente cogli il genio comico dell’operazione solo se conosci il poeta originale: perciò, se considerate che Folgore sbertuccia quasi tutti gli autori che si studiano nell’ultimo anno delle Superiori, la lettura delle sue liriche può diventare uno spassosissimo ripasso del programma di Italiano. Date subito un’occhiata a questo link, dove uno straordinario Carmelo Bene ne legge tre. 

Anzi, facciamo così: per una volta dimentichiamoci di tutti gli altri e concentriamoci sugli studenti dell’ultimo anno alle prese a giugno con la Maturità. Due vantaggi: da un lato potrete fare esercizio e ripassare divertendovi; dall’altro, potrebbe venirvi voglia di seguire le orme d Folgore e di lanciarvi nella parodia. È semplice, almeno a parole: scegliete il poeta, prendete un fatto di cronaca e provate a scrivere una lirica imitando il suo stile, o almeno il linguaggio.

Niente di nuovo: è una vecchia tradizione goliardica che riecheggia nel dantesco Nel mezzo del cammin di nostra vita, mi ritrovai nel culo una matita (o nelle più nobili Divine di Maurizio Lastrico), nell’euripidea Ifigenia in Culide  o nel goldoniano Arlecchino col doppio lavoro, chicche che una volta ogni vero laureando doveva padroneggiare a memoria. Quindi i divertimenti di questo tipo sono tanti, ma mi piaceva citare almeno i tweet di quei geni di TwLetteratura, che propongono riscritture in 140 caratteri di capolavori come “Il sentiero dei nidi di ragno”, o versioni di tweet addirittura in latino di libri celebri (ad esempio, “Diario di una schiappa” diventa meravigliosamente  “Commentarii de inepto puero”).

A queste che sono pagine nobili, aggiungo qualche esempio che ho utilizzato nelle mie classi. C’è questo che riguarda Berlusconi, alle prese con l’abituale tormento sul presunto accanimento giudiziario nei suoi confronti. In un momento di completo delirio arrivò a dichiarare che la sua situazione si sarebbe potuta paragonare a quella “degli ebrei in Germania”. Ci si poteva far scappare l’occasione per  una versione tarata sul Biscione di “Se questo è un uomo”, firmata da PierPrimo Levi?

Voi che sopravvivete precari
nei vostri freddi condomini
voi che trovate tornando a sera dal callcenter
Una misera cena e una brutta moglie,

Considerate se questo è un uomo
Costretto per anni con Fede a gettar sui nemici fango,
a piazzar finte attrici in fiction qua e là,
a presentare i libri di Vespa,
a incontrare ogni giorno Alfano,
quest’uomo che abbatte governi per un sì o per un no.

Considerate se questa è una donna,
travestita da Obama o Boccassini
chiamata a raccattare nipoti di premier egiziani,
a sculettare, truccati gli occhi e senza congiuntivo,
Sul lettone di Putin, come una cagna.

Meditate che questo è stato:
vi telecomando queste parole.
Scolpitele nel vostro cuore e nella vostra guida programmi.
Nessuna pietà ci fu per noi, sventurati figli
Di cotal miliardario,
un tipo strano con un vulcano in giardino
e un mafioso in stalla.
Voi padri, queste parole, coricandovi, alzandovi,
ripetetele ai vostri figli, ogni sera.
Il nostro non poté, a quelle ore lì sembra fosse impegnato.
Ripetetele. O vi si distrugga Tv e connessione,
O impotenza vi impedisca,
O la Guardia di Finanza si scagli spietata su di voi.

E all’indomani della vituperata “Fase B” della riforma “La Buona Scuola”, che ha spostato migliaia di docenti al Nord, mi è sgorgata spontanea dal cuore questa parodia dannunziana:

Settembre, andiamo. È tempo di migrare.
Ora dalla Terronìa i miei insegnanti
lasciano lor figli, lasciano il mare:
inviati da algoritmo selvaggio,
precari, a prender ruolo là tra i monti.

Milleettrè lo stipendio, han fatto i conti,
convien sol presso lor terra natìa!
Or partono.. in cuor illude conforto
di “riavvicinamento” o “malattia”,
ricatto ove vince disperazione.

E van seguendo il preside-padrone.
Potean rifiutar tutti domanda?
Silenti accettano deportazione.
Docenti, gregge troppo disunito
per affossar Riforma di Giannini.

Molti di loro, già capelli albini,
dovranno stare attenti ai calcinacci.
Aule da trenta, futuri cretini,
in scuole vecchie e fredde a dar votacci.
Forse tutto ciò, pensier risuona,

Più che “Buona scuola”, è “scuola alla buona".

Insomma, non ci vuole molto: un fatto, un poeta e un po’ di voglia di giocare. Io ho l’esempio l’ho dato, adesso tocca a voi.

(Scritto con Carlo Turati)

poesia
Luciano Folgore

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