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I Ricchi e Poveri (Salvini, vuoi giocare a questo gioco?)

di Antonello Taurino
| News | Scuole Medie | S-COOL! | 0 commenti

Un comico messo a fare il prof...

 

No, oggi non si parla del famoso trio con la brunetta, ma di barconi, guerre, razzismo. Di cooperazione internazionale, distribuzione delle ricchezze e sfruttamento economico. In sintesi, di paesi ricchi e di paesi poveri. Ambito di materia: geografia.

Per dare almeno un’infarinatura della faccenda ai nostri ragazzi, volevo descrivere un utilissimo “gioco di ruolo” che riesce a far entrare anche nello loro zucche come funziona un po’ il commercio mondiale, le nefandezze della finanza e gli squilibri negli scambi di mezzi, soldi e uomini tra ricchi e poveri. Io l’ho appreso durante un’attività a scuola dell’Associazione Culturale “Le Formiche” di Melzo (MI); ora, sarà stato forse inventato da qualcun altro (fatemelo sapere), ma io intanto ringrazio loro, perché oltre a questo gioco mi hanno regalato un nuovo sogno nel cassetto: vedere Salvini giocarci. Non so come la prenderebbe lui ma, in genere, i ragazzi si divertono da matti.

Svolgimento: raggruppate i banchi in classe formando sei piccole “isolette”. Dividete quindi la classe in altrettante squadre corrispondenti ognuna alle seguenti nazioni: Usa, Italia, Brasile, India, Ruanda, Zambia (ma anche altre, queste sono giusto per  capire il senso). Le squadre potranno essere formate dallo stesso numero di alunni/giocatori, oppure da un numero diverso in proporzione alla popolazione di quel paese (ma senza fare i fanatici di demografia: basta mettere qualche giocatore in più all’India e qualcuno in meno al Ruanda).

Ecco la prima sferzata di simbolismo: come decidere chi gioca dove? Gli alunni non potranno scegliere. Piuttosto, voi preparate dei bigliettini in un cestino, su ognuno dei quali è scritto il nome di una nazione, nel numero da voi stabilito. I ragazzi semplicemente pescano a caso la loro destinazione: se ti va di culo Stati Uniti, se ti va meno bene l’India, se sei proprio sfigato il Ruanda. A sorte. Decide il destino. Come nella vita.

Dopo che ogni squadra/nazione si è seduta intorno alla sua postazione di banchi, viene consegnata ad ognuna di esse una busta chiusa in cui è contenuto del materiale da cartoleria e una certa somma di una moneta fittizia valevole per il gioco, il Sol, tipo quelle del Monopoli (anzi, se ce le avete ancora, usate quelle).

Il gioco dura 90 minuti. Pronti? Partiti. Solo adesso i ragazzi potranno aprire la busta.
In quella degli USA i ragazzi troveranno 6 fogli, 3 matite, 1 compasso, 1 paio di forbici, 2 squadre, 1 goniometro e 1200 Sol;
In quella dell’Italia 1 foglio, 3 matite, 1 compasso, 1 paio di forbici, 2 squadre, 1 goniometro e 1000 Sol.
In quella del Brasile solo 3 fogli, 1 squadra, 1 forbice e 400 Sol.
In quella dell’India 5 fogli, 1 squadra, 1 forbice e 300 Sol.
Sempre più a scendere, in quella dello Zambia 6 fogli, una matita e 100 Sol.
Infine in quella del Ruanda 2 fogli, 1 sola matita e 100 Sol.

Avete già capito: gli strumenti simboleggiano le conoscenze tecnologiche e i fogli le materie prime. Ma agli alunni verrà comunicato solo che il compito di ogni squadra, lo scopo del gioco, è “creare ricchezza”, cioè ritagliare sui fogli il maggior numero possibile di figure geometriche (che hanno misure prestabilite), usando solo il materiale fornito ad ogni squadra. Chi fornisce queste misure? Il “Master of Ceremony”, uno dei due prof. che guida il gioco e che avrà fissato la sua sede ufficiale presso la cattedra. Una volta che i gruppi avranno ritagliato una di queste figure andranno a consegnarla al Master: per ogni figura realizzata verrà corrisposto dal Master allo stato/squadra una quantità di denaro in Sol. Questo il valore delle figure:

Cerchio di 10 cm. di diametro = 800 Sol;
Esagono di 6 cm. di lato = 600 Sol;
Triangolo rettangolo con cateti da 12 e 17 cm. = 500 Sol;  
Quadrato di 9 cm. di lato = 200 Sol;
Rettangolo con lati di 10 e 14 cm. = 400 Sol.

Attenzione: questa cifra verrà pagata solo se le figure saranno ritagliate in modo ASSOLUTAMENTE PRECISO, senza sbavature, con bordi dritti ed esattamente conformi alle misure date. Per ogni squadra si nominerà un alunno, il solo con licenza di consegnare al Master le figure e ricevere il denaro. Altra frizzante allegoria: il “Master of ceremony” è il FMI e l’alunno il Ministro dell’Economia di quello Stato.



Che dirvi dell’emblematica frustrazione degli alunni del Ruanda mentre ritagliano le loro forme tristemente imprecise, con una sola matitina, a proprio agio esattamente come Renzi con le riforme costituzionali? E della palpabile quanto involontaria antipatia di cui si ammantano, agli occhi della classe, gli alunni capitati negli USA?

Qui comincia il bello: dopo una ventina di minuti, le nazioni  avranno il permesso di compravendita su fogli e attrezzi. Per ogni squadra si nomina un altro alunno autorizzato ai rapporti con le altre squadre, il Ministro degli Esteri: “Mi dai un compasso per 250 Sol?”, “Vorrei comprare da voi un foglio per 100 Sol..”, ecc. Un aiutante del Master (l’altro prof. che segue l’attività) dovrà accertarsi che tutte queste transazioni avvengano senza litigi: nella metafora del gioco sarebbe l’ONU (perché fidatevi, i ragazzi sono talmente presi che a volte arrivano alle mani). Il Master può anche prestare dei soldi agli Stati più poveri, per comprare qualche attrezzo. Ma, ça va sans dire, dopo una decina di minuti dovranno restituirglieli ad interesse altissimo.

Potrete aggiungere varianti:  perché no, siccome in India c’è stato un’epidemia di colera, quello Stato deve fermare la produzione per 10 minuti. Potrete introdurre anche un altro personaggio, il cooperatore internazionale/missionario (magari un terzo prof.) che a titolo gratuito si diverte ad aiutare gli sfigati di Zambia o Ruanda (se è il prof. di Tecnica, meglio!). Gli alunni degli USA avranno facoltà, così, ogni tanto, di lanciare qualche vocabolario, ma di quelli giganti, sulle manine dei ruandesi al lavoro, che fa pendant col permesso concesso agli italiani di poter sfilare attrezzi ai brasiliani senza pagare dazio. Oppure si potranno cambiare arbitrariamente il valore delle figure: il FMI/Master può decidere di pagare 2000 Sol per un esagono, ma dopo 15 minuti potrebbe valerne 200 (le fluttuazioni di Borsa), e così per tutte le figure. Dimenticavo: nella busta del Ruanda ci sarà anche un foglio di colore rosso; le figure realizzate su questo foglio verranno pagate dal FMI tre volte la loro quotazione. Ma questo è un segreto che verrà detto solo ai giocatori di USA e Italia, che proveranno a comprarlo fingendo disinteresse.

Dopo 45 minuti, con lo sconforto ruandese per la goffaggine di quei triangoli tragicamente imprecisi e la frustrazione dello Zambia per un nuovo stop produttivo causa guerra civile... Intervallo! Fine primo tempo, come nel calcio: merenda! Si mangia! Avrete portato a scuola una torta per gli alunni. Dividetela in due parti, non uguali: uno spicchio corrispondente ad un quarto di torta da una parte e i restanti tre quarti dall’altra. Prendete quest’ultima parte, la maggiore, e offritela divisa in fette solo ai giocatori di Usa e Italia. Il restante quarto di torta lo dividerete in pezzettini minuscoli con cui proverete a sfamare India, Brasile, Ruanda e Zambia.

Il gioco riprende, e mentre gli alunni degli Usa ammucchieranno montagne di Sol nella loro postazione vi preparate al gran finale del gioco. Dopo lo scadere del tempo, conterete la “ricchezza” prodotta da ogni paese per verificare, per quel che importa, quale sia il Paese vincitore, ma soprattutto per disquisire su ciò di cui il gioco è metafora. Ma nessun trattato di sociologia, nessuna analisi macroeconomica o geopolitica riuscirà mai ad esprimere con maggior efficacia l’impagabile effetto di ciò che succederà quando, a quindici minuti dalla fine, il Prof./Master pronuncerà la fatidica frase:

“Adesso, se qualche giocatore lo desidera, può cambiare squadra...”

Salvini, ti va di giocarci una volta?

(Scritto con Carlo Turati)

politica
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