I cookie ci aiutano a fornire i nostri servizi e a renderli il più possibile efficienti e semplici da utilizzare. Utilizzando tali servizi e navigando i nostri siti, accetti implicitamente il nostro utilizzo dei cookie. Per maggiori informazioni sui dati registrati dai cookie, si prega di consultare la nostra Cookie Policy.

Accetto

oggi voglio

login

Il futuro del libro

di Alberto Forni
| News | Libri e Fumetti | Fascette a manetta | 0 commenti

Perché gli editori ce la possono fare. Anzi no.

Quando si parla del futuro del libro, agli editori gli tira sempre il culo. Non c’è niente da fare, è più forte di loro.

D’altra parte è una cosa del tutto comprensibile: sono cent’anni che fanno gli editori, gli è sempre andata bene così, che futuro devono volere? Altri cent’anni così.

 

Siccome però il mondo si è globalizzato, e il digitale si sta pappando tutto come fosse una partita di Pac-Man, gli editori sono stati costretti ad alzare la testa dalle loro scrivanie di legno di mogano, visto pure che Amazon si è messa in testa di portargli via anche le mutande una consistente fetta di mercato.

Il problema è che loro, appunto, sono editori di cent’anni fa e vedono il libro come un oggetto sacro adorato da una setta esoterica i cui adepti sarebbero capaci di darsi fuoco davanti al Billionaire se solo vedessero qualcuno che prova a fare un’orecchietta a una pagina.

E questi editori, quando parlano dei libri elettronici, si capisce benissimo che li considerano una cosa contro natura, si vede che dentro di loro alberga sempre la domanda “Ma quelli di carta non andavano bene?”.

 

Insomma, gli editori non sanno più che pesci pigliare e fanno e disfano senza senso come Penelopi dei libri: si alleano di qua, acquisiscono di là, muovono l’aria sperando che in qualche modo venga fuori la formula magica del futuro dell'editoria.

Così, messi di fronte al fatto che ormai la gente passa più tempo sugli smartphone che sui libri, se ne escono con trovate di questo tipo.

 

Oppure pensano di innovare il libro attraverso l’interattività, magari coinvolgendo il lettore.

 

Per non parlare poi di rivoluzionarie novità come questa.

 

O questa.

 

Per fortuna sta per iniziare il Salone di Torino, e almeno per qualche giorno proveremo a concentrarci solo sui libri sperando in un mondo (editoriale) migliore.

 

P.S. Visto che, giustamente, non si può sempre e solo criticare, anch’io ho deciso di fare qualcosa di concreto e di diventare editore. Ne parliamo domani.

0 Commenti

Scrivi un commento

Devi essere registrato per potere scrivere un commento.

Hai già un account Smemoranda?

Accedi

Non sei ancora registrato?

Registrati
Advertisement