Il mistero di Moorfields 10

di Isabella Colic

Storie di Smemo
Il mistero di Moorfields 10

 

CAPITOLO 10

Il sole pareva brillare di una nuova intensità sui tetti di Moorfields e il velo di nebbiosa paura che aveva avvolto le case solo pochi giorni prima si era alzato per mostrare nuovi colori.
La sconfitta dell’Ombra aveva fatto sì che, ora, per le strade si respirasse un’aria più leggera. Tuttavia, i lutti ancora recenti e il discreto numero di feriti impediva che una simile esperienza potesse essere dimenticata in fretta.

Herald Morgue era passato a trovare il sergente Olliver. Naturalmente, dopo che quasi l’intero paese aveva visto l’Ombra, la polizia era al corrente di tutto e gli agenti lo scrutavano con sospetto e anche con un po’ di timore.
Il sergente si era ripreso dal suo mancamento dopo lo scontro di pochi giorni prima e aveva persino offerto a Morgue di fermarsi a Moorfields per un po’. “Nel caso succedessero ancora cose strane.” aveva detto. Morgue aveva educatamente rifiutato. “Non posso fermarmi da nessuna parte, mi dispiace.”
“E dove andrete?”
Il Cercatore sospirò e accarezzò la fedele Kimi tra le orecchie. “Ovunque ci sia un problema che altri non sanno spiegare.”  
Olliver aveva annuito. “Capisco. Be’, sappiate che è stata una vera fortuna che siate capitato qui al momento giusto. Mi avete aperto gli occhi su molte cose.” Poi gli aveva stretto la mano con calore.

Subito dopo Morgue andò da Mrs. Houghs. La donnina lo ringraziò per aver risolto il mistero e aggiunse, con un certo rammarico: “Mi dispiace molto per la morte del padre di quella ragazza rimasta uccisa. Deve essere stato orribile.”
“Purtroppo è quello che succede a chi fa mosse avventate in queste situazioni.” ribatté l’uomo.
“A tal proposito, sarei curiosa di sapere come hanno fatto quei tre fanciulli a svegliare un essere terribile come quello.” disse, sorseggiando del tè.
“Può essere accaduto nei modi più disparati. È probabile che non lo sapremo mai. Ma non ha senso investigare ancora. L’importante è che si sia risolto tutto per il meglio.”
“Ha ragione, ha ragione.” concordò lei.

Infine si salutarono e Morgue si avviò con calma verso la strada principale, la volpe grigia che trotterellava al suo fianco e la valigia ben stretta in mano. Il mondo sembrava essere nuovamente pieno di suoni e odori e una lieve brezza tiepida allungava le sue dita tra gli steli d’erba e i rami degli alberi.

(Illustrazione di Marco Zambelli)

Arrivato ai confini del paese, Morgue si girò e guardò le casette anonime di Moorfields per un’ultima volta. Una sottile inquietudine si impadronì di lui, come gli capitava spesso alla fine di un caso. Scosse la testa, le labbra tirate in un sorriso stanco.
“Andiamo, Kimi.” disse. E i due si avviarono lasciandosi alle spalle quel paesello all’apparenza quieto e tranquillo.

(10-Fine)