Il mistero di Moorfields 2

di Isabella Colic

Storie di Smemo
Il mistero di Moorfields 2

 

CAPITOLO 2

Il vento sibilava tra le foglie e il sole pallido si nascondeva lento dietro ai monti grigiastri che contornavano la valle.
Le case di Moorfields si diradavano rapidamente e lì, sul limitare del bosco, una piccola abitazione in legno scuro e il tetto appuntito spuntava tra le ombre in movimento. Dal comignolo, un filo di fumo.

(Illustrazione di Marco Zambelli)

 

“Una stamberga in miniatura, insomma” commentò a voce bassa il forestiero con l’animale al suo fianco.
“Quarant’anni fa questa stamberga vi sarebbe parsa più confortevole, signore” gracchiò una voce roca alle sue spalle.
L’uomo si voltò. Una donnina dal volto incartapecorito, i capelli bianchi striati di castano e la schiena dritta come quella di un soldato ricambiò il suo sguardo con un sorriso contenuto.
“Signora Houghs? Sono Herald Morgue. Mi avete mandato a cercare, per quei cadaveri nel bosco.”
“Be’, avete fatto in fretta, signor Morgue, non c’è che dire.”
“Prima arrivo, più prove riesco a raccogliere” fu la risposta secca di lui.
“Naturalmente, naturalmente. Ma prego, entrate, accomodatevi. Posso offrirvi del caffè o del tè? E la vostra graziosa volpe gradisce qualcosa da mangiare?”
Morgue accarezzò la testa grigia e setosa della volpe. “Siete la prima a non guardare Kimi come se fosse una belva feroce. Comunque lei si nutre esclusivamente di quello che le do io, ma a me un caffè non dispiacerebbe.”
La signora Houghs sorrise nuovamente e gli fece cenno di entrare. Una volta che si furono accomodati su due poltrone sdrucite, Herald si portò la tazza di caffè alle labbra, mentre Kimi riposava ai suoi piedi e la signora Houghs lo guardava incuriosita.
“Non avete l’aria di un investigatore. Sembrate più un becchino.” osservò ad un certo punto.
“Non sono né l’uno né l’altro, a dire il vero. Ma siete stata voi a cercarmi quindi saprete di certo di che cosa mi occupo.”
Lei deglutì e un’ombra le incupì il viso raggrinzito. “Voi vi occupate di casi… strani.”
Un altro sorso di caffè. “Diciamo di sì” appoggiò la tazza su un tavolino di legno traballante. “E qualcosa mi dice che quei corpi di cui mi avete parlato sono parecchio strani.”

La donna si guardò intorno a quelle parole, come se temesse di essere osservata. Fuori, anche l’aria si era fermata. “Io…” iniziò “non credo a quello che hanno detto quei poliziotti. Non è stata una persona a ridurli in quel modo.”
Si coprì la bocca con le mani, gli occhi improvvisamente pieni di lacrime.
Morgue la fissò intensamente. “Non potrebbe essere stato un animale?”
Lei abbassò le mani. “No. Neanche una belva infernale sarebbe stata tanto feroce. Lo vedrete stasera all’obitorio. Mio figlio è il medico di Moorfields. Ha eseguito lui le autopsie.”
Herald inarcò un sopracciglio, un mezzo sorriso sulle labbra. “Allora è proprio da lui che cominceremo.”

(2-Continua)