Il mistero di Moorfields 3

di Isabella Colic

Storie di Smemo
Il mistero di Moorfields 3

 

CAPITOLO 3

 

L’obitorio odorava di disinfettante e l’aria sterile era così fredda e secca che penetrava fin nelle ossa.
Tre corpi, coperti da lenzuola bianche, troneggiavano sui tavoli di metallo lucido.
Il figlio di Mrs. Houghs, Argus, attendeva accanto a uno dei tavoli, le braccia conserte, gli occhiali sghembi sul naso aquilino e una calvizie incipiente. Non assomigliava alla madre, fatta eccezione per gli occhi. Sfuggenti e indecifrabili, scrutavano il nuovo arrivato a la volpe grigia accanto a lui.

(Illustrazione di Marco Zambelli)

 

“Siete voi l’uomo mandato da mia madre?” chiese.
“Di certo non sono uno che si diverte a vagare per gli obitori,” rispose Morgue con un sorriso sardonico.
Argus Houghs non colse la battuta e rimase impassibile. Puntò una luce bianca sul primo corpo e levò il lenzuolo. Poi fece lo stesso con gli altri due cadaveri.
“Diane Amos, 23 anni. Calberth Smith, 22 anni e Garrick Asch, 22 anni. Sono stati tutti trovati a circa quattordici chilometri da Moorfields.”

I corpi dei tre giovani erano martoriati. Morsi e lacerazioni ne solcavano la pelle spettrale, aprendo scure voragini nei tessuti. Tuttavia, c’era altro dettaglio ancora più inquietante: tutte e tre le vittime presentavano una sagoma cremisi sulla gola, come se fossero stati marchiati a fuoco.
“Causa della morte?”
“La stessa per tutti. Strangolamento. Tutte le altre lesioni sono post-mortem.”
“Allora non può essere stato un animale. Di norma non strangolano le persone” scherzò Morgue.
“Qualunque cosa sia, sta seminando il terrore tra gli abitanti. Sarà meglio per voi che risolviate la faccenda in fretta” ribatté Houghs, gelido.
Morgue si sentì alquanto infastidito da quel commento, ma non lo diede a vedere: “Quel segno sulla gola cos’è?”
“L’unica risposta sensata è che sia il segno dello strangolamento, ma non idea di che cosa possa lasciare impronte simili. Se volete trovare qualche risposta, dovete andare direttamente sulla scena del crimine. Il sergente Olliver vi può dare una mano, dato che è lui che si occupa del caso.”

Il tono del medico lasciò intendere che il loro incontro era finito, perciò Morgue lo ringraziò e se ne andò pensando: “Spero solo che questo sergente sia un po’ meno antipatico di tutta la gente che ho incontrato finora.”

(3-Continua)