Il mistero di Moorfields 5

di Isabella Colic

Storie di Smemo
Il mistero di Moorfields 5

 

CAPITOLO 5

 

Il sergente Olliver sedeva alla sua scrivania di legno pesante. Sul piano di lavoro erano ammucchiati tutti gli appunti, i rapporti e le foto riguardanti le tre vittime e la scena del delitto.
Il sergente era decisamente giovane, alto e con il viso sbarbato e fresco. Tuttavia, i suoi occhi rivelavano una saggezza mista ad un ardore che rendevano il suo volto assai più maturo di quanto non apparisse ad un primo sguardo.
Herald entrò nell’ufficio e, sebbene si fosse trovato altre volte in situazioni simili, non riuscì a fare a meno di sentirsi in ansia.

 

(Illustrazione di Marco Zambelli)

“Prego, accomodatevi, Mr….?” disse il sergente, indicando la sedia di fronte a lui.
Herald gli strinse la mano e si sedette, Kimi ai suoi piedi. “Mi chiamo Herald Morgue e sono stato chiamato da Mrs. Houghs riguardo al caso dei tre ragazzi nel bosco.”
Olliver strinse gli occhi chiari. “E per quale motivo vi avrebbe contattato?”
“Diciamo che ho una lunga esperienza con casi simili. Ed è per questo che sono qui. Anche se vi sembrerò un arrogante o, peggio, un fanatico, il mio obiettivo è quello di aiutarvi a risolvere questo mistero.”
Il sergente sorrise scettico. “E in che modo intendete aiutarmi, Mr. Morgue?”
“So che cosa ha ucciso quei ragazzi e so in che modo neutralizzarlo.”
L’altro inarcò un sopracciglio. “Sapete cosa ha brutalizzato quei poveri disgraziati?”
“Esattamente.”
“Potreste essere più specifico?”
“Solo se accetterete di venire sulla scena del crimine con me.”
Il sergente Olliver appoggiò le mani intrecciate sulla scrivania e si sporse verso Morgue, lo sguardo attento e penetrante. “Non so nemmeno quali siano le vostre credenziali né le vostre precedenti esperienze riguardo a “casi come questo”. Per quale motivo dovrei volervi seguire?”
Herald rimase impassibile. “Per ora posso solo dirvi che so per certo che, con i metodi tradizionali, non arriverete da nessuna parte e quindi avete bisogno della mia consulenza. Riguardo le mie credenziali, vi racconterò tutto una volta che saremo sulla scena.”
L’altro si fece sfuggire una risata. “Credete che siamo così disperati?”
“Magari ora non pensate di esserlo, ma presto vi renderete conto che la spiegazione logica che cercate di dare a questo caso sarà impossibile da trovare. Perché non esiste una spiegazione logica. Non in questo caso. So che può essere difficile anche solo accettare un pensiero del genere, ma devo chiedere di fidarvi. Vi assicuro che non sono né uno con manie di protagonismo né un pazzo e quando arriveremo sulla scena del crimine vi spiegherò ogni cosa.”

Il sergente Olliver, allora, si appoggiò allo schienale della poltrona e disse: “Non sono del tutto persuaso, ma a dispetto di investigatori più conservatori, io sono più aperto a nuove piste. Ci vediamo al limitare del bosco domattina alle nove.”
Capendo che il colloquio era terminato, Morgue salutò, si alzò e se ne andò con un pensiero fisso in mente: “Devo fare di tutto per convincerlo, o Moorfields sarà presto una città di cadaveri.”

(5-continua)