Il mistero di Moorfields

di Isabella Colic

Storie di Smemo
Il mistero di Moorfields

 

CAPITOLO 1

 

Non si poteva certo dire che la cittadina di Moorfields fosse particolarmente accogliente, ma nemmeno oscura e nebbiosa come molte altre città delle Brughiere. Era semplicemente… vuota, anonima, come se qualsivoglia forma di vita l’avesse abbandonata. Anche le case e i volti sciupati che s’intravedevano al loro interno davano la stessa impressione. Non c’era niente che saltasse all’occhio se non un desolante squallore.

Questo sarebbe stato il pensiero di una persona normale. L’uomo che osservava quel gregge di casupole sparse in quella conca boscosa spazzata dal vento, però, era tutto meno che normale.

Prese a camminare per la stradina battuta che si insinuava tra le case, dividendole come un fiume. Teneva una valigia di cuoio alla mano e i suoi passi risuonavano sullo sterrato giallo e accanto a lui una creatura dal pelo grigio camminava sulla punta delle zampe, leggera come un gatto.
Il cappotto dello strano personaggio frusciava lievemente a ogni falcata e, in poco tempo, l’uomo si ritrovò davanti all’ufficio che gli era stato indicato nella lettera che aveva ricevuto solo due giorni prima.
Aprì la porta. Una lama di luce tagliò in due l’ambiente polveroso e mal illuminato da alcune lampade a gas poste sulle scrivanie, in quel momento vuote. Tranne una.

Un tipo basso e tarchiato, con baffoni da tricheco, sedeva chino davanti una pila di scartoffie. Alzò brevemente gli occhi per squadrare l’intruso, ma non lo degnò nemmeno di un cenno di saluto.

(Illustrazione di Marco Zambelli)

 

“Desidera?” bofonchiò.
“Sono stato convocato dalla signora Houghs. Sono qui per investigare sui corpi trovati nel bosco.”
Gli occhi dell’impiegato si accesero cupi. “Ed è stata lei a dirvi di venire qui?”
“Precisamente. Immagino che stia a voi ora indirizzarmi verso di lei.”
Un sospiro infastidito. “Immaginate bene. Quella vecchia abita in una catapecchia di legno al limitare ovest del paese. È abbastanza isolata, non avrete problemi a trovarla.”
In quel momento, l’ometto notò l’animale che viaggiava con lo strano forestiero. Storse il naso, visibilmente contrariato, e con un gesto secco della mano invitò l’uomo ad uscire. “Sarà meglio che vi sbrighiate ad andare dalla vecchia. E portate via quel sacco di pulci che viaggia con voi.”
L’altro annuì e se ne andò. Sulla soglia, sentì l’impiegato dire: “E tenetemi fuori da questa storia dei cadaveri, che io non voglio averci niente a che fare”.
“Farò del mio meglio. Arrivederci.”

Di nuovo, il sole pallido e sbiadito lo illuminò mentre si avviava verso i confini di Moorfields. Il bosco circostante sussurrava e solo il cielo sapeva quali segreti avrebbe dovuto svelare.

(1-Continua)