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Il ponte delle spie

di Michele R. Serra
| News | Cinema e Tv | 0 commenti

Non c'è solo Star Wars, al cinema di Natale

Steven Spielberg

Il ponte delle spie

20th Century Fox

New York, 1957. L'avvocato James Donovan viene incaricato di difendere una sospetta spia sovietica (e si sa che a quei tempi le spie non facevano una bella fine). Anche se in realtà "sospetta" è un'esagerazione, perché ce lo dicono subito, che la spia è davvero una spia.

Nonostante sia un film di spie, in Il ponte delle spie non ci sono misteri. Perché il centro della storia è una trattativa, condotta dal sopracitato avvocato, che poi sarebbe Tom Hanks.

Tom Hanks protagonista di un film di Steven Spielberg scritto anche dai Fratelli Coen. Ecco, questi nomi bastano a far capire cos'è Il ponte delle spie: un film americano che vuole essere classico, con la firma di uno dei registi che hanno dato forma al cinema hollywoodiano dei nostri tempi, e che da un po' di tempo a questa parte si è dato alla Storia con la S maiuscola. Infatti anche questa non è una storia, ma Storia vera: è la guerra fredda, è un'epoca in cui il mondo sembrava persino più pericoloso di quanto sembri oggi. E non è un'affermazione che faccio a cuor leggero.

Metà thriller politico/spionistico (anche se non ci sono pistole e pugni), metà dramma giudiziario: questo è Il ponte delle spie. Anche se poi il discorso importante è la parabola sulla giustizia, sul rimanere uomini buoni (e soprattutto buoni americani) anche in mezzo a un sistema sbagliato, per non dire marcio fino al midollo. Gli uomini liberi mantengono la schiena dritta anche quando sono costretti a scendere a compromessi. E così il personaggio di Tom Hanks diventa un po' Atticus Finch de Il buio oltre la siepe, ma anche un po' Perry Mason. James Bond? No, quello è un'altra cosa.

Abbiamo detto, classico. Ma a vederlo Il ponte delle spie sembra un film delibratamente rétro. E non è solo una questione di costumi. È proprio un modo di girare, la scelta di un certo tipo di fotografia, di certi toni da grande discorso che camminano sul sottile filo che separa il magniloquente dal ridicolo. Spielberg rappresenta quel modo di fare cinema, e qui gioca con la sua stessa aura di mito del cinema americano, in un modo simile a quello di Clint Eastwood (anche se Spielberg, ovviamente, non ci può mettere la faccia). Se vi piace quel tipo di cinema, bè, vi piacerà anche Il ponte delle spie.

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