In memoria di Pierre Seel, deportato omosessuale

di Giovanna Donini

Attualità
In memoria di Pierre Seel, deportato omosessuale

Il triangolo rosa era il simbolo cucito sulle divise degli internati per omosessualità maschile nei campi di concentramento nazisti.

Pierre aveva freddo. Non si era mai abituato, mai arreso, a quel freddo. Aveva le ossa spezzate dal legno marcio, dai passi a vuoto. Aveva l’odore della morte addosso.

Aveva le mani distrutte. Il cuore spezzato. Ma non si era ancora arreso.

Pierre continuava a sognare.

Il profumo del mare.

Il calore umano.

Il suo uomo lontano.

L’ultima volta, mano nella mano.

Pierre continuava a sognare.

Fingeva pazzia.

Conservava una poesia.

Usava la fantasia.

La fantasia.

La fantasia.

Che dopo un po’ finiva.

Quella mattina il comandante nazista annunciò un’esecuzione pubblica.

Pierre, come tutti gli altri, era costretto a guardare. A tenere gli occhi aperti.

Per non impazzire faceva finta che non fosse vero.

Ma la pazzia non è facile da fregare.

Un uomo venne portato fuori e Pierre lo riconobbe: era il suo amante diciottenne di Mulhouse.

L’urlo nel cuore.

Il silenzio dell’orrore.

Le guardie del campo lo spogliarono degli abiti e posero un secchio metallico sopra la sua testa, quindi gli aizzarono contro i cani lupo addestrati che lo sbranarono fino ad ucciderlo.

Pierre chiuse gli occhi.

“ti porto via con me,

ti salvo io,

tu non sei lì…

tu sei con me, tra le mie braccia,

amato, desiderato, per sempre…”.

La copertina del libro di Pierre Seel "Io, Pierre Seel. Deportato omosessuale" (1982).

Lo scrittore Pierre Seel (Haguenau, 16 agosto 1923 – Tolosa, 25 novembre 2005) fu l’unico omosessuale francese ad avere testimoniato a viso aperto la deportazione delle persone omosessuali ad opera del nazismo. A 17 anni fu arrestato, interrogato e torturato per due settimane dalla Gestapo. Il 13 maggio 1941 fu deportato dai tedeschi e internato nel campo di concentramento di Schirmeck, dove assistette all’esecuzione del ragazzo che amava. La sua storia è raccontata nell’autobiografia Io, Pierre Seel. Deportato omosessuale (1982). La sua testimonianza appare in Paragraph 175, il film che raccoglie le storie di uomini e donne arrestati dai nazisti per omosessualità.

Piastre della via Pierre Seel, a Toulouse. Foto Namaacha, fonte Wikipedia.