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Che storie, Michele!

di Giovanna Donini
| News | Libri e Fumetti | 0 commenti

Intervista a Michele Mozzati, che ha scritto il suo secondo libro di racconti ispirati ai quadri di Edward Hopper

Michele Mozzati

Silenzi e stanze. Altre storie da Edward Hopper

Skira

Questa è un’intervista speciale, perché l’intervistato è un uomo straordinario (non ordinario, che esce dall’ordinario, dal solito, dal normale o dal comune – insomma, vedi Treccani. Casualmente è anche uno dei tre direttori della Smemo. Ma questo non influenza in alcun modo la mia opinione.)



A scuola eri uno bravo?
Soltanto nelle materie che mi piacevano. Odiavo la matematica, la fisica e non mi piaceva il greco (che abbinavo alla matematica; il latino lo amavo perché lo abbinavo all’italiano).

Uno da primo o da ultimo banco?
Nella noiosissima palude del penultimo, o terzultimo.

Uno che copiava o faceva copiare?
Ho fatto e regalato due o tre temi su ordinazione. Insomma, per amore, non per denaro.

Uno che accettava sempre le regole oppure tendeva a trasgredire?
A quell’età si trasgredisce. Ma dopo l’assalto alla diligenza ero sempre tra quelli che promuovevano la trattativa. Un rivoluzionario-riformista.

Uno che già s’immaginava scrittore oppure non aveva minimamente idea su che fare?
Avrei voluto insegnare materie umanistiche. E nel contempo scrivere.

Uno che trascinava o che si faceva trascinare?
Avanguardia della famosa palude.

Uno che ai compagni di classe diceva: “Vieni, dai, che ti aiuto” oppure uno che diceva: “Vieni, dai, aiutami”?
Fifti/fifti. Credo nel gruppo.

Uno che avrebbe mollato una ragazza per andare a casa a scrivere o uno che avrebbe mollato la scrittura per andare a casa con una ragazza? (Pazzesca questa domanda, vero? Sembro la nipotina scarsa del grande Gigi Marzullo o no?)
Sei più bella di Marzullo, anche se lui ha i capelli pettinati meglio. Comunque avrei mollato la scrittura per andare con una ragazza. Sapevo bene che quella scelta mi avrebbe stimolato più emozioni  per scriverne dopo, tra l’altro.

Un ragazzo che a incontrarlo oggi gli diresti: Ehi, tu, smettila di… oppure continua pure a....
Bella domanda. Mi direi: “continua: voglio vedere come va a finire”.

Nel tuo lavoro ti consideri uno bravo, bravino o bravissimo?
Tutte e tre. Ma certe volte, rileggendo il giorno dopo un mio scritto, lo butterei. Raramente, ma succede, lo butto proprio.

Sei uno che scrive solo per vivere o vive solo per scrivere? (Lo so, è una domanda pazzesca anche questa, vero?)
Questa è più marzulliana dell’altra. In realtà nessuna delle due. Scrivere mi dà piacere e lo farei comunque. Ma poiché quando la scrittura ti dà da vivere (intendo materialmente) significa che hai un pubblico di lettori, allora diciamo che scrivo per vivere, e questo mi dà la voglia di scrivere.

Sei uno che scrive meglio quando è incazzato o uno che scrive meglio quando è felice?
Scrivo quando penso molto. E penso molto, credo come tutti, nelle situazioni “estreme”, quando sto molto bene o assai male.

Sei uno che scrive meglio di giorno o di notte?
Teoricamente di notte. Ma con l’età mi sono abituato a scrivere di giorno. Di notte qualche volta dormo.

Sei uno che scrive meglio a casa o tra la gente?
Scrivo spesso nel mio studio/ufficio, in Smemoranda. A volte addirittura lo faccio con l’aiuto tecnico di Giulia, che mi permette di seguire più veloce il mio pensare ad alta voce, stando alla tastiera. Credo che sia una grande segno di “complicità”, chiederle di starmi vicino in un momento creativo.

Se il te che andava a scuola ti incontrasse oggi cosa ti direbbe?
Ciao.

Sei uno che mollerebbe una donna per andare a casa a scrivere o uno che mollerebbe la scrittura per andare a casa con una donna?
Domanda impertinente. Potrei mollare entrambe per andare allo stadio. Ma chiedendo loro il permesso.

Ti capita ancora di usare carta e penna per la stesura di un racconto?
Per prendere appunti, anche copiosi,  sì. Ma non scrivo più, o quasi, a mano. Solo se non ho alternative.

Come funziona il tuo ultimo libro Silenzi e stanze - Altre storie da Edward Hopper (Skira editore): guardi il quadro di Hopper e ti esce la storia oppure guardi il quadro e ti viene solo da riguardarlo più volte e poi di notte ti svegli all’improvviso e ti esce la storia? Insomma, come funziona...
È come in amore. Ci sono i colpi di fulmine e gli innamoramenti  che crescono piano. Quando  leggi i tredici racconti di Silenzi e stanze magari puoi divertirti a capire quali sono i colpi di fulmine e quali i meditati. Ma quel che conta è che è sempre amore.

Per saperne di più

 

Se volete saperne di più sull'ultimo libro di Michele, leggete qui

libri
Michele Mozzati
Edward Hopper
Silenzi e stanze
Skira Editore

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