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Io, Isabella e il culo (una storia vera)

di Alberto Forni
| News | Libri e Fumetti | Fascette a manetta | 0 commenti

Memorie del Salone del Libro 2014

L’anno scorso sono stato al Salone del Libro per la seconda edizione degli Oscar delle fascette e alla fine, di queste cronache cazzatelle, ne ho fatto un ebook.

L’idea era nata quando avevo letto di questa provocazione della scrittrice Isabella Santacroce, che lamentandosi di non venire mai invitata al Salone si era fotografata il fondoschiena

(da qui in avanti: culo) 

dedicandolo appunto alla manifestazione torinese.

Allora, per scherzare, io mi ero fotografato l’orecchio

e l’avevo postato su Facebook dicendo che quella era la mia provocazione (ché il culo mio, purtroppo, non è che lo volesse vedere nessuno. Spiace, ma è così).

Al momento di pubblicare il libro, avevo ovviamente deciso di apporre una bella fascetta. E visto che l'andazzo era (e rimane) quello di spararle sempre più grosse, avevo pensato di farne una esagerata, ma davvero esagerata, ma così esagerata da rendere ridicole tutte le altre. E mi era venuta fuori questa.

Non ci vedevo niente di male, in fondo la foto era stata realizzata proprio perché se ne parlasse ed era presente su molti quotidiani e siti.

L’ebook era uscito tre giorni dopo la chiusura del Salone, il giovedì mattina. Poche ore dopo, tramite Facebook, mi era arrivato questo messaggio.

C'è da dire che all’inizio avevo letto “avocado”, e mi era sembrata una cosa un po’ strana, ma con la Santacroce non si può mai sapere: magari con tecniche stregonesche era riuscita ad animare la frutta e adesso me l’avrebbe scatenata contro.

Pur non essendo una persona particolarmente versata per la diplomazia, avevo comunque cercato gandhianamente un dialogo.

Purtroppo senza successo. 

La cosa, non lo nascondo, mi aveva messo una certa apprensione. Soprattutto quando avevo realizzato che non si trattava di un avocado.

Col trascorrere delle ore, però – grazie anche al supporto di Antonio Tombolini (al quale avevo affidato la distribuzione dell’ebook) e di alcuni amici di Facebook (che si erano eventualmente offerti di difendermi in sede legale) – mi ero tranquillizzato. Alla fine, visto che per me si trattava di una boutade e mi rendevo conto di avere un po’ esagerato, avevo deciso di levare la foto incriminata.

Il giorno dopo, quindi, era uscita la nuova versione del libro.

Tutti gli store digitali l’avevano prontamente messa in vendita sostituendo la precedente, compresa Amazon, che però aveva lasciato sulla pagina del libro la vecchia copertina (e nonostante le segnalazioni l’avrebbe cambiata solo dopo diversi giorni).

Nel frattempo avevano cominciato a scrivermi alcuni fan della Santacroce. Uno, in particolare, insisteva sul fatto che lui aveva comprato il libro che prometteva il culo ma il culo non c’era. Non era forse questa pubblicità ingannevole? Non ero forse io un truffatore?

Nonostante la mia spiegazione, e l’apparente comprensione da parte del mio interlocutore, per il “signor” Cacciari rimanevo un truffatore, come avrebbe rimarcato il giorno seguente nella sua recensione su Amazon.

Per fortuna non tutti la pensavano così

ed esibivano con fierezza sui social l’ebook originale.

Anche la nuova versione, tuttavia (che qualcuno aveva prontamente definito “deculizzata”), presentava dei problemi, visto che erano presenti un paio di foto di tatuaggi che alcuni fan della Santacroce si erano fatti con delle frasi dei suoi libri. Avevo, io, il diritto di appropriarmene? Mi avevano, i fan, dato il permesso di pubblicarle? Proprio io, cioè

(Che poi – adesso lo rivelo così siamo tutti tranquilli – l’ebook mi ha fruttato in tutto un centinaio di euro, per cui, più che campare, al massimo qualche Campari)

La cosa buffa era che le foto incriminate le avevo già pubblicate sul mio blog due anni prima e nessuno aveva avuto niente da ridire, mentre adesso era diventata tutta una questione di diritti e permessi che sembrava che da un momento all’altro dovesse intervenire la Corte di giustizia dell’Unione Europea.

In ogni caso, dal momento che stavo facendo tutto questo per divertimento, e avere a che fare con gente che si prende troppo seriamente non dà molta soddisfazione

e visto pure che nel giro di qualche ora siamo arrivati a questo

(il cui messaggio di fondo era piuttosto chiaro, anche perché era scritto in una lingua molto simile all'italiano)

ho deciso di levare anche le foto dei tatuaggi e di far uscire, il giorno seguente, una terza versione del libro.

Fortunatamente, la vicenda si è conclusa qui. Anche perché l’unica foto rimasta era quella del mio orecchio (certo, non mi sarei stupito se qualcuno avesse avuto qualcosa da ridire pure su quello, ma ero pronto a una quarta edizione).

Tutto è bene, insomma, quel che finisce bene.

P.S. E l’avocato direte voi? Mai sentito. Sarà finito in insalata.

 

Aggiornamento ultim’ora

Dopo aver ricevuto questo screenshot da un utente Facebook, ho capito perché non mi ha mai chiamato: deve essere troppo preso.

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