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La battaglia di Hacksaw Ridge

di Michele R. Serra
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Mel Gibson: non lo vorreste come amico, ma al cinema...

Mel Gibson

La battaglia di Hacksaw Ridge

Eagle Pictures

Ecco: il ritorno di Mel Gibson. Sì, ok, magari non è proprio il vostro primo pensiero quando vi alzate la mattina, Mel Gibson. Però uno che ha fatto Mad Max, Arma Letale e Braveheart rimane senza dubbio tra le più grandi star degli ultimi trent’anni hollywoodiani. Quindi, che torni al cinema dopo un lungo periodo di quasi-silenzio, è una notizia.

Sì, perché negli ultimi - anni a parte le comparsate nei Mercenari 3 e in Machete Kills - non è che l’abbiamo visto molto. Poi l’anno scorso si è prestato a un film indipendente: Blood Father del regista francese Jean Francois Richet, in cui interpretava un protagonista ex-alcolizzato soggetto a scatti di violenza. Un uomo distrutto che cercava di ricostruirsi.

Ecco, era il primo segnale di ritorno alla vita per un attore che negli ultimi dieci anni ha fatto notizia soprattutto per i seguenti motivi: dentro-fuori dalle cliniche per disintossicarsi dall’alcool; condanne per violenza domestica ai danni dell’ex compagna; pubblicazione di alcune sue conversazioni private in cui risultava un razzista becero. Ce n’è abbastanza per non amare Mel Gibson come persona. Io non lo vorrei come amico. Però il suo percorso artistico - che è quello di cui si parla quando si parla di cinema - potrebbe essere una svolta, e tornare a essere la cosa più importante quando si nomina il suo nome.

La battaglia di Hacksaw Ridge è il nuovo film di Mel Gibson regista, e insiste su due argomenti che a Mel interessano tantissimo: la religione e la violenza. Sembrerà strano, ma riesce a mettere insieme entrambi i temi in modo superspettacolare, in uno scenario di morte ed eroismo - che per fortuna, oggi come oggi possiamo vedere solo su uno schermo.

Seconda Guerra Mondiale, l’esercito americano sta combattendo ad Okinawa, in Giappone. Seguiamo la storia di un soldato in particolare: Desmond Doss, interpretato da Andrew Garfield. Non è un soldato come tutti gli altri.

Nel senso che il giovane Desmond, un ragazzo di campagna, ha sentito il richiamo della patria e si è arruolato volontario per combattere per il suo paese. Però allo stesso tempo non vuole combattere, neppure toccare un fucile: il suo credo religioso avventista gli impedisce anche solo il pensiero di poter spezzare la vita di un altro essere umano. Desmond è un obbiettore di coscienza. Vuole fare solo il medico soccorritore, salvare la vita dei soldati feriti ripescandoli letteralmente da in mezzo al campo di battaglia. Capirete bene che andare in guerra senza un’arma non è proprio una scelta facile.

E dunque siamo in guerra. Ecco perché questo è uno dei film più cruenti che si siano visti negli ultimi anni. Avete presente i primi venti minuti di Salvate il soldato Ryan? Ecco, prendete quella carneficina e moltiplicatela per cinque, e insomma vi sarete avvicinati a quello che è La battaglia di Hacksaw Ridge. Se avete lo stomaco per vederlo, sarete ricompensati con un film spettacolare e rivoltante. Qualche critico ha parlato di spettatori mitidatrizzati dalla violenza. Vero: se non si prova disgusto per la guerra dopo essere stati sottoposti a queste immagini, non so proprio cos’altro potrebbe essere necessario.

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