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La crisi del libro

di Alberto Forni
| News | Libri e Fumetti | Fascette a manetta | 0 commenti

Tutta colpa dell'internet con gli smartfon (e anche un po' del cinematografo)

Come ogni anno, per quelli che fanno parte del mondo dell’editoria, il Salone del Libro di Torino è un’occasione per ritrovarsi e fare il conto dei morti punto sulla situazione.

Da qualche tempo, si sa, le cose non vanno troppo bene.

(Senza contare che probabilmente il 38,6% l’ha messo giù dopo qualche minuto) 

Le statistiche dicono che dal 2010 a oggi si sono 

Questa perdita non è stata compensata dalla crescita del digitale; quel digitale che gli editori continuano ad affrontare di malavoglia definendolo senza troppa convinzione “una grande opportunità” (l’opportunità però era dieci anni fa, al limite cinque, adesso è semplicemente lo stato delle cose, per cui "un’opportunità persa").

Neanche la grande novità dei Flipback

(per gli amici "Flopback")

è riuscita a fare presa sul pubblico

per quanto le librerie si siano sforzate di posizionare strategicamente queste minchionerie pubblicazioni nei posti di maggior rilievo e visibilità.

La Mondadori, in ogni caso, non si è data per vinta e continua a spingere sul sentiero dell'innovazione.

(Ecco il nuovo formato che verrà lanciato al Salone del Libro)

L’ultimo anno è stato caratterizzato dalle campagne combattute a colpi di hashtag, come ad esempio

una grande battaglia di civiltà a favore dei profitti degli editori diritti dei lettori

che alla fine si è risolta con un successo e il conseguente abbassamento del 18% del prezzo degli ebook.

Un’altra campagna di grande imbarazzo impatto è stata quella chiamata

caratterizzata dal segno della mano a L, che come tutti sanno è conosciuto nel mondo come simbolo della lettura.

Anche io, nel mio piccolo, ho voluto dare un contributo.

Il libro, non c'è dubbio, sta attraversando un momento di crisi: colpa dei videogiochi e delle serie TV,

ma soprattutto dell’internet con gli smartfon (eh, signora mia, la gente non leggono più, di questo passo dove andremo a finire?).

Eppure, come ho avuto modo di scoprire di recente su una vecchia rivista, Scena Illustrata, della crisi del libro se ne parlava già nel 1926

e la colpa era (maddai) del prezzo dei libri, della pornografia, dei giornali e delle riviste, ma soprattutto del cinematografo.

Un’altra novità che sta distruggendo il mondo dell’editoria è il self-publishing: questa cosa che la gente si fanno i libri da soli invece di chiedere il permesso alle case editrici.

Insomma, se non ci fossero i videogiochi e le serie TV e neanche l’internet con gli smartfon, e non esistesse la pornografia e nemmeno le riviste e i libri costassero poco e il cinematografo non fosse stato inventato e magari uno si trovasse in una stanza chiusa solo con un libro a disposizione, come andrebbe a finire? Eh, secondo voi, come finirebbe? Non avremmo forse risolto la crisi del libro?

 

P.S. Nel conto annuale dei caduti non dimentichiamo Martin Angioni

ex country manager di Amazon Italia che davanti alle telecamere di Presa diretta aveva così commentato la problematica della tassazione agevolata delle società che hanno sede in Lussemburgo.

Ciao Martin, che il tuo coraggio possa illuminare il nostro cammino.

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