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La disputa filosofica tra tamarri

di Antonello Taurino
| News | Scuole superiori | S-COOL! | 0 commenti

Le lezioni alternative di un comico messo a fare il prof...

Lo so, ormai c’è gente che attende settimanalmente l’uscita di questa rubrica con la stessa ansia con cui si palpita per il nuovo disco di Sandro Giacobbe. Loro, e non altri, sicuramente ricorderanno che due settimane fa parlavamo di Filosofia e settimana scorsa della Matematica per tamarri. Stavolta uniamo le due cose. Ovvero: la disputa filosofica tra tamarri.

Da Socrate venne Platone, da Platone venne Aristotele e da Aristotele vennero i sillogismi. Cioè, più o meno, concatenazioni di tre affermazioni per le quali dato A (premessa maggiore) e dato B (premessa minore), segue C (conclusione). Esempio di sillogismo fatto male: “I cani abbaiano” (premessa maggiore), “Tu a pallone sei un cane” (premessa minore), quindi “Tu abbai”. Esempio di sillogismo fatto bene (non mio, di un compagno di università, relativo a inesplorati fenomeni di parentela):

“Tutte le donne sono zoccole”; “Tua sorella è donna”; “Tua sorella è ‘na zoccola!”.

Ora, non so dire esattamente quanto mia sorella chiedesse all’ora, ma è certo che da quel momento ho il concetto di sillogismo scolpito nella testa. Forse non potrei usare questo esempio con i miei studenti, ma di sicuro rimane più impresso così che non con quello più citato con Socrate nella premessa minore  (“Tutti gli uomini sono mortali”; “Socrate è un uomo”; “Socrate è mortale”). Il punto è semplice: per qualche motivo ancora sconosciuto, un troione in famiglia è più memorabile di un uomo pio nella Hall of Fame.

Ma, maledetto a me, in quella occasione sentii opportuno ribattere al mio amico, e fu così che nacque tra noi l’epica disputa filosofica qui narrata. Non potei resistere, perché mi venne in mente un paradosso e io li adoro, i paradossi. Adoro dire una cosa negando ciò che sto dicendo. È chiaro, no? È semplice, il più famoso è:

Epimenide Cretese afferma: "Tutti i cretesi sono bugiardi".

Dov’è il paradosso? Supponiamo che Epimenide il Cretese sia veramente cretese. E supponiamo che davvero stia dicendo che tutti i cretesi sono bugiardi. Dunque, essendo lui cretese, è bugiardo, ma se davvero lo fosse non potrebbe dire di esserlo. Oppure sta mentendo sul fatto di essere cretese. Oppure è semplicemente un cretino. Aggiungo un altro esempio, preso dal filosofo e matematico Bertrand Russel: 

In un villaggio vi è un solo barbiere, un uomo ben sbarbato, che rade tutti e solo gli uomini del villaggio che non si radono da soli.

Il barbiere può farsi la barba? Se si facesse la barba, essendo il barbiere colui che rade tutti coloro che non si radono da soli, non si potrebbe fare la barba. Ma se non se la facesse, essendo colui che fa la barba a tutti coloro che non se la fanno da soli, dovrebbe farsela. Ma non può, essendo colui che fa la barba solo a chi non se la fa da solo… E via andare all’infinito... Quindi, se la fa o non se la fa? Russel, a tal quesito, risponde più o meno: “Ma chi se ne fotte!”. E se ancora non è chiaro, ecco un terzo esempio, quello con cui effettivamente ribattei al mio avversario. Tratto dall’opera di Billionario da Rotterdam, recita così:

Elisabetta Gregoracci dichiara testualmente alla Stampa: “Briatore mi ha sposato non perché sono bella, ma perché ho molto cervello.”

E qui il paradosso è: quanto cervello sta in una quarta di reggiseno? Passammo ore sulle tette di mia sorella e sul controvalore in euro della Gregoracci, per concludere con un salomonico 1 a 1 e palla al centro.

Fu a quel punto che l’amico cavò l’asso dal cilindro, contrapponendo alle mie finezze speculative una sua personalissima interpretazione della storiella del tacchino induttivista di Bertrand Russel. Nella testa del filosofo, il tacchino induttivista nasce per deridere le pretese di inferire leggi scientifiche universali dall’osservazione empirica dei fatti, e dice più o meno così: c’è un pirla di tacchino felice perché il contadino ogni giorno gli porta da mangiare, quindi il pennuto può senza dubbio desumere che “Il contadino è buono”. E più aumentano i giorni in cui il contadino gli porta cibo, più aumenta per lui la sicurezza con cui affermare che “Il contadino è buono”. Finché il giorno dopo.. Zac!! È Natale! Allora è il contadino a dire, mentre se lo magna: “Azz, proprio buono sto tacchino!” Ma la versione semplificata del mio avversario era:

“Se tua moglie non ti ha mai beccato ad andare a puttane, non vuol dire che la prossima volta che fate l’amore non ti chieda 50 euro”.

2 a 1. M’aveva fregato e perciò giocai il Jolly. Gli dissi che la nostra disputa filosofica somigliava a una di quelle che erano soliti fare i teologi del Medioevo, tipo Sant’Anselmo. E allora lui mi fece:

-“Ovvio lo so… E allora?”

-“Beh, Sant’Anselmo, con la sua “Prova Ontologica” ha sì dimostrato l’esistenza logica di Dio, ma non si è accorto che contemporaneamente ha anche legittimato qualunque tipo di bestemmia. Quindi, se a legittimarci è un Santo, non è peccato bestemmiare”.

-“Cioè?”

-“Beh, Sant’Anselmo dice che per il semplice fatto di possedere l’Idea di Dio, allora, noi lo facciamo esistere, perché Dio, pensandolo, non possiamo pensarlo che perfetto. Ma in quanto perfetto, non dovrebbe essere mancante di nessun attributo o qualità, perché altrimenti sarebbe imperfetto. Quindi non dovrebbe essere nemmeno sprovvisto dell’attributo dell’esistenza. Quindi già soltanto se lo pensiamo, Dio esiste.”

-“E che c’entra con la bestemmia?”

-“Che in quanto non sprovvisto di nessun attributo o qualità, Dio dovrà possedere anche tutti gli attributi terreni, che altrimenti sarebbe imperfetto. E se li possiede, non si capisce perché tali attributi non possano essere accostati al suo nome. E questo vale per qualsiasi attributo umano, e anche per qualsiasi attributo animale…”

Mi fermò. Aveva capito. Touchè! 2 a 2!

Il ribaldo rispose buttando in campo una sua originale esegesi del “Principio d’Indeterminazione” di Heisemberg, principio che ci fa capire, in soldoni, come l’osservatore di un esperimento scientifico influenzi proprio il fenomeno medesimo da lui osservato. Lui lo spiegò così:

-“Se il problema è capire se la tua ragazza è effettivamente una zoccola, hai un solo modo di scoprirlo: starle accanto e osservarla. Ma d’altra parte, se le stai accanto, riduci la probabilità che si comporti da zoccola; quindi alteri il risultato dell’esperimento. Viceversa, se lasci che me la trombi io, possiamo dimostrare che è una zoccola in modo scientifico”.

“Sì, ma io mi ritrovo con le corna...”

“Falso, ti ritrovi con le corna se osservi. Ma se mi sento osservato, mi si ammoscia. Se mi si ammoscia non trombo e se non trombo non sapremo mai se la tua ragazza è veramente una zoccola oppure no.”

Quindi, per riassumere, avevo perso 3 a 2, e fin qui poteva andare… ma se da Socrate venne Platone, da Platone venne Aristotele, da Aristotele venne Heisenberg, e da Heisenberg venne un mio amico… è il non sapere se con il mio amico è venuta anche la ma ragazza, che inizia a darmi un po’ fastidio!

Ok che bisogna prendere tutto con Filosofia… ma pure quando si è cornuti?

(Scritto con Carlo Turati)

filosofia
Socrate
Platone
Aristotele
sillogismo

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