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La forma dell'acqua

di La redazione
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Donna si innamora di uomo pesce. Seguono Oscar

Guillermo del Toro

La forma dell'acqua

20th Century Fox

Ogni regista ha uno stile personale, è vero, ma qualcuno di più. Solo alcuni riescono, film dopo film, nel corso degli anni, a creare un’estetica, un mondo che diventa immediatamente riconoscibile, al primo sguardo, anche se i personaggi cambiano, anche se gli ambienti cambiano. Pensate a Tim Burton, o a Wes Anderson.

A questo ristretto gruppetto di autori si è ormai aggiunto in pianta stabile Guillermo del Toro, regista messicano che si è inventato un’estetica fantasy fatta di ingranaggi, di tecnologia vintage e di mostri gentili e inquietanti. Tipo il protagonista del suo ultimo film, che si è preso il Leone d’Oro alla mostra del cinema di Venezia edizione 2017 e che si intitola La forma dell’acqua.
Che poi a dire il vero il protagonista non è l’uomo pesce, che assomiglia vagamente al mostro della laguna nera e a ben guardarlo è pure un po’ bello se ci pensi sopra. No, qui il protagonista è una protagonista, un’eroina che dell’eroina non ha proprio il profilo, nel senso che oltre a essere minuta e non particolarmente attraente, è sorda e fa un lavoro umile. Elisa, donna delle pulizie, turno di notte, vive sola, ha pochi amici che come lei sono dei loser, degli outsider nell’America degli anni Sessanta. Però fin dalla prima volta che appare sullo schermo, si capisce che La forma dell’acqua gira intorno a lei, che ha molte più energie di quello che potrebbe apparire. E che per fortuna è interpretata in modo perfetto da Sally Hawkins.

Intendiamoci, La forma dell’acqua è una piccola favola. Una favola per adulti, certo, in cui c’è sesso, più o meno acquatico, sangue e violenza, ma comunque una favola, prevedibile nella sua struttura e anche nel suo svolgimento. E nonostante questo, riesce spesso a sorprenderti, anche a noi spettatori del 2018, che si sa, siamo smaliziati, ne abbiamo viste tante. Eppure.
Sembra tanto semplice, no? Fare un film di mostri che è anche una favoletta romantica, e anche un omaggio ai mitici mostri della Universal degli anni Cinquanta, e ancora una metafora etica sulla tolleranza, potremmo dire. Ecco, no, non è semplice. Perché sarà pure vero che tutti gli elementi da qualche parte li abbiamo già visti, ma per tenerli insieme in equilibrio perfetto ci vuole almeno un po’ di genio. E poi, soprattutto, è tutto quanto talmente bello da vedere, che al resto ci pensi solo dopo. Durante, non fai altro che goderti il viaggio.

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