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La grande scuola degli scrittori piemuntes

di Alberto Forni
| News | Libri e Fumetti | Fascette a manetta | 0 commenti

Previously on Fascette a manetta: Al Salone del Libro 2012, dove la professionalità regnava incontrastata, si assisteva a un curioso fenomeno: la proliferazione delle fascette autoprodotte. E mentre l’Einaudi rischiava un tracollo finanziario per via di una clausola apposta con distratta sicumera al libro di Ligabue – soddisfatti o rimborsati – l'autore s'imbatteva nell'unica, vera, grande star del #SalTo12.

Va bene, non l'avete mai sentita nominare, ma non è quello il punto. Ci sarà stato un momento, tanto per fare un esempio, in cui non avevate neanche sentito fare il nome del bravissimo-scrittore-che-a-me-piace-tantissimo Baricco, anche se magari lui era già un bravissimo scrittore tutto pregno della sua baricchità e del suo fluent english?

L’esempio che ho portato non è a capocchia come si potrebbe pensare, visto che anche l’unica, vera, grande star del Salone del Libro 2012, maria tarditi (state sereni, si scrive così), è originaria del Piemonte, una terra che – a questo punto – mi verrebbe da dire sa regalare solo grandi scrittori (e a supporto della mia tesi ricordo che anche Faletti – il giallista che ha saputo elegantemente cesellare figure destinate a rimanere nella storia come quella di Vito Catozzo, Carlino e numerose altre – è nato ad Asti).

La differenza tra i due però – maria tarditi e Baricco – è sostanziale (a parte il fatto che lei non è così fluent in english): mentre Baricco ha iniziato a regalarci capolavori fin da giovane, maria tarditi ha iniziato a scrivere solo a partire dai settant’anni, cioè nel 1998. E dal 2003 in avanti ha pubblicato i seguenti libri.

(Vado un attimo a fare una commisssione, ci vediamo più tardi).

 

Insomma, come dicevamo un quarto d’ora fa (sì, ho fatto tutto, grazie), maria tarditi ha iniziato a scrivere solo all’età di settant’anni. Per fortuna, verrebbe da dire. Avesse iniziato a cinquanta, l’Amazzonia era spacciata. Nemmeno Sting avrebbe potuto farci niente.

Quindi, per riprendere la narrazione, al #SalTo12 mi ero dunque imbattuto in maria tarditi, ed era stata una specie di epifania.

Nemmeno paragonabile, tuttavia, alla vera e propria Sindrome di Stendhal che mi aveva colto nel momento in cui mi ero trovato di fronte allo stand della mia casa editrice di riferimento: la Vallardi. Ancora oggi, a ripensarci, vengo colto da un mancamento. Devo andare a prendere dei sali da bagno. Torno subito. Voi intanto potete leggervi qualche libro di maria tarditi.

P.S. Ma la cosa che più di tutte mi riempie il cuore di gioia e che – giuro – ho scoperto solo ora scrivendo questo articolo (vabbè, “articolo” è una parola grossa), è che lo scorso ottobre, per la prima volta, un libro di maria tarditi è stato reso disponibile anche in formato elettronico. È segno che il mio appello lanciato lo scorso anno, subito dopo il Salone, non è caduto nel vuoto.

È bello sapere che quando ci impegniamo per cercare di salvare il mondo, possiamo ottenere dei risultati concreti. Sono certo che in questo preciso momento, nella lontana Amazzonia, un albero rigoglioso e felice pensa a me e mi sorride. Poi rivolge il pensiero ai compagni caduti e maledice maria tarditi.

Nella prossima puntata: una sensazionale scoperta getta una nuova luce sulla Vallardi, una casa editrice con un occhio al passato, uno al futuro e uno anche al presente. Come dice il motto: “Sempre gagliardi, con Vallardi!”. L’unico editore con il terzo occhio.

 

Per saperne di più

I miei e-book (che l'albero dell'Amazzonia ha ovviamente acquistato subito)

I libri di maria tarditi

Un'intervista a maria tarditi

maria tarditi
giorgio faletti
baricco
vallardi
sting

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