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La legge non è uguale per tutti gli scarafaggi

di Giovanna Donini
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Baci proibiti e scarafaggi impazziti

Notizie estive:

-Catania, fidanzate allontanate da un lido per un bacio.

-Buonanno: “Multe per i baci gay in pubblico”.

-A Milano, e in altre città italiane, si segnala la massiccia presenza di scarafaggi.

A me basta vedere la foto di uno scarafaggio per morire di paura. Anzi, a me basta vedere uno che sta guardando la foto di uno scarafaggio per morire di paura. Credo di avere la “scarafaggiofobia”, anche se Lia, il mio medico di fiducia, dice che non esiste. Ricordo perfettamente tutte le volte che, in vita mia, ho incrociato uno scarafaggio.

Tre volte.

La prima. 1983. Avevo 10 anni. Stavo giocando con i miei amici al gioco “Baciamoci Tutti”. Strega comanda color, nascondino e un due tre stella, ci avevano stancato e allora, con molta fantasia, ci eravamo inventati questo gioco, decisamente più interessante e, forse, socialmente utile. Tutti dovevano baciarsi con tutti. E non esistevano differenze tra maschi e femmine. Ci si baciava tutti, punto e basta. E’ così che funziona tra bambini, liberi di giocare. Chiara era la più grande ed era lei a decidere tutto: chi, dove e come baciare. E ci dava pure i voti. Aveva una lavagnetta, dove segnava il nome dei peggiori baciatori del giorno e da brava maestrina, alla fine, ci cazziava pesantemente e costringeva i peggiori a ripetere più volte l’esercitazione. All’epoca la maestra aveva sempre ragione, quindi non si discuteva. Non dimenticherò mai la lavagnetta di Chiara. Il mio nome e quello di suo fratello Andrea c’erano sempre. Non vi dico, poi, quanto urlava Chiara, quando ci baciavamo io e Andrea. Diceva che eravamo negati e senza speranza.

A distanza di anni, ma anche l’altro ieri, mi è capitato di baciare e avere paura che Chiara sbucasse, all’improvviso, con la sua lavagnetta tra le mani e il mio nome scritto a caratteri cubitali vicino a quello di Andrea. Altro che le multe di Buonanno e le proteste di bagnanti scandalizzati per un semplice bacio (a stampo) tra due donne: il mio, vero, terrore è, ancora oggi, il ritorno e il ricordo di Chiara e la sua lavagnetta. Lei, in fondo, si permetteva di giudicare come baciavo, ma non chi e se, permettete, baciare male, è più grave che baciarsi e basta.

Solo Anna diceva che baciavo benissimo, ma Anna era la mia migliore amica e mi amava come io amavo lei. Chiara era una iena. “Tira fuori la lingua-chiudi gli occhi-adesso mordicchia” gridava, solo che Andrea rideva sempre quando baciava Sara che, tra l’altro, gli piaceva molto, e mai quando baciava Marco che, tra l’altro, baciava benissimo. “Tira fuori la lingua-chiudi gli occhi-adesso mordicchia” urlava, solo che a me imbarazzava molto baciare qualcuno in pubblico, e poi mi veniva da ridere, come Andrea, soprattutto quando baciavo Anna. Forse, a pensarci bene, baciare amore, fa sempre ridere. “Tira fuori la lingua-chiudi gli occhi-adesso mordicchia”. Per Chiara, evidentemente, questa era la formula vincente del bacio perfetto e l’unica volta che io sono riuscita a tirare fuori la lingua, chiudere gli occhi e poi mordicchiare, senza finire sulla lavagnetta, quando ho aperto gli occhi, ho visto uno scarafaggio arrampicarsi, in santa pace, sul mio ginocchio e sono svenuta. Il giorno dopo ho saputo che lo scarafaggio incriminato è stato, ingiustamente, soppresso da una folla di bambini impazziti. La paura fa commettere errori.

La seconda. 19 luglio 1992. 18 anni. Preferisco raccontarla dopo la terza.

La terza. 2014. 40 anni. Fa caldo. Siamo a casa io e lei. All’improvviso lei urla, così forte, che si rompe una lampadina in bagno. Inizialmente penso che lei abbia visto un fantasma. Poi, penso, che dovrei andare a vedere che succede, ma le gambe non rispondono ai comandi. Lei urla di nuovo e prima che si rompa un’altra lampadina sbatto le braccia e volo. Tengo però gli occhi chiusi, quindi vado a sbattere ovunque, ma non abbastanza. Lei, però, mi costringe ad aprire gli occhi. Lo scarafaggio nero è dentro la vasca da bagno bianca. Mi sento mancare, ma, sfortunatamente, non manco. E adesso chi lo toglie? Mi guardo intorno e, soprattutto, dentro. L’omosessualità non è una scelta, altrimenti io avrei comodamente scelto di stare con un uomo, se non altro per ovviare a difficoltà di questo tipo. Lui e lei: lo scarafaggio lo toglie lui. E’ così, punto e fine.  

Adesso, invece, tra me e lei chi lo toglie?

“Toglilo tu” mi dice lei.

“Facciamo la conta?” rispondo io.

“Toglilo!”

“Chiamiamo qualcuno, ci sarà un maschio, da qualche parte!”

“Toglilo!”

E quando si rompe un’altra lampadina, mi arrendo. La paura fa commettere errori. Divento cattiva. Cerco martello, lanciafiamme e uranio impoverito. Metto in vendita la casa. Non trovo, però, niente e nessuno. Allora l’istinto è quello di aprire l’acqua e riempire la vasca, lo scarafaggio morirà affogato. Mi dispiace. Ma a lei dispiace molto di più, non vuole. Lei odia gli insetti, ma guai ad ucciderli. Ha la doppia personalità: odia gli insetti, ma li ama. Ti chiede di trasferire quel coso altrove. Ti chiede di accompagnarlo fuori con molta delicatezza. Addirittura ti chiede di parlargli e di scusarsi con lui per l’inaspettato viaggio che sarà costretto a fare. La manovra dura 45 lunghissimi minuti, come una puntata di Criminal Minds, dove l’ Agente Speciale Supervisore Aaron "Hotch" Hotchner, ovvero lei, invece di agire, mi controlla e basta. I ringraziamenti, a questo punto, sono doverosi: Pucho, (amica svegliata per avere istruzioni sul trasferimento), mamme (svegliate per avere conforto) pompieri (chiamati per chiedere dove si recupera, nella notte, un estintore a basso prezzo) infine John Fante (il suo straordinario romanzo “Chiedi alla Polvere” è servito per trasportare lo scarafaggio dalla vasca al terrazzo). Il giorno dopo ho saputo dalla custode del palazzo che gli addetti alle pulizie hanno fatto strage di scarafaggi appostati sotto alla mia finestra. Solo uno si è salvato. A questo punto speriamo il nostro. Pare sia stato visto entrare in una libreria alla ricerca di polvere e di John.

La seconda. 19 luglio 1992. 18 anni. Una Fiat 126, imbottita di tritolo, detonò al passaggio del giudice Paolo Borsellino, uccidendo oltre a lui, anche i cinque agenti di scorta Emanuela Loi (prima donna della Polizia di Stato caduta in servizio), Agostino Catalano, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina e Claudio Traina. Ero in terrazza e, stranamente, stavo studiando quando ho sentito la notizia. Ho visto mio padre piangere. Ho visto uno scarafaggio nero di grosse dimensioni attraversare lentamente la terrazza bianca. Non ho avuto la forza di urlare e nemmeno quella di piangere. Il giorno dopo, nessuno sapeva che fine avesse fatto lo scarafaggio. Nessuno. E non si è mai saputo. Mai.

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