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La lezione di Casino

di Antonello Taurino
| News | Scuole superiori | S-COOL! | 0 commenti

Un comico messo a fare il prof...

Succede a volte il miracolo: maturità o terza media che sia, i fringuelli superano l’esame. Con quella parola che sentono per la prima volta riferita a loro e per l’ultima volta con accezione positiva: “Licenziato”. È andata bene, ma un senso di colpa ti rosicchia la coscienza, prof. In cuor tuo sai che avresti potuto far di più per fornir loro basi più solide su ciò che davvero serve nella vita. E invece, colmi di lacune come un brufolo, li mandi allo sbaraglio. Poi il Liceo o l’Università se li mangiano. Non sono pronti, decisamente, non gli hai dato l’arma in più: non sanno fare casino. Non sono pronti, non lo sanno fare: lo fanno male, in modo prevedibile, poco creativo. E in più si fanno scoprire.

 

Il problema concreto è che, se si diventa docenti passando dall’esser studenti, i professori non sono stati studenti qualunque. Non il casinaro, la testa calda o il fancazzista, ma quasi sempre il secchione, la fighetta, l’educato. E invece, come diceva Pennac, la scuola in cattedra avrebbe bisogno di qualche Garrone in meno e qualche Franti in più: cioè di docenti che possano esibire un lontano curriculum da tagliagole, competenti di bordello vero, artistico e figo; scoregge umane in grado di trasmettere i segreti di questo nobile artigianato di retrovie e sottobanchi. Sarebbe auspicabile che il prossimo concorsone possa verificare il possesso anche di queste lifeskills.

Personalmente, ai miei tempi in questa materia stavo sulla sufficienza. Senza infamia e senza lode, ero portato ma non mi applicavo. Mio padre pretendeva il massimo ovunque e si lamentava: ci teneva che i suoi figli fossero educati come camalli bresciani che hanno studiato bestemmia a Livorno. E tuttavia in classe io non riuscivo a stare al passo con le oscenità sghignazzanti, i rutti sontuosi e i coppini a 4 dita sul collo arroventato provenienti dai campioni delle ultime file, dai maestri, i“Cintura Nera 3º Dan” di bordello.

In ogni caso, anche a prescindere da me, resta evidente un dato: gli alunni di oggi sono al massimo bravini, non certo eccellenti come noi. Si è estinto malinconicamente, in una sola generazione, il know-how di questa disciplina millenaria. Ad esempio, anche quando ci lanciavamo in atti che tracimavano visibilmente nel penale, noi di un tempo cercavamo di farlo quantomeno mentre il prof non ci guardava. Provavamo a non farci scoprire. Era sia una sorta di indiretto e tutto nostro riconoscimento della sua autorità, sia un ardito esercizio di perizia: c’era un momento preciso, da beccare, per fare quella cosa (non sempre) e ciò la rendeva più divertente. Oggi no! Questi te lo fanno davanti, sotto i tuoi occhi! Tu spieghi tra i banchi, passi tra i loro zaini, e quando sei a cinquanta centimetri da lui, il peggiore di tutti, Mingozzi, che fa? Guarda il compagno, gli prende il libro e lo lancia dall’altra parte della classe, senza motivo. Poi ride beffardo! Tu resti basito, caro prof. Ma lascia perdere nota, punizione, presidi o convocazioni di genitori…

No, è giusto far capire a tutta la classe quanto è sfigato Mingozzi: non riesce nemmeno a non farsi beccare dal prof. È il momento della “lezione di Casino”. Quindi, si fanno le prove:

-“Allora, Mingozzi, ok, capito, vuoi gettare il libro...”

-“…Ehh? No, prof… è che…”

-“Bene, proviamo, visto che non ci riesci da solo.. Allora, io tra dieci secondi mi volterò verso la lavagna per scrivere, ecco così, vedi, lo faccio lentamente. Appena sarò completamente girato (si gira), adesso, non potrò vederti, ecco, solo ora tu prendi il libro, e visto che è una prova facciamo col tuo, che magari ti è più famigliare… Poi subito dopo lo lanci, magari sulla cattedra ok? Dai, proviamoci insieme, sono qua per aiutarti.”

Spiegate anche ai ragazzi come dosare il giusto volume di voce affinché “Che palle ‘sto prof!” o qualsiasi espressione non lecita sia udibile da un pubblico di almeno tre/quattro compagni ma non dal docente:

-“Mingozzi.. ti ho sentito, non va bene, dev’esser più tenue... aspetta, vengo così ti mostro... (si avvicina). Non può essere “CHE PALLE ‘STO PROF!!!”... è più basso... ripeti sottovoce...

-“…Che palle…”

-“Bravo! Io, ok, non me la prendo.. ma devi allenarti, perché se la prof. di Matematica ti scrive la nota “L’alunno urla insulti al docente udibili anche dalle aule accanto” fai un po’ la figura da pirla con tutta la scuola, ok?”

Inoltre, permetterete pure loro di non fare i compiti, ma alla sola condizione che la scusa inventata sia talmente articolata che necessiti d’un significativo sforzo di creatività. Gliel’ho detto, a Mingozzi:

-“Non hai fatto i compiti? Facciamo così, non li fare neanche per domani. Ma devi inventartela buona. Non puoi scusarti con “Non li ho segnati sul diario”: c’è il registro elettronico consultabile on line, son scritti lì. Tranquillo, io domani segnerò comunque un voto positivo ma se mi butti giù una storiella bella fantasiosa, con la partecipazione di ufo che rubano quaderni, incendi che sembrano avercela solo coi vostri libri e animali golosi di raccoglitori scolastici. Non meno di questo. Anzi, fai una cosa: visto che sarà lunga e dovrai ricordarla, scrivila su un foglio.”

Mingozzi per circa un mese ti viene a scuola senza compiti ma col suo racconto, sempre diverso. Si arriverà anche a “li ho fatti, ma purtroppo mio padre ha usato il libro come sostegno per le montagne del presepe, e potremo rivederlo solo dopo il 6 gennaio”. Oppure saghe infinite con cavalieri, dame e draghi che anziché contendersi anelli magici, sacri Graal o spade incantate, si passano di mano in mano e di peripezia in peripezia il quaderno con gli esercizi di Mingozzi. Le storie saranno sempre più lunghe: poi alla fine Mingozzi si rompe, scoprirà che ci mette meno a fare i compiti e passerà, come il miglior secchione, a fare quelli.

È più rischioso, ma avendo le soffiate giuste, si possono anche osare suggerimenti del tipo:

-“Ragazzi, visto che domani interrogo, Mingozzi e voi altri due, ecco, io vi consiglierei di fare sega. Non venite. Però siate furbi: non passate la mattinata nel bar dietro il parco: il gestore ci conosce, lo sa, viene a dircelo pensando di farci un favore.. in giro per negozi in centro pure è rischioso, basta esser visti da un genitore che lo scrive nel gruppo WhatsApp… Vi consiglio il lungomare.. è lontano, bello, e quando mai potrà passare un prof. di lì?”. Scommettete che il giorno dopo Mingozzi e i suoi non fanno sega?

Questo invece l’ho fatto qualche mese fa. Era la prima lezione che tenevo in quella mia nuova classe, e la docente che sostituivo mi aveva lasciato una verifica già preparata da far svolgere ai ragazzi. Dopo essermi presentato e aver distribuito i fogli, sono partito serafico e tranquillo col pezzo forte della mia “lezione di Casino”:

-“Allora, ragazzi, vediamo come potete scambiarvi informazioni o copiare senza farvi vedere dal professore. Un trucco potrebbe essere quello di chiedermi di farvi prestare una gomma, perché non ce l’avete... un compagno potrà scrivere su di essa le soluzioni di un esercizio. Oppure se si tratta di risposta multipla, potreste indicare sotto il banco con le dita della mano destra il numero della domanda, “3”, e con la mano sinistra, partendo dal mignolo “A”, “B”, e così via. Tenere dei bigliettini in mano? Difficile: può funzionare, ma solo se sono molto piccoli e accartocciati nella stessa mano in cui tenete la penna. Mi raccomando, evitate soprattutto di guardare troppo il docente seduto in cattedra: visto che non c’è motivo, gli comunichereste solo che: “Prof., ti sto  guardando solo per capire quando tu avrai smesso di guardare me, così potrò copiare dal mio compagno”. Al massimo organizzatevi tra di voi con dei turni, siate solidali: mentre uno mi distrae, l’altro può guardare nel libro aperto nello zaino”. Dopo qualche secondo di occhiate basite, è cominciata la verifica. Nessuno ha alzato la testa dal foglio. Non è volata una mosca.

Morale: gli alunni penseranno che per qualunque impreparazione, marachella, dimenticanza, distrazione, casino, scusa, crimine, disturbo o trucco, ebbene: voi prof. lo conoscete già, perché siete il più esperto tra i fottuti esperti della galassia. Poi, vogliono osare e farlo comunque? Bene, allora obbligatorio quantomeno frullarsi le meningi per farlo in modo nuovo, creativo, intelligente, inaudito, incommensurabilmente diverso da quanto sia mai stato concepito fino a quel momento.

Secondo me, anche in questo caso, avrete vinto voi prof. 

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