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La (mia) verità sul caso Harry Quebert

di Caterina Balducci
| News | Libri e Fumetti | Da leggere | 0 commenti

È più forte di me: quando scoppia un caso editoriale, il libro che schizza in vetta alle classifiche di vendita e di cui tutti parlano, lo devo leggere subito

Joel Dicker

La verità sul caso Harry Quebert

Bompiani


Conosco gente dal palato più fine del mio che rifiuta i best seller perché troppo omologanti... Io no, io ho bisogno di capire perché un libro in un paese di non lettori (l’Italia) e nei paesi di lettori (una parte del resto del mondo) arrivi a vendere centinaia di migliaia di copie. Mi era successo l’anno scorso con le #50sfumature di tutti i colori: ho letto la trilogia e mi sono così potuta unire al coro unanime che sentenziava: “Non è un libro particolarmente erotico, è un Harmony mancato, parla dell’amore romantico, quello che ogni femmina ha sempre inseguito, per quello ha avuto quel successo planetario”. E fine del dibattito. Forse in effetti i best seller, come tutti i fenomeni di massa, ci aiutano a capire qualcosa in più su cosa cerchiamo.


Ma torniamo al libro in oggetto: conta la bellezza di 779 pagine nella versione cartacea ed è nella top ten dei libri più venduti da settimane. L’autore, Joel Dicker, è un giovanissimo scrittore: ha meno di trent’anni, che – misurati nell’età degli scrittori famosi – significa essere praticamente un bambino.

 

Non lo conoscevamo, questo ragazzo prodigio svizzero, ora sicuramente ne sentiremo riparlare. Ma di cosa parla, La verità sul caso...? Della scomparsa misteriosa di una quindicenne, trentatré anni prima (1975) dell’anno in cui si ambienta il romanzo (2008), anno in cui viene rinvenuto il cadavere della ragazza. Di una cittadina nel New Hampshire (Aurora) dove vive una comunità apparentemente sonnacchiosa e benpensante. Di un amore romantico e impossibile, quello tra la ragazzina scomparsa e uno scrittore – adulto – fascinoso e di belle speranze. Di un romanzo, quello che ha cambiato la vita dello scrittore innamorato della ragazzina. Dell’amicizia tra un mentore (sempre lo scrittore) e il suo allievo (la voce narrante), scrittore pure lui, che si ritrova a indagare sulla scomparsa e l’assassinio della ragazzina, svelando un mistero dietro l’altro.

Di più non posso raccontare perché le quasi 800 pagine mantengono una suspence altissima, perché l’autore inanella un colpo di scena dopo l’altro e quindi non posso correre il rischio di rovinare la sorpresa... Mi piacerebbe invece condividere quello che, secondo me, sta sotto l’architettura (perfetta) di questo mega thriller: per esempio i riferimenti a grandi libri o film già esistenti. L’amore impossibile e conturbante tra la minorenne e lo scrittore ricorda molto da vicino la trama di Lolita: ricordiamo bene la famosa scansione delle sillabe del nome (Lo-li-ta) da parte di Humbert Humbert. Qui la ragazzina si chiama Nola e il suo amato scrive a caratteri cubitali il suo nome su fogli sparsi (NOLA). La Lolita di Nabokov è la quintessenza della ninfetta a lui cara: ammiccante, spudorata e ingenua al tempo stesso. Qui il personaggio di Nola è pieno di innocenza, ma anche di malizia e di mistero... Lo scrittore ne è ossessionato esattamente come Humbert. Un altro riferimento, stavolta cinematografico, che richiama la comunità apparentemente tranquilla di Aurora è il Twin Peaks di David Lynch e la sua Laura Palmer. Anche di Nola tutti dicono che fosse impeccabile, buona e brava, ma noi sappiamo che nascondeva un lato oscuro, proprio come la protagonista di Lynch (Vi ricordate le t-shirt “Chi ha ucciso Laura Palmer”?). Azzarderei che in minima parte viene richiamato anche Arancia Meccanica di Burgess, per via di un pestaggio violentissimo da parte di una banda a danno di un personaggio che cambierà le sorti del romanzo. Infine, c’è un altro punto nodale che fa pensare a L’esorcista di Friedkin. Comunque, niente di male: se anche questi prestiti fossero confermati dall’autore o da commentatori molto più autorevoli di me, non toglierebbero niente al libro, anzi.  È stato uno come Harold Bloom (tra i più grandi critici letterari) a dire che un libro contagia l’altro, mi pare. Che ogni autore influenza l’altro, più o meno. Dicker sembrerebbe aver fatto lo stesso, e l’ha fatto bene: attingere a piene mani ad alcuni capisaldi della cultura pop e letteraria e rivisitarli. Lo si può accusare, come molti, di avere scritto un tomo banale, pieno di clichés, furbo e già pronto a diventare un film hollywoodiano... Ma l’ha costruito bene, con una struttura narrativa impeccabile. Io non ho trovato nemmeno un’incongruenza nonostante gli innumerevoli flashback e indizi disseminati.


E così, ora che mi sono accodata ai commenti collettivi sul best seller dell’estate e gli ombrelloni sono chiusi, vado in letargo cercando di leggere solo opere di nicchia... almeno fino a giugno prossimo!

best seller
giallo
svizzera

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