I cookie ci aiutano a fornire i nostri servizi e a renderli il più possibile efficienti e semplici da utilizzare. Utilizzando tali servizi e navigando i nostri siti, accetti implicitamente il nostro utilizzo dei cookie. Per maggiori informazioni sui dati registrati dai cookie, si prega di consultare la nostra Cookie Policy.

Accetto

oggi voglio

login

La mia vita in barca

di Michele R. Serra
| News | Libri e Fumetti | Da leggere | 0 commenti

Un tipo giapponese va a vivere in barca

Tadao Tsuge

La mia vita in barca

Coconino Press Fandango

Piccola premessa. Magari non serve, ma.

Il fumetto giapponese ha sfornsto negli ultimi decenni migliaia di personaggi straconosciuti. E se uno pensa manga pensa a: piccoli mostrini tascabili, enormi robottoni che combattono invasori alieni, pirati allungabili, gatti del futuro, oppure a ragazzi che per una qualsiasi partita di calcio mettono in piedi drammi che neanche Shakespeare.

Quando diciamo "fumetti giapponesi" la testa si affolla di immagini. Pensiamo di conoscerle bene. E invece dentro il fumetto giapponese c'è molto di più. Ad esempio racconti che non hanno niente a che fare con avventure fantastiche. Storie di vita comune, raccontate con uno sguardo emozionante.

Una di queste storie si intitola La mia vita in barca, l'ha scritta e disegnata Tadao Tsuge. Racconta di un uomo che, arrivato alla mezza età, compra una barchetta ormeggiata sulla riva di un fiume nella campagna giapponese. E inizia a passare in barca sempre più tempo, alla ricerca di qualcosa: forse del contatto con la natura, forse di una qualche autenticità dell'esistere che sembrava aver perso di vista. O forse vuole solo stare seduto a prua a pensare, mentre aspetta che qualche pesce abbocchi alla sua lenza.

Dietro questo racconto, Una vita in barca, c'è un pezzo di storia del fumetto giapponese, quello che non vende milioni di copie in tutto il mondo, però quando lo leggi ti cambia la pressione nelle orecchie.

Tadao Tsuge, che ormai va per gli ottanta, è un pezzo di storia del fumetto giapponese.
Ha fatto la storia, Tsuge, a partire dagli anni Cinquanta, quando insieme al fratello Yoshiharu ha iniziato a scrivere e disegnare fumetti per il fiorente mercato dell'editoria giapponese del secondo dopoguerra. Un momento di grande fermento creativo, in cui c'erano quelli che disegnavano storie di animali simpatici, che vendevano milioni di copie, che diventavano icone pop. E c'erano quelli come i fratelli Tsuge, che volevano raccontare storie semplici, tristi, oscure, che raramente finivano con l'happy ending. E però erano più profonde, piene di poesia, come questa (relativamente nuova) scritta e disegnata da quello che ormai è un vecchio maestro. Vale la pena di scoprirlo. E magari cambiare idea sul fumetto giapponese.

giappone
poesia
manga

0 Commenti

Scrivi un commento

Devi essere registrato per potere scrivere un commento.

Hai già un account Smemoranda?

Accedi

Non sei ancora registrato?

Registrati
Advertisement