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La nuova isola del tesoro

di Michele R. Serra
| News | Libri e Fumetti | 0 commenti

Osamu Tezuka disegna Robert Louis Stevenson

Osamu Tezuka

La nuova isola del tesoro

Rizzoli Lizard

Quanti adattamenti ci sono stati, dell'Isola del tesoro di Robert Louis Stevenson? Tanti. Questo però è sicuramente diverso da tutti gli altri. Perché l'ha scritto e disegnato Osamu Tezuka, vale a dire l'uomo che praticamente ha inventato il manga così come lo conosciamo. Lui ha scritto e disegnato qualcosa come 700 storie per un totale di 170mila pagine nella sua vita. Solo per leggerlo tutto ci vuole una vita intera: è il dio del manga, il padre di Kimba il leone bianco e Astro Boy.

Questo è il fumetto senza il quale gli altri di Tezuka non sarebbero esistiti, il primo che lo ha reso autore: un adattamento, appunto, della storia piratesca di Stevenson. È uscito per la prima volta nel 1947, quando Tezuka non aveva ancora vent'anni. E siccome era un disegnatore esordiente, l'editore ai tempi si era sentito autorizzato a cambiarla un po' come voleva lui: aveva tagliato tipo ottanta pagine e aveva fatto modificare diversi disegni. Tezuka non se ne era lamentato troppo perché, appunto, era molto giovane e non poteva farlo.

Fast forward a 25 anni dopo, quando ormai Tezuka era famoso in Giappone quanto Walt Disney in America. Il suo ediotre vuole ristampare quella storia, all'interno di una antologia completa delle sue opere. Ma le tavole originali sono andate perdute, e la versione stampata, che è solo quella del 1947, non gli piace per niente. Come la risolve? La ridisegna da zero, contando quasi solo sulla sua memoria. Ed è il libro che leggiamo oggi, fondamentale per tutti gli amanti dei manga.

Intendiamoci, non è un capolavoro assoluto, questa Nuova isola del tesoro di Osamu Tezuka, ma è meraviglioso. Perché è praticamente disegnato come fosse uno storyboard per diventare un film: super cinematografico, super essenziale. Tezuka non sprecava una linea, niente più di quello che serviva per raccontare la storia. D'altronde se devi disegnate 170mila pagine in una vita è il caso di fare economia.

La cosa più bella di questo libro pubblicato da Rizzoli Lizard però è l'introduzione, che non è affidata a qualche giornalista o critico (per fortuna), ma è un documento storico: il diario personale di Osamu Tezuka del 1946 e 1947. Il diario di un ragazzo diciottenne nel Giappone del dopoguerra. Un diario di vita povera, ma piena di cose: di film, di spettacoli teatrali, di storie. Ti porta davvero in un'altra epoca, e francamente credo che chiunque ami i manga se lo porterà nel cuore.

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