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04/02/2009
SmemoRacconti
I racconti di Michela Nieri, nostra collaboratrice e scrittrice di libri di Diritto


di Michela Nieri

ALIENAZIONE

È un giorno qualunque, la nebbia è abbastanza fitta da disturbare la vista e da richiedere concentrazione alla guida della mia macchina. La mia fabbrica dista ancora sei chilometri, la strada è trafficata e la campagna intorno quasi non si vede.
Ho ancora gli occhi gonfi dal sonno, eppure ho dormito. Guardo l`orologio, sono le sei e venti, se non si sbrigano arriverò alle trentotto, così mi toccherà recuperare il quarto d`ora. Uffa.
Non faccio a tempo a comprarmi le sigarette, va beh, ne ho ancora due, mi bastano per le pause, speriamo che il capo reparto sia ancora in ferie almeno posso rallentare un po’ il ritmo.
Ecco il mio parcheggino. – ciao- il tesserino? – ma dai dopo otto anni non mi riconosci? – il tesserino! – eccotelo!- madonna com`è stupida questa guardia, devo avere pazienza prima o poi cambierà tutto.
Il mio armadietto, n. 324, la mia tuta blu ed ecco la mia cara macchina. Faccio pezzi per il montaggio delle lavastoviglie. In fondo non è male. Devo pigiare due pulsanti, uno verde e uno rosso e controllare che la macchina non si inceppi, se succede non devo far altro che chiamare il capo reparto che a sua volta chiama un omino in tuta blu e bianca, addetto all`inceppamento delle macchine. Io saprei anche farla andare avanti questa merda di macchina, ma con tutte le nuove norme di sicurezza ci è assolutamente vietato toccarla, nemmeno spengerla.
Va beh, sono quasi le dieci e mezza, finalmente la pausa e la sigaretta. Ho gia fatto 1658 pezzi, non è male, il che vuol dire che ho schiacciato i pulsanti almeno 3316 volte; ecco perché le dita mi fanno male.
La mia sigaretta ha sempre lo stesso sapore, sa di nulla, come la mia vita, il mio lavoro, la mia casa, la mia anima, la mia testa. Tutto sa di nulla, persino quei 950,00 euro che prendo a fine mese che in due giorni sono già finiti... nel nulla. Eppure qualcosa deve cambiare. È la mia unica vita. Sono già otto anni che lavoro qui, mi sembra ieri, ero così emozionato. Sedici anni, il mio primo lavoro, i miei primi soldi. Allora si che mi divertivo, sul mio motorino a prendere in giro i miei amici che giocavano ancora a fare i bambini e andavano a scuola. Che stupidi e sfigati che mi sembravano, però forse non hanno sbagliato, gigi ora mi da ordini e prende il doppio di quello che prendo io. Va beh non è importante. Io in fondo non ho pensieri, che mi importa, è solo stato più fortunato, anche uno stupido saprebbe fare quello che fa lui. Devo rientrare, la sirena è già suonata da almeno 40 secondi.
La mia macchina, con i miei pulsanti. Stasera vorrei fare un salto in birreria, spero di non essere troppo stanco se no l`alice questa volta s`ìncazza. Che palle anche lei, mi rompe che dovrei cambiare lavoro solo perché lei guadagna 50 euro più di me.
Dice che è ora di andare a vivere insieme perché lei vuole un figlio, almeno si mette in maternità.
Forse ha ragione, dovrei decidermi. Però mi sta sulle palle che lei vuole chiamare il figlio jonathan, io invece lo voglio chiamare pjei, non vedo perché debba decidere lei solo perché se lo tiene in pancia nove mesi. Ci penseremo. Madonna sono indietro coi pezzi, se non mi sbrigo mi riprendono, mi perdo nei miei pensieri, questi stupidi non pensano ecco perché rompono.
Finalmente vado a casa. Ho le dita distrutte, sono stanco. Domani ho la sveglia alle cinque, mi sa che mi guardo le veline e me ne vado a letto, dico ad alice che se vuole venga a trovarmi, sono proprio stanco. C`è di nuovo la nebbia, non si vede un cazzo. A volte vorrei che mi inghiottisse, così finirebbe questa assurda vita che sa di nulla.
E invece no, la nebbia non mi inghiotte mai, ed è otto anni che continuo a svegliarmi alle cinque, che faccio la stessa strada, che mostro il tesserino e che schiaccio i miei due pulsanti, uno verde e uno rosso…ma prima o pi qualcosa cambierà.

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