ECO –VITA : Riciclo e Riuso
La tragica situazione napoletana, che verte per argomento lo smaltimento di gigantesche montagne di “mondezza” proliferanti davanti alle porte dei cittadini, dopo aver fatto il giro del mondo e rallegrato l’olfatto dei napoletani, ha insegnato parecchio a chi di argomento “riciclo” è sempre stato a digiuno.
Anche se non ha aperto le menti dei politici che sull’argomento latitano, qualche spaurito individuo, forse si sarà reso conto che esistono altre vie per smaltire i rifiuti oltre l’accumulo in discarica o l’incenerimento nei termovalorizzatori.
Ma poniamo anche il caso che il suddetto spaurito individuo, preso da altre private questioni, non si sia posto il problema di distinguere cosa sia il proprio bene e cosa no. Voi dite che per lo meno si sarà posto la domanda: Ma i rifiuti che giornalmente produco, dove vanno?
Diciamo che senza arrivare a trovarsi sommersi dall’immondizia, senza avere a che fare con le speculazioni della camorra, avendo pure visto “Gomorra” il film di Matteo Garrone (tratto dall’omonimo romanzo di Roberto Saviano), esiste nel mondo la parola: “Riciclo” e se vogliamo anche tirarcela un po’, pure la parola “Riuso”.
In verità siamo da troppo tempo abituati a pensare che sul pianeta, una volta gettata via la nostra spazzatura, questa miracolosamente sparisca. In realtà la spazzatura noi la creiamo, la usiamo e la spostiamo semplicemente! Lo facciamo tutti i giorni. Compriamo, usiamo, consumiamo e gettiamo via tonnellate di rifiuti. Ma via dove?
Via solo perché è “via” dai nostri occhi e dal nostro naso, ma c’è ed esiste, in quanto per qualche strana ragione della fisica si tratta ancora di corpi solidi, che non diventano liquidi o gassosi se non attraverso un processo di modifica voluto, a meno che non si voglia aspettare la natura e qui però occorrono millenni.
L’usa e “via” è ormai purtroppo intrinseco nel nostro pensiero. Compriamo un bicchiere di carta ed è già “via” appena terminiamo di bere il suo contenuto; acquistiamo un Pc e dopo cinque anni è già vecchio, per cui “via” ne compriamo uno nuovo; cambiamo auto e quella usata dopo pochi anni anche se va, anche se regge, anche se ancora inquina come quella nuova, “Via”.
Perché continuiamo a comportarci così?
Lo facciamo perché ci hanno insegnato che la penna si “usa e getta”, che al supermercato si chiede la busta di plastica, che l’acqua nelle bottiglie di plastica è più igienica.
Ma abbiamo la testa e possiamo nel nostro piccolo, usarla per capire che dobbiamo imparare a riusare e riciclare. Insomma tutti i giorni io ci provo! Divido da anni diligentemente la mia spazzatura in quattro cestini distinti: umido, plastica e lattine, vetro, carta.
Poi ogni giorno convoglio tutto cosi diviso sempre diligentemente nei quattro diversificati bidoni condominiali: nero, giallo, verde e bianco.
Il portinaio mio complice consenziente, porta a sua volta dividendoli per giorni i bidoni in strada a gruppi di due. E anche se poi scopro con i miei occhi, che miseramente all’atto della raccolta il semplice addetto allo smistamento se ne sbatte di dividere mischiando carta e plastica insieme, provo ad andare oltre. A superare la normale domanda che mi sorge spontanea:
che presa per i fondelli è dopo la fatica che ho fatto?
Ma proseguo con fiducia e mi induco a pensare: “…è stato solo un caso isolato. Si è confuso, è daltonico, si sa bianco e giallo sono colori chiari e non si ”distinguono”…..”.
Eppure come ci credo io, ci credono i comuni che investono, le ditte che investono, le persone che investono tempo e denaro per consentire il Riciclo. Migliaia di individui che attrezzano il territorio, i loro uffici, le loro case per riciclare. Da questa sinergia, mi aspetto che il lavoro e il tempo di ciascuno di noi, non siano sempre vani. Che la volontà parta a priori dal singolo e che il singolo si sforzi di imparare, conoscere e a far conoscere, educando chi non sa.
Insomma io continuo a crederci, perché il riciclo è giusto. E’ intelligente. E’ economicamente forse non per le aziende produttrici, vantaggioso. E’utile a tutti.

