Chi non ha sentito un freddo gelido salire lungo la schiena alla sola visione di due segnetti rossi sanguinanti sul collo? Chi non ha avuto incubi notturni dopo aver visto in tv il conte Orlok di “Nosferatu”? Chi non si è innamorato delle buone maniere dell’affascinante dandy interpretato da Tom Cruise in “Intervista col Vampiro”? Avete fatto centro…i vampiri esistono! E ci piace curiosare nella loro storia.
Vagando sul web mi rendo conto che informarsi sull’argomento è un’impresa epica. I siti che trattano di vampirismo sono centinaia. Ciò mi induce a pensare che il tema piace e che suscita un grande appeal. Vediamo come mai il mito del vampiro affascina tanto e da cosa ha origine.
I vampiri, nella tradizione sono morti che tornano dalla tomba per succhiare l’essenza della vita ai vivi (il sangue). La leggenda dei vampiri è una costante presente in tutte le tradizioni popolari da molti secoli. E’ dunque un errore, credere che la parola vampiro si ricolleghi a partire dalla nascita di “Dracula”, romanzo ispirato alla vita del conte Vlad, nato dalla penna di Bram Stoker nel 1897.
Più realistiche appaiono le teorie che sostengono, che uno tra i primi ritrovamenti recante una formula magica atta a scacciare i Demoni Notturni succhiatori di sangue, i cosiddetti “Etimmé”, fosse una tavoletta di origine babilonese. Sono molto incuriosita dalla faccenda e scopro, che è solo nel 1047 che la parola Vampiro compare in un manoscritto russo con il nome di Upir, mentre avvaloro l’ipotesi che antiche culture come quelle Cinesi, Assire, Maya, Indiane e Polinesiane, avendo a che fare con l’occultismo, avessero una matrice comune di credenze, che ci porta a confermare che la paura dei demoni succhiatori, echeggiasse molto prima del medioevo.
Da cosa nasce questa paura? Da sempre l’uomo ha avuto timore dei propri trapassati. Per dissimulare la morte venivano eseguiti riti aventi lo scopo di relegare i morti all’aldilà . Casi di decessi “misteriosi” legati a malattie poco conosciute, come la protoporphyria crythropoietica (che colpisce i globuli rossi rendendo i soggetti impossibilitati ad esposizioni solari), hanno avvalorato le ipotesi, che esistessero uomini portatori di morte considerati “untori”, da qui il termine “non morti” (Nosferatu). Tale malattia diffusa nel medioevo in area slava, derivava dal fatto che fosse pratica comune in quelle zone, il matrimonio tra consanguinei. Una plausibile motivazione che giustificherebbe la forte superstizione sul vampirismo radicata soprattutto in quelle aree.
Uno dei motivi per i quali in passato si diventava vampiri, era la violazione di un tabù. J.Frazer, nel libro “Il Ramo D’oro”, descrive tra le tribù africane, la credenza che se durante la caccia una moglie diventava infedele, il marito poteva venire morso da un serpente e per questo morire. Da qui la considerazione che da morto, l’unica chance avuta per vendicarsi del torto subito, fosse tornare in vita.
A prescindere dalle varie usanze o dai vari rituali praticati nel tempo, curiosando ancora, Wikipedia mi regala l’etimologia della parola vampiro.
Di origine slava, si riconduce alla radice -pi, mago, stregone e al verbo lituano wempti, che significa bere, succhiare. Diciamo che nelle varie culture, cambia il nome vampir in Serbia, wampyr in Bulgaria, upiĂłr in Polonia, upyr' in Russia, ma la formula rimane sempre la stessa.
Dal mito leggendario del vampiro, a conferma del fatto che il tema di fondo affascina, sono stati tratti romanzi dark-gotici, film di incredibile successo, che spostano la visione da una trasposizione di credenza popolare a una pura scenicitĂ .
Gironzolando tra le numerose citazioni letterarie, mi cade l’occhio su “Carmilla” di Sheridan Le Fanù (1872). Carmilla o Millarca, è una fanciulla aggraziata ma misteriosa, ricca di un mix irresistibile di innocenza e crudeltà . In Carmilla scopro che alcuni vampiri hanno una sorta di limitazione sulla scelta del nome, di solito è un anagramma del loro nome di battesimo (Carmilla/Millarca), gioco sul quale si è sceneggiato molto anche con Dracula in Alucard.
Altre caratteristiche che hanno reso celebre la teatralità del vampiro, sono quelle che i vampiri non si possono guardare allo specchio. Essendo demoniaci, non hanno anima e quindi non tendono a riflettersi. Curioso però come a volte la tradizione venga stravolta e riadattata alle esigenze sceniche. Vivendo di notte niente luce che tende a indebolire il vampiro, niente riflessi, e il vampiro non corre alcun rischio trovandosi dinanzi allo specchio.
Bellissimo invece mi sembra un metodo molto antico di tenere lontani i vampiri dalla propria casa. Basta mettere sulla soglia della porta sassolini, riso o semi. Il vampiro distratto dal contarli, si fermerĂ preso dal suo compito e non si accorgerĂ dell'arrivo dell'alba e dal sorgere del sole che lo incenerirĂ .
Ma è il cinema che si rende fenomenale il mito. Qui la fantasia propone i canovacci più diversificati. Nella serie televisiva Angel o nei film come Buffy, Blade (ispirato all'omonimo personaggio dei fumetti), Twilight (appena uscito nelle sale) e 30 giorni al buio, la figura del vampiro assume una forma ben diversa dal “non morto”.
Sempre con più frequenza il vampiro viene rappresentato come un aristocratico, organizzato in una precisa gerarchia. Vive di notte e miete vittime. Il suo aspetto apparentemente umano, svela la sua vera natura solo nel momento in cui va a caccia o prova a difendersi. Spesso orgoglioso del suo stato, disprezza i “mezzo-sangue” (gli umani diventati vampiri a causa di un morso) e va a caccia solo per divertimento. In altre produzioni cinematografiche, come Dal Tramonto all’alba, i vampiri sono rozzi camionisti che si riuniscono in posti abituali all'apparenza normali. Il loro scopo è quello di attirare gli umani che diventeranno facili prede. In 30 giorni al buio, ambientato in Alaska, i vampiri approfittano del mese in cui manca il sole per attaccare un piccolo paese. In questo caso, le creature hanno un aspetto umano, ma comunicano con una lingua propria.
Qualsiasi sia il film, alcune caratteristiche generali restano invariate, come la vulnerabilitĂ all'argento, ai paletti nel cuore; altre invece assumono un ruolo minore, come la debolezza all'aglio o alle croci cristiane.
In ogni caso, qualsiasi sia il tipo di vampiro da voi preferito, guardatevi le spalle, chi lo dice che l’abito “non fa” il monaco?

