Tendenze
futuro
06/07/2011
Street Art e Poesia 2.0
Padova, Smemoranda e la creativitĂ  urbana

di Olga Mascolo

Di progetti di creatività urbana ce ne sono stati diversi negli ultimi anni, e l'Italia non è certo all'avanguardia come Germania, Olanda e Stati Uniti.



E, se è vero che l'erba del vicino è sempre più verde (o più lunga? o più bella?), è anche vero che Smemoranda ha ideato un progetto di creatività urbana lasciando campo libero ad imbrattatori del "nostro giardino" come Nais, Pao, Willow, Gianluca Zeus40 Caputo, Agostino Iacurci, Thoms, Mrfijodor, Luigi Rota Russo, a Milano, Napoli, Roma e Torino.



Ma a parte quanto organizzato da Smemoranda, e di cui potete guardare i video, cominciano a muoversi altri significativi appuntamenti di creatività urbana, indipendenti da Smemoranda ma indicativi di una certa tendenza culturale, come quello dello scorso 19 giugno, a Padova.



La Street art, considerata troppo spesso atto di vandalismo, ha trovato a Padova una compagna di avventura: la poesia 2.0; l' incontro è stato sostenuto con qualche difficoltà dal Comune (che non ha concesso spazi adeguati), ma è stato riconosciuto appieno e intelligentemente dall'Università di Padova. Hanno partecipato all'evento Ivan (che collabora con Smemoranda 16 mesi), insieme a Matteo Fantuzzi (autore di Kobarid), Fabio Franzin (autore di Fabrica), Francesco Terzago redattore di Poesia2.0 e AbsoluteVille.



La poesia 2.0 è quella poesia che gira sul web (si veda, per esempio, Absoluteville) e che condivide con l'arte di strada quel senso di fugacità e inadeguatezza, proprie della categoria dell'inopportuno. La proporzione è: arte figurativa sta a quadro olio su tela come poesia sta a libro - il web non è degno contenitore di contenuti tanto alti quanto la poesia, la strada non può accogliere creatività spray, e se lo fa, spesso non si chiama arte.



Ma sapete che c'è? Il mondo cambia. L'arte si evolve, e con essa si evolve anche la sua comunicazione. E credetemi, di poesia bella, sul web, ce n'è. Come sempre, bisogna avere gli occhi per scoprirla e il cuore per apprezzarla. Ma quello vale anche su carta, o no?

Ecco qualche foto della giornata:

Ecco qualche poesia della giornata:


Matteo Fantuzzi, Kobarid

Devo prendere gli antipsicotici,
è quello che ha detto Nazzoli alla clinica.
I motivi giĂ  li conoscete:
ho reazioni scomposte ed attacchi di panico.
Alle volte mi pare qualcuno mi fissi
sull’autobus, è a quel punto che cerco
di sfondare il vetro scappando per strada.
.
Fingo d’essere un terrorista due volte ogni anno,
minaccio l’autista con il tagliaunghie,
gli dico di portarmi in Piazza dei Servi:
lui ormai mi ha presente (è lo stesso da anni)
in fretta mi lascia nel luogo richiesto,
chiede scusa alla gente sul mezzo
.
e riparte. Ridendo.
.

Francesco Terzago

Prendo spesso la macchina con un altro amico mio,
insieme giriamo la città. Ascoltiamo la radio – vecchi pezzi
di musica rock che nessuno conosce piĂą, parliamo
dei nostri progetti. Di quanto ci facciano schifo i politici.
Vorremmo un lavoro per fare le cose che sappiamo fare.
E parliamo – parliamo di dove si potrebbe andare a bere
una buona birra belga, di quando ci potremo permettere
un Oban o un Lagavulin in in uno dei locali del centro.
Passiamo per i nuovi viadotti, lunghe luci blu, lunghe luci blu
stanno sopra la nostra testa. Mentre attraversiamo, lenti,
questi nuovi viadotti. Ci sono ancora quattro-cinque posti
dove puoi vedere uomini ricurvi che bruciano lo sporco
degli orti. Qualcuno, sotto alle campate dell'autostrada,
ancora cresce i rapanelli, i pomodori e delimita le semine
con delle pietre unte e dei mattoni. Stanno tirando su
qualche bella palazzina. Mi fa notare il mio amico.
Le spianate nere, le fosse, tolgono alla periferia. gli ultimi
sterpeti. Da vecchi non sapremo dove nascondere
delle bottiglie dal collo sottile, bottiglie piene di latte
dal collo sottile per fregare i serpenti. Da questi viadotti
si vedono bene, noi ce ne stiamo andando. Si vedono bene
le spianate nere. Fra un mese apriranno una nuova rampa,
indicazioni per raggiungere i remoti centri produttivi,
per raggiungere il Blockbuster, Mc Donald's, l'Ikea.
Gli elicotteri volano bassi come libellule azzurre in questo
momento che la luce del giorno contende alle illuminazioni
stradali. Ci passa affianco una colonna di mezzi militari.
Snelle palazzine dal tetto bianco, spade d'argento.
La gente vuole solidi recinti di ferro e belle tuie, belle gonfie tuie.
Prati senza bruchi, giardini sotto alla finestra della camera dei figli,
dei figli che non arrivano. Un vialetto dritto dove ci sia qualcuno
che pettini la ghiaia piĂą fine con la perizia di un monaco
vestito di grigio. Garage che si aprano a comando.
Forse non ce la faccio nemmeno piĂą a biasimarli.

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