Contributi
25/09/2007
Consumismo ecologista
Molti comprano prodotti biologici convinti di salvare l'ambiente. Ma invece di nuovi consumi serve un cambiamento politico

di George Monbiot, The Guardian, Gran Bretagna

Non doveva andare così.
i climatologi avevano detto che gli inverni sarebbero stati più umidi e le estati più secche. Quindi non possiamo dire che le inondazioni di luglio siano dovute ai cambiamenti del clima, ma neanche che siano compatibili con gli attuali modelli climatici.
A causa dell'innalzamento del livello dei mari e della maggiore quantità di pioggia caduta durante l'inverno (non dimentichiamoci che quando gli alberi sono secchi e i terreni saturi, la pioggia non sa dove andare), basterà che lo straripamento dei fiumi coincida con l'alta marea di primavera per creare i presupposti di una catastrofe.
[...]
Il nostro principale obiettivo dev'essere impedire che i ghiacci della Groenlandia e dell'Antartico occidentale si sciolgano. L'unica cosa che dobbiamo chiederci in questo momento a proposito dei cambiamenti climatici è come evitare che ciò succeda. Sono uscite decine di libri che sembrano dare tutti una sola risposta: possiamo salvare il mondo scegliendo uno stile di vita più saggio e più verde.
[...]
L'ossessione dei mezzi d'informazione per la bellezza, la ricchezza e la fama corrompe ogni argomento, soprattutto la politica ambientalista. C'è un conflitto di fondo tra il principio alla base dell'ambientalismo (dovremmo consumare meno) e il giornalismo che si occupa dello stile di vita ideale, in grado di far sentire i lettori a posto con la loro coscienza e di far vendere polli ruspanti.
[...]
Rinunciare alle cose può essere brutto sia per i mezzi d'informazione sia per i loro inserzionisti, ma è una componente essenziale dell'ambientalismo. Il capitolo del libro di Goldsmith sulla spesa etica [Sherazade Goldsmith, A Slice Of Organic Life, Hardcover 2007, NdA] ci consiglia di comprare cibo biologico, prodotti di stagione, locali, sostenibili o riciclati. Ma non ci dice mai di comprare meno.
Il consumismo verde sta diventando la piaga del pianeta. [...] Ormai ci sono due mercati paralleli: quello dei prodotti immorali e quello dei prodotti etici, e l'allargamento del secondo mercato non frena la crescita del primo.
Affoghiamo nella spazzatura ecologica: negli ultimi sei mesi i nostri armadi si sono riempiti di borse di cotone biologico che, piene di pacchetti di tè al ginseng e sali da bagno all'olio di jojoba, sono ormai un regalo obbligatorio. Ho scorte per diverse vite di penne biro fatte con carta riciclata e una mezza dozzina di caricabatterie solari in miniatura per apparecchi che non possiedo.

A luglio il Telegraph ha invitato i suoi lettori a non rinunciare alla lotta per salvare il pianeta. "C'è ancora speranza, e le classi medie, con le loro compostiere da giardino e i loro congegni ecologici, apriranno la strada al futuro". Il quotidiano dava anche qualche suggerimento utile, come quello di acquistare un "modellino di macchina da corsa a idrogeno" che, per sole 74,99 sterline, offre anche un pannello solare, un elettrolizzatore e una pila a combustibile. Dio solo sa quali metalli rari e quali procedimenti ad alto consumo di energia sono stati usati per fabbricarla. In nome della consapevolezza ambientale, abbiamo creato nuove opportunità per smaltire i capitali in eccesso.
La spesa etica rischia di diventare un altro status symbol. Conosco persone che hanno comprato pannelli solari e mini-turbine a vento prima di aver isolato i loro appartamenti: in parte perché adorano tutti questi congegni e in parte, sospetto, per far vedere a tutti quanto sono coscienziosi (e ricchi).
Spesso ci dicono che comprare questi prodotti incoraggia a riflettere sui problemi dell'ambiente, ma è più probabile che ci privi della capacità di fare politica. Il consumismo verde è un'altra forma di atomizzazione della società, perché sostituisce l'azione collettiva. Nessun problema politico può essere risolto facendo acquisti.
Le classi medie cambiano facciata alla loro vita, si congratulano con loro stesse perché rispettano l'ambiente, ma poi continuano a spendere e a usare l'aereo come prima. E' facile immaginare una situazione in cui il mondo intero compra religiosamente prodotti biologici e le sue emissioni di anidride carbonica continuano ad aumentare. E' vero, come affermano i sostenitori del consumo verde, che la maggior parte delle persone trova il modello di vita ecologico più attraente dell'austerità. Ma può anche diventare alienante. Ho conosciuto molti contadini che vorrebbero avere una piccola fattoria tutta loro, ma sono stati tagliati fuori dal mercato per colpa di quella che chiamano "equicoltura": piccoli appezzamenti di terreno agricolo comprati per costruire agriturismi e maneggi. Da quando i cittadini hanno deciso di assumere uno stile di vita biologico, in alcune regioni inglesi i prezzi dei terreni agricoli sono arrivati a 7.500 sterline al metro quadrato. Quando i nuovi proprietari si vestono da mungitori e pretendono di insegnare agli esclusi come fare il burro, rischiano di far diventare l'ambientalismo il capriccio di un'élite.

Chi prova a mettere in discussione il consumismo verde, diventa subito un moralista e un guastafeste. In contrapposizione allo scintillante nuovo mondo di aspirazioni biologiche, è costretto a parlare di fastidiose limitazioni uguali per tutti: di razionamento delle emissioni, di contrazione dei consumi, di una regolamentazione più rigida dell'edilizia, di corsie per i pullman sulle autostrade. Su nessun supplemento a colori troverete mai un articolo che parla di queste cose. Nessuna rockstar potrebbe mai vivere bene con la sua dose razionata di carbonio.
Ma questi provvedimenti, e la dura battaglia politica necessaria per farli approvare, sono purtroppo indispensabili per impedire la catastrofe annunciata dalle inondazioni di quest'estate. Non basta giocare a fare gli ecologisti. Solo quando saranno presi questi provvedimenti, il consumismo verde potrà sostituire il nostro attuale modo di fare acquisti invece di integrarlo.
Sono soluzioni più difficili da vendere, anche perché non si possono ordinare per posto scegliendo un catalogo. Sarà necessario prendere delle decisioni politiche difficili, e l'élite economica, con le sue abitudini di spesa, dovrà essere contestata, non blandita e adulata. I miliardari che hanno abbracciato la causa ecologista potrebbero scoprire all'improvviso che c'è un'altra causa per cui è importante combattere.

George Monbiot è un giornalista britannico. In Italia ha pubblicato L'Era Del Consenso (Longanesi 2004) e Calore (Longanesi 2007).

Estratto da L'Internazionale n.711 del 21/27 settembre 2007

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