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12/11/2007
Il dilemma di Google
E' l'azienda più importante della rete, ma sostiene che il suo obiettivo non è far soldi.
Se arriverà una crisi, cambierà idea?


di The Economist, Gran Bretagna

Negli Stati Uniti, ormai, si può dire che qualcosa fa parte davvero della cultura popolare solo quando finisce in un episodio dei Simpson.
Google ha già avuto quest'onore. In una puntata della serie, Marge Simpson scrive il proprio nome sul motore di ricerca e, con sua grande sorpresa, trova 629mila risultati. «E pensare che finora credevo di non essere nessuno!», esclama. Poi cerca la sua casa su Google Maps e scopre inorridita che Homer è steso nudo sull'amaca in giardino. «Ti vedono tutti, entra dentro!», gli urla dalla finestra.
Quest'episodio dei Simpson fa capire cos'è diventato Google: una grande azienda tecnologica che fornisce alle persone come Marge, dovunque si trovino, le informazioni di cui hanno bisogno.

Google, però, ha anche degli aspetti preoccupanti, soprattutto per la privacy degli utenti. E si sta facendo molti nemici nella rete.
Il filmato in cui Marge scrive il suo nome su Google è stato reso disponibile non solo sul sito della Fox, la casa che produce il cartone animato. I fan dei Simpson lo hanno messo su YouTube, un sito che appartiene a Google, violando il diritto d'autore.
Google provoca reazioni contrastanti. Alcune persone archiviano sui computer di Google foto, blog, agende, email, mappe, contatti, documenti, fogli elettronici, presentazioni e dati della carta di credito. E ora il motore di ricerca vuole aggiungere alla lista anche cartelle cliniche e un servizio per localizzare gli utenti attraverso il telefonino. Inoltre potrebbe comprare delle frequenze negli Stati Uniti per offrire tutti questi servizi attraverso delle connessioni senza fili.

Se volesse, Google sarebbe in grado di preparare un dossier su ogni singolo utente. «Forse è il problema di privacy più complesso della storia umana», osserva Edward Felten, un esperto di diritto dell'università di Princeton. John Battelle, autore del libro "Google e gli altri. Come hanno trasformato la nostra cultura e riscritto le regole del business" (Cortina Raffaello 2006), ha scritto sul suo blog: «Mi rendo conto di essere sempre più diffidente nei confronti di Google, perché mi spaventa il fatto di affidare il controllo di molti miei dati a un solo soggetto».
Google è stata colta di sorpresa da queste reazioni. L'azienda, che prima di entrare in Borsa nel 2004 aveva come slogan «Don't be evil» (non essere malvagio), si considera una forza del bene in tutto il mondo, al punto da sfidare la logica commerciale. Più volte i suoi fondatori Larry Page e Sergej Brin e l'amministratore delegato Eric Schmidt hanno dichiarato esplicitamente che il loro scopo principale non è ottenere il massimo profitto, ma migliorare il mondo.
Discorsi del genere fanno venire i brividi.
Gli editori e tutte le imprese che dipendono dalle ricerche su Google sono stanchi di questi sermoni. [...] E le critiche arrivano perfino da alcuni dipendenti (i cosiddetti googler) ed ex dipendenti (gli xoogler). Google è «arrogante» perché si crede «invincibile», afferma uno xoogler che ha lasciato l'azienda per mettersi in proprio. L'atteggiamento nei confronti dei clienti, dei concorrenti e dei soci è riassunto da frasi come «Nessuno ci può fermare» e «Li schiacceremo». L'immagine "dolce e gentile" è un "mito". Secondo questo xoogler, Google sopravvive solo grazie all'impressionante crescita del valore delle sue azioni.

Dal 2004 il titolo si è quintuplicato e oggi, dopo neanche dieci anni di vita, l'azienda vale 160 miliardi di dollari.
Secondo la banca d'affari Piper Jaffray, quest'anno Google registrerà un fatturato di 16 miliardi di dollari che produrrà 4,3 miliardi di utili. Quando entrano in casa tanti soldi, osservano alcuni, è facile ignorare gli azionisti e parlare di «fare del bene» invece che di «fare le cose bene».
Ma cosa succederebbe se i guadagni deludessero le aspettative di Wall Street o se ci fosse qualche altro intoppo? Yahoo! e gli altri concorrenti di Google sono diventati più prudenti dopo aver attraversato delle profonde crisi.
Google non ha ancora avuto difficoltà. [...]
Oggi Google non ha molto di cui preoccuparsi. La maggior parte degli utenti della rete continua a usare i suoi servizi con grande fiducia. Ogni tanto qualcuno fa causa all'azienda, ma sono più seccature che minacce. Google domina nei settori che contano e continua a incassare soldi.
In una situazione del genere chiunque può dichiarare di non essere interessato al denaro. Google però dovrà dimostrarlo anche quando i bei tempi finiranno. A quel punto gli azionisti chiederanno dei cambiamenti e forse chi naviga in rete smetterà di credere che Google agisce sempre con le migliori intenzioni.

Estratto da Internazionale n.718 del 9/15 novembre 2008, pp. 48/52

E tu cosa ne pensi?
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