Se le primarie americane scardinano tutti i pronostici, portando in campo un possibile presidente donna e uno nero, la moda, al contrario, tiene fede alla tradizione e non propone nulla di veramente nuovo.
Anche Miuccia Prada, che chiude la seconda giornata di passerelle, si occupa di variazioni sul classico invece di dedicarsi al suo continuo ripensamento della divisa maschile. Con irriverenza ed estro, ormai marchio di fabbrica, questa stagione prende sotto esame la camicia e il gilet. La prima diventa un abito da sera con allacciatura spostata sulla schiena e doppio collo; il secondo si trasforma in una sorta di slip a vita alta da allacciare come cintura da smoking. Tutto ha il sapore di scardinamento dei simboli maschili che, da una parte imprigionano gli uomini (il famoso colletto bianco o la cravatta); dall’altra tentano di liberarli (come le mutande a vista degli skaters con i pantaloni a vita bassa). Ma il risultato ribadisce quanto sia difficile, se non impossibile, emancipare l’uomo dalla gabbia giacca-camicia-cravatta. Proponendo un’alternativa eccentrica invece che propositiva.
Il resto degli stilisti guarda al classico. Qui, nella cornice delle sfilate maschili, da sempre deputata agli esperimenti e all’innovazione. Così, per assurdo, sono proprio le proposte tradizionali a rivelarsi le più sicure e le più facili (come visto da Salvatore Ferragamo, Bottega Veneta, Neil Barret, Emporio Armani e Haute).
Da annotare, infine, il ritorno del montone e del parka, due soprabiti che diventeranno il tormentone della prossima stagione fredda.
Fonte: www.repubblica.it

