Contributi
27/04/2009
L'Alligatore intervista Max Manfredi
Di lui, De André diceva che era il più bravo cantautore italiano. Max Manfredi ha iniziato a cantare negli anni Novanta, e ha da poco pubblicato l'eccezionale Luna Persa. L'Alligatore l'ha intervistato.

di L'Alligatore

Non tutto è perduto, di cantautori bravi in Italia ne abbiamo ancora. Prendete Max Manfredi, da Genova, “il più bravo tra i cantautori italiani”, secondo un certo De André, con il quale aveva scritto “La fiera della Maddalena”, presente pure in “Luna Persa”, album uscito sul finire dello scorso anno che continua ad ottenere successo di critica e pubblico. Una luna persa crescente, se mi passate la battuta.
Dodici brani, più il duetto con De André, ricchi di tensione civica e momenti di poesia surreale. Dalla forte ironia de “L’ora del dilettante” alla ballata moderna “Il regno delle fate”, dal circense e kusturichiana “Zimbalom” all’allegoria sulla guerra “Il morale delle truppe” al capolavoro di scrittura ed esecuzione “Il treno per Kukuwok” alla lunga title-track con tutti gli strumenti possibili ed immaginabili. E poi “La fiera della Maddalena”, canzone già presente nel secondo album del cantautore genovese, l’ormai introvabile “Max” (1994) e per questo riproposta oggi.
Quinto album per questo incredibile raccontatore di storie, vincitore nel 1990 con l’esordio “Le parole del gatto” della “Targa Tenco per la miglior opera prima dell’anno”, davanti al disco di Ligabue (due carriere parallele, per certi versi, le loro), spesso sui palchi a suonare con la sua giacca di pelle e la barba da …cantautore vero.
Di questo e di molto altro abbiamo parlato in questa conversazione tramite...

Come nasce una tua canzone? Prima il testo e poi la musica o il contrario?
A volte viene prima il titolo… altre volte nasce un clima, e da quello prendono forma delle linee melodiche e delle frasi, delle immagini, dei suoni. Il tutto poi, quando va bene, sedimenta in canzone. In alcuni casi scrivo prima il testo, in altri, la musica. Ma di solito sono “beni ad offerta congiunta”…

Il modo di scrivere una canzone e le modalità di farlo sono cambiati nel corso degli anni? Le moderne tecnologie hanno influito in meglio o in peggio … o per nulla?
Nel corso dei millenni, forse, qualcosa è cambiato. Ma meno di quanto si pensi. Influiscono le aree geografiche e le condizioni storiche in cui nascono le canzoni, certamente. Eppure si scorgono fili che collegano, in musica, le culture più diverse.
E’ un po’ come succede ai “clipeologi”, quelli che vogliono indicare comuni filiazioni extraterrestri alle varie civiltà antiche, sulla scorta di reperti archeologici. Chissà da dove è venuta la canzone… dal grembo di Dio, dicevano gli Ebrei (credo).
E’ come se le canzoni fossero donne che, a seconda della festa a cui sono invitate, cambiano vestito. Ma donne eterne, come la “She” dei romanzi di Haggard, o l’Antinea del reame di Atlantide.
Naturalmente, in età contemporanea esiste una serie di possibilità e necessità dettate dalla tecnologia. Gli antichi Greci cantavano, ma non incidevano dischi. Gli attori si amplificavano attraverso le maschere (ergonomia geniale!). Oggi il disco, una volta registrato, si può “correggere”; i suoni si tramutano, si spostano, è il cosiddetto “editing”: una specie di Gondrand dei suoni. Ai tempi delle mondine, non c’era, e nemmeno ai tempi di Louis Armstrong. E che dire delle “spie”, dei side-monitor, degli ear monitor, degli effetti strumentali e vocali, della elettronica interattiva?
Ma insomma, una volta si parlava attraverso l’acqua del fiume, poi coi megafoni, poi col telefono, poi coi cellulari, poi col computer… però l’essenziale è che si parla, e il problema è quel che si dice. In fondo la canzone altro non è che un parlar cantando. E centellinando e vigilando le frasi.

Come sono nate le canzoni di “Luna Persa”? Dalla scrittura agli arrangiamenti, deve essere stato un lavoraccio …
Le canzoni sono state scritte da me, riprese e rimaneggiate, nel corso di molti anni. Il lavoro di orchestrazione, invece, è stato relativamente più veloce. Ho potuto contare sugli amici musicisti della Staffa, e questo ci ha permesso di non rivolgerci a un “produttore artistico”, e di scannarci amabilmente tra noi. Abbiamo anche pensato di “smistarci” gli arrangiamenti. Così “L’ora del dilettante” è stata orchestrata da Federico Bagnasco, “Libeccio” da Fabrizio Ugas, “Aprile” da Matteo Nahum, “Luna persa” un po’ da tutti.

Mi ha molto colpito “Il treno per Kukuwok”. Sembra un racconto surreale alla Berardi e Milazzo, noti per il fumetto western Ken Parker. L’immagine di partenza è stata quella del cartello sballato in stazione a Pavia? E poi …
Mi piace l’accostamento a Ken Parker. Non sono un intenditore di fumetti, ma amo molto quel mondo.
Praticando i treni dei pendolari la mattina presto, mi sono per così dire impregnato, quasi in modo ipnagogico, di frammenti della loro esistenza.
Qui ho assistito a scene in confronto alle quali “Discovery channel” è un canale buonista: lotta per una spazio vitale fra i letargici Genovesauri e i mattinieri ed agitati Vogheropitechi.
Uno spazio vitale dalle funzioni dubbie e precarie, come sa chi pratica questo sport estremo detto Trenitalia.
Anch’io, del resto, “pendolavo”, seppure per motivi musicali. La scritta sbagliata sul teleindicatore, Kukuwok, ha poi raccolto sotto il suo marchio “cinematografico” l’idea di un viaggio (tra realtà ed immaginazione), dove le deportazioni di pellerossa nelle riserve si trasformavano nella microemigrazione del popolo pendulo.
In comune c’era la distruzione della memoria: per i pellerossa o i vecchi delle pianure italiane, ma anche per i trentenni alienati e precari di adesso, che sempre più vedono sostituite le esigenze dei ricordi con l’applicazione di una memoria fittizia, mediatica, quasi come i replicanti di “Blade Runner”.
Una distruzione sistematica, subdola e strutturale, di cui parlare qui sarebbe lungo… e poi non mi ricordo.

“Il morale delle truppe” è un modo di guardare alla guerra originale, da scrittore novecentesco. Ci sono modelli letterari ai quali ti sei ispirato? Per la canzone o per tutto il cd …
Sì, hai colto nel segno. Scrivendola ho pensato di reinventare un’atmosfera da regno austroungarico. In effetti avevo in mente “Il soldato Schweik” ed anche “Il deserto dei Tartari”, tanto per dirne due. Nel regno austroungarico, per certi versi sicuramente più divertente del nostro, si mandava la gente al macello nelle guerre e imperava una dissennata burocrazia. Ogni somiglianza col nostro mondo attuale è evidente.
Volevo parlare del paradosso per cui, una volta finito il travaglio lavorativo, ci sono coloro che – invece di cominciare a pensare a divertirsi seriamente – cadono nella depressione.
E’ venuta invece fuori una allegoria, come una antica stampa satirica.
In genere non mi ispiro a modelli letterari. Le letture, come i film, come gli odori, i sogni, gli affetti… possono contribuire alla costruzione artigianale del mondo simbolico della canzone.

De Andrè. Quest’anno tutti lo celebrano, tutti hanno qualcosa da dire, anche chi in realtà non l’ha mai conosciuto e/o compreso veramente. Tu con lui hai lavorato, nel tuo recente cd riproponi “La fiera della Maddalena”, cantata insieme. Donami un ricordo, mi sento molto ignorante in materia …
Sai, quando mi chiedono aneddoti su Fabrizio rispondo sempre che ci sono ormai tonnellate di pagine sulla sua biografia/agiografia. Che dire? In sala d’incisione si svegliava incazzatissimo e si placava con una bottiglia di plastica da acqua minerale piena di caffellatte. Può essere probante? Era molto interessato all’astrologia. Mi disse che si potevano fumare i gambi d’aglio essiccati. Giocava a carte mentre io bevevo, dopo cena…
Con me è stato sempre molto gentile. La prima volta che lo conobbi personalmente, nel teatrino di Bagnacavallo, complice l’amico Vanni Pierini, lo avvicinai confessandogli la mia paralizzante timidezza. Lui mi rispose che era timido anche lui. E cominciammo a discorrere. Perché i genovesi sono ritrosi, quasi scontrosi, ed inguaribilmente ciarlieri.
Anche se non ci conoscevamo, si è comportato da amico. Probabilmente, se avessimo avuto altro tempo su questa terra per conoscerci meglio, un poco più amici lo saremmo diventati.

Blog, myspace, Facebook, tra un’ora chissà cosa ci sarà… Cosa ne pensi di quello che ha scritto lo scrittore Aldo Nove (cacciato 3 volte da Facebook) su Facebook? Dice: “…su FB non si pensa. Su FB non si inventa? Su FB si fa esattamente quello che sotterraneamente ti viene detto di fare, nell’illusione che sia tu a sceglierlo.” Insomma, una democrazia assoluta “di facciata”. Perfetta metafora della società attuale, dico io …
La mia impressione è che tutto questo scatenamento di comunicazioni in rete sia simile agli esperimenti del cosiddetto “precinema” su luce e movimento, dalla camera oscura alla lanterna magica, e poi zootropio, fasmascopio, teatrino di Reynaud, prassinoscopio…
Il tutto preluderebbe mitologicamente alla “realtà virtuale”, quella dei primi romanzi di Gibson, che ancora non c’è e chissà se mai ci sarà.
Un altro motivo del successo di facebook e forme simili, potrebbe riguardare l’illusione di scavalcare la granitica stitichezza dei media, per informare e comunicare e, insomma, affermarsi in modo confusamente autarchico.
Poi c’è l’illusione magica di conoscere facilmente altri membri della tribù, o addirittura esponenti di tribù diverse.
Non parlerei di “democrazia assoluta”, a meno di non utilizzare ironicamente quello che è già un controsenso. C’è una specie di delirio comunicazionale, ma in realtà è come raccogliere i coriandoli della festa di qualcun altro, come nell’ultima scena dell’Orfeo negro.
E’ poi come una vasca dei pesci rossi, un ecosistema dove si tengono d’occhio i vari eventi, e i vari animali, e si definiscono strategie. Ricalca il mito fantascientifico di un’umanità controllata da imperscrutabili padroni extraterrestri.
Il fatto che ci sia un controllo, ed una censura, su quello che viene pubblicato, la dice lunga. D’altra parte ci sono i padroni di casa, gli invitati devono mantenere un minimo di decoro…
Che dietro ci sia anche l’inconfessabile, masochistico godimento infantile di sentirsi osservati e controllati nel bel mezzo dell’ ostentazione della libertà? In fondo Adamo ed Eva hanno cominciato a divertirsi (e a vestirsi, quindi a spogliarsi) “dopo” l’idillio edenico…
Per la musica la Rete è positiva o solo una vetrinetta? Qual è il tuo rapporto con Internet, con questa “nuova lingua sconosciuta”?
E’ una vetrinetta, anzi, una vetratona utile. Ma, attenzione: se i tasselli del mosaico sono isolati e singoli, serve a poco. Quando si comincia a convogliarli verso una figura intera, riconoscibile, può essere funzionale.
E’ la logica del formicaio: il formicaio ha un cervello pensante che si rende conto dei movimenti dei gruppi di formiche e le convoglia. La singola formica è niente. La nostra società, orfana dell’individualità, si rifugia negli specchi del narcisismo soggettivo, che d’altronde è necessario alla lusinga pubblicitaria e alla vendita delle merci, concrete o astratte che siano.

Ti piace di piĂą scrivere, registrare o suonare dal vivo?
Dico sempre che ho preferito la disciplina della canzone ad altre per le quali, come si diceva a scuola, ero “portato”, in quanto lì la parola non è soltanto scritturale, ma anche fisiologica. Non è solo incartata, ma incarnata.
Questo, in fin dei conti, mi piace di più: una scrittura che diventa voce, suono, colore, luce. Potrebbe essere il cinema, il teatro. La canzone, infine, è un organismo ibrido e vitalissimo. Una scrittura da abitare, come se fossimo architetti.
Ma amo anche i libri: maneggiarli, sfogliarli e, qualche volta, leggerli. PiĂą di rado, scriverne.

I tuoi progetti futuri?
In non so che film americano, non so che attrice in procinto di sposarsi, al futuro o ipotetico marito, che le chiede: “Cosa vuoi vedere in viaggio di nozze”? risponde: “Un mucchio di soffitti”.
I miei progetti futuri invece si realizzeranno, penso, nel calcare una serie di palchi, piazze e pedane…
Concerti, quindi, piĂą qualcosa che riguarda da vicino il teatro.
E la speranza di trovare sempre da cenare prima o dopo i concerti.

QUESTO E’ IL SUO SITO http://www.maxmanfredi.com/
QUESTO E’ IL SUO MYSPACE http://www.myspace.com/manfredimax

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