News del giorno: il più importante premio letterario italiano, il Premio Strega, è stato assegnato ieri a Tiziano Scarpa, storico collaboratore di Smemoranda 12 mesi, l’agenda letteraria della famiglia Smemo che ospita ogni anno i racconti dei migliori scrittori italiani.
In occasione di questa prestigiosa vittoria, di cui anche noi siamo molto fieri, vi proponiamo il racconto che Tiziano Scarpa ha firmato per l’edizione 2009 dell’agenda.
Congratulazioni a lui. E buona lettura a voi!
Ultime notizie
di Tiziano Scarpa
Da ragazza non sapevo nemmeno se lo volevo, un uomo. Di una cosa però ero sicura: ricco o spiantato, alto o nano, non doveva essere un tifoso di calcio.
Da piccola mi faceva orrore mio padre che teneva la radiolina all’orecchio la domenica pomeriggio, mentre facevamo una passeggiata sul lungomare. Al liceo mi facevano orrore i miei compagni che leggevano soltanto La Gazzetta dello Sport. Adesso mi fanno orrore i miei colleghi in tribunale che si vantano perché ha vinto la squadra del cuore, come se loro ne avessero qualche merito.
Prima di mettermi con qualcuno cerco di capire se gli interessa il calcio. Se gli interessa, a me non interessa lui.
Ovviamente non è il mio unico criterio per scegliere gli uomini. Ma i tifosi di calcio sono gli smidollati peggiori. Hanno ceduto le armi alla nostra epoca, senza farsi domande su com’è organizzata la vita che viviamo. Non gliene importa niente se a un passo da qui la gente si scanna o muore di fame, loro guardano i risultati delle partite, fanno l’abbonamento di messaggini sul cellulare per sapere chi ha fatto gol.
Due anni fa ero a una cena, a un certo punto qualcuno ha proposto che ci rivedessimo tutti insieme qualche giorno dopo per una finale, i mondiali, gli europei, non mi ricordo, io di calcio non ne so niente. Anche a questo Enrico, gli hanno chiesto se voleva venire a vedere la partita. Lui ha risposto con un sorriso: “No, grazie. Non mi interessa.â€
Mi ricordo che si è diffuso un certo stupore nella stanza, pareva impossibile che esistesse qualcuno in Italia che non guardava quella partita (penso proprio che fosse la finale dei mondiali). Eppure lui aveva risposto con semplicità , senza mettersi in posa da quello che vuol far vedere a tutti che a lui della finale dei mondiali non gliene importa nulla. Da quel momento Enrico ha cominciato a incuriosirmi. Sono stata io a farmi avanti, l’ho cercato, gli ho telefonato. L’ho corteggiato.
Insomma, ecco, io adesso abito con quest’uomo da due anni.
Le cose sono andate così: al momento di portare i mobili dentro la nostra nuova casa, Enrico mi ha chiesto se ci tenevo al televisore: “Ci fa perdere tempo,†mi ha detto.
Io ho pensato a tutte le serate che ci aspettavano, da passare insieme inventandoci ogni volta qualcosa da fare insieme, invece di stare imbambolati davanti a uno schermo.
La proposta di Enrico mi è sembrata una dichiarazione d’amore aggiuntiva, la variazione di un “ti amo†detto con parole diverse: a me piaci tu, voglio abitare con te, non con la tivù, stiamo insieme più che si può. E così ho sfrattato il mio televisore, l’ho lasciato sul marciapiede sotto il mio vecchio appartamento.
Mi sono resa conto che da quando sono al mondo ho vissuto in una casa dove c’era la televisione. Per me era un fatto naturale, non ci badavo neanche più. E comunque, smettere di guardarla non è stato poi così difficile.
Già che c’eravamo non abbiamo fatto entrare in casa neanche la radio.
Io avevo un mio computer, ce l’ho ancora. Non lo uso molto, ma qualche giro in rete lo faccio, la posta elettronica, ogni tanto un po’ di chat, una chiacchierata su skype. Niente di particolare. Enrico fa a meno anche di quello. Non ha un computer, e il mio non lo usa mai.
Non legge i giornali. Non solo la Gazzetta, ma neanche il Corriere, la Repubblica, la Stampa, il Giornale, l’Unità , Libero, il Manifesto, i quotidiani locali, niente.
Ci ho messo un po’ di tempo a rendermi conto che c’era qualcosa di strano in lui. Chi è Enrico? Da dove viene l’uomo con cui abito insieme da due anni?
Il mio amore non è di questo mondo. Appartiene alla vita, ma non a questo mondo. Non sto dicendo che è un alieno, non sono pazza. È una specie di monaco di città . Un monaco di clausura che vive all’aria aperta. Un eremita della vita, travestito da persona qualsiasi, ecco l’idea che mi sono fatta di lui vivendoci insieme.
Di mestiere fa il postino. Consegna notizie alla gente. Anche le lettere sono notizie, sono resoconti sui cambiamenti delle cose, avvertimenti di situazioni nuove, ma Enrico non ne viene a conoscenza, lui infila nella buca involucri chiusi, che non può leggere.
Il mio amore non sta appeso a quella fantasmagoria di informazioni e stati d’animo che ci attraversa la testa, e che noi chiamiamo “attualità â€. Ma non è un menefreghista. Fa molta attenzione a quello che gli succede, è concentrato su chi gli sta vicino, si prende cura dei suoi dintorni. Litiga con i nostri condomini, invita in casa a mangiare i barboni. A volte litiga con i barboni e invita i nostri condomini. Ma il resto, l’attualità , per lui è come se se non ci fosse. Standogli accanto, comincio a chiedermi se il mondo che ci arriva dalle informazioni esista veramente o sia un’invenzione dei media, un sogno.
Io mi sono innamorata di un uomo che non sa chi ha vinto il campionato, ma nemmeno chi ha vinto le elezioni, che governo abbiamo, quali guerre principali sono in corso nel pianeta, chi è stato ucciso di recente nelle circostanze misteriose che appassionano tutti gli italiani, qual è il film più visto, come va l’economia, chi è il presidente degli Stati Uniti.
“Non sai chi comanda il paese più potente del mondo?â€, gli chiedono i miei amici.
Lui alza le spalle con il suo sorriso sereno, loro si scambiano occhiate.
All’inizio mi vergognavo. Voglio dire, prima o poi in una cena salta sempre fuori un commento sugli ultimi film, ma io ed Enrico facciamo scena muta. Non sappiamo niente neanche dell’ultimo assassinio alla moda, dell’ultima gaffe del presidente del consiglio. Qualcuno dice una frase e tutti scoppiano a ridere, tranne io ed Enrico. Ci facciamo ripetere la battuta e loro ci spiegano che è il tormentone di un comico televisivo.
Eppure Enrico non è un misantropo, sta volentieri in compagnia, gli piace uscire con gli amici.
Esistono gli animalisti, i vegetariani, i vegani, e altri ancora più fondamentalisti. Enrico è uno che non mangia notizie. Non so come faccio a stare con un uomo che si disinteressa dell’attualità , io che sarei abituata a sfogliare almeno un quotidiano al giorno (dovrei farlo, anche per lavoro, sono avvocato). Prima di abitare con lui cenavo quasi ogni sera davanti a un tigì.
Forse avevo bisogno di avere vicino qualcuno di puro. Sì, penso che la sua sia una forma di purezza. Non so se è un egoista o un saggio. So che io ne ho bisogno.
Che rapporto abbiamo, noi, con la Storia? Siamo liberi, oppure non siamo nient’altro che il frutto di quello che succede nei giornali? Essere aggiornati sulle nuove leggi è una consolazione inutile? Dà l’illusione di afferrare il mondo, che invece se ne sta lontano, a decidere il nostro destino?
Certe volte penso che io sono un filtro. Il mio compito nella vita è proteggere Enrico. Lo preservo nella sua condizione. È una persona anche lui, una coscienza immersa nel suo corpo, è un organismo imbevuto di sangue come tutti gli altri. Nella sua bocca scorre la saliva, il suo intestino genera escrementi, la sua pelle traspira sudore, non è mica un angelo. Ma la vita in lui scorre senza l’inquinamento dell’attualità . Non so come faccia a camminare per la città senza fare caso ai cartelloni pubblicitari, alle edicole, alle vetrine, alle scritte sui muri, a tutte le cose che parlano del nostro tempo. Semplicemente lui non ci bada.
Quest’epoca è una voce ininterrotta che pretende la nostra attenzione, ci chiama con i suoi amplificatori potenti, le insegne luminose. “Guarda qui, ascolta, leggi: in questo momento sto succedendo soltanto io, la tua epoca, sono immensamente più importante di te. Io sono il mondo, mentre la tua è soltanto un’esistenza, sei un mio sottoprodotto, una mia conseguenza secondariaâ€.
Non è sempre tutto così facile. Certe volte mi irrito. Enrico guarda il cielo, e dice: “Che bello, oggiâ€, e io di punto in bianco sbotto: “Che ti credi, che sia l’eternità a mandarti un messaggio? Non lo sai che in questi anni, a causa del buco dell’ozono, dei rivolgimenti climatici, delle emissioni di gas, il colore del cielo è particolarmente brillante e profondo? È un celeste dopato, è un pigmento sintetico anche quello! Non c’è nessun posto al mondo che sia al riparo dalla Storia, dalla nostra miserabile cronaca, amore mio, neanche il cielo.â€
Enrico non protesta, mi ascolta con attenzione. Risponde, anche. Ma ha uno strano modo di parlare. Strano non perché sia arzigogolato, anzi, è fin troppo comune. Mi sono accorta che da quando lo conosco non ha mai detto niente che non fosse una frase fatta. No, grazie. Non mi interessa. Ti amo. Perdiamo tempo. Che bello, oggi.
Un’altra al posto mio si annoierebbe a morte, ma Enrico dice le cose al momento giusto, quando parla è come se tutto l’universo infilasse al primo colpo il filo nella cruna di un ago. Il paesaggio si addensa in un punto minuscolo, la bocca di Enrico. Le sue parole danno senso a tutto quello che sta succedendo in quel momento, ne fanno parte. Sarà che non sono obiettiva, forse essere innamorate significa proprio trovare chissà quale significato in quello che dice la persona che ami, può darsi. Ma a me sembra che Enrico dica cose originali. Proprio cose, non parole. Le sue frasi generiche contano per la situazione in cui vengono dette. Sono parole piene di tutto quello che c’è intorno.
Però certe volte persino io mi spazientisco, e allora stasera sono tornata a casa e gli ho detto che ero un po’ stufa della sua indifferenza ai notiziari. Ho canticchiato la sigla del telegiornale, senza ridere, ho tirato fuori un foglio di carta e ho letto: “Al giorno d’oggi sappiamo che la gonadotropina corionica, altrimenti detta HCG è una glicoproteina prodotta dalla placenta. Si tratta di un ormone che ha il compito di bloccare il ciclo e creare un ambiente favorevole per la fase iniziale dell’embrione. È composto da due parti, una detta alfa e una detta beta, che è quella rilevata nell’urina da pratici test acquistabili in farmacia o all’ipermercato, ed effettuabili comodamente a domicilio.â€
“E allora?â€, ha detto Enrico.
“E allora sono incinta!â€
Tiziano Scarpa è nato nel 1963 alla Pietà , l’ospedale che un tempo era l’orfanotrofio di Venezia. Qui Antonio Vivaldi insegnava il violino e componeva musica per le ragazze orfane, che suonavano semi-invisibili dietro le grate della chiesa. Da questa coincidenza scaturisce il suo romanzo più recente, Nera madre, pubblicato da Einaudi. Nel 2008 sono usciti anche le poesie Discorso di una guida turistica di fronte al tramonto (Amos edizioni) e il dramma teatrale L’inseguitore (Feltrinelli). In rete scrive su ilprimoamore.com.

