Tutti abbiamo odiato qualche professore. Ok, la maggior parte. Ma non è sempre così, per fortuna. C'è sempre qualcuno che vale la pena; qualcuno, perfino, che si può chiamare maestro (sensei?). E allora, succedono cose come quella che leggiamo sul corriere di oggi: Un professore molto amato è costretto ad andare in pensione, e gli studenti non ci stanno. In fondo, dicono, ha solo 61 anni: ce ne può regalare ancora qualcuno, no?
Così, i ragazzi pubblicano un appello su Facebook, fanno volantinaggio davanti a scuola (va bene il web, ma a volte serve pure la carta). E scrivono:
"Giù le mani da Guido! Dopo 40 anni di onoratissimo servizio come insegnante, divinità part-time e sex symbol, il nostro eroe sta per essere rottamato da ministero. Lui stesso si rifiuterà di cedere alla postmoderna proposta e di lanciare il selvaggio grido "ROTTAMAMI!" su esplicita richiesta delle alte cariche del Berchet. Ma ora tocca a noi, facciamo sentire a chi di dovere che Guido non si tocca!
Giù le mani dal rottamando!"
Non sappiamo bene come andrà a finire. Però, di una cosa siamo sicuri: il professor (di filosofia) Guido Panseri può andare fiero del suo lavoro. Insegnare non significa solo passare carte e nozioni, consumare gessetti, gridare a volte. C'è da fare molto di più. E a giudicare dal comportamento dei suoi studenti, il professor Panseri quel molto di più l'ha fatto.

