Iniziative
06/11/2007
Europa chiama Lavoro
Il 21 novembre prossimo si terrà al Parlamento Europeo una conferenza interamente dedicata al tema del Lavoro Precario, per chiedere a tutti gli Stati Membri una regolamentazione comune (e comunitaria) dei meccanismi attuativi della cosiddetta "flessibilità"...

di Antonio Incorvaia

Una volta tanto, l'Italia non è la culla di tutti i mali. E nonostante i mali dell'Italia rimangano sempre e comunque un po' più gravi e un po' più cronici di quelli degli altri Paesi, esistono patologie virali che, negli ultimi anni, hanno colpito tutta l'Europa e una buona fetta del resto del Mondo. Una di queste è il Lavoro Temporaneo, che laddove esistono garanzie, tutele, retribuzioni adeguate e ammortizzatori viene definito «Flessibilità» ed è una risorsa preziosa per un mercato dinamico e all'avanguardia, mentre laddove garanzie, tutele, retribuzioni adeguate e ammortizzatori non esistono viene definito «Precarietà» ed è una piaga che colpisce milioni e milioni di persone - nella fattispecie giovani tra i 25 e i 35 anni, in prevalenza neolaureati - e che mina nei suoi fondamenti primari la sopravvivenza stessa, economica e sociale, di una nazione.

Per cercare di mettere un freno all'uso scorretto e indiscriminato di Lavoro Temporaneo e per individuare e sollecitare una chiave comune di regolamentazione del problema su scala europea si è costituito, grazie alle opportunità di coesione e interazione offerte da Internet, un network battezzato come Generation P e costituito da una serie di associazioni e/o community particolarmente attive nei propri rispettivi Paesi nella lotta alla Precarietà: Génération Précaire (Francia), DGB-Jugend (Germania), Fairwork e.V., Germany Plattform Generation Praktikum (Austria), European Parliament Stagiaires Association (Belgio) e Generazione Mille Euro (Italia).
Il primo obiettivo di Generation P è quello di portare all'attenzione del Parlamento Europeo di Bruxelles il tema del Lavoro Temporaneo nella sua attuale e autentica drammaticità, e per fare questo è stata indetta per il prossimo mercoledì 21 novembre una conferenza dal titolo "Generation P - Internships: A Form of Precarious Employment in Europe" (in italiano: "Generazione P - Lavoro Temporaneo: Una Forma di Occupazione Precaria in Europa"), durante la quale verrà proposta e presentata una petizione comunitaria contro il dilagare delle "Internships" - quelli che in Italia corrispondono a stage, contratti a progetto, contratti atipici e para-subordinati - e contro la mancanza di una legislazione in seno all'UE che normalizzi il problema attuando le medesime strategie correttive in tutti gli Stati Membri, anziché lasciare l'iniziativa alle (spesso molto più che latitanti, soprattutto in Italia) amministrazioni locali.
Di seguito un estratto dei punti salienti del documento stilato da Generation P:

La situazione
Negli ultimi anni, la struttura del mercato del lavoro è cambiata drasticamente, con condizioni di difficile occupazione divenute sempre più diffusamente prevalenti in tutta l'Unione Europea (EU).
Questa evoluzione ha colpito in particolare i giovani, che incontrano enormi problemi nell'accedere al mercato del lavoro e che in molti casi si trovano ad affrontare condizioni gravose come le scarse retribuzioni, i periodi di impiego altamente variabili, la limitata sicurezza sociale etc.
Un esempio in cui le condizioni sono spesso molto precarie è il cosiddetto "lavoro temporaneo".
[...]
Certamente, un lavoro temporaneo prima o durante gli studi può essere un valido strumento per consentire ad un ragazzo di mettere in pratica le conoscenze teoriche assimilate all'Università e di orientarsi professionalmente. E può altresì estenderne l'esperienza individuale per agevolare una sua migliore integrazione nel mercato del lavoro. Un corretto e onesto lavoro temporaneo fornisce questi benefici nel momento in cui soddisfa un bisogno del datore di lavoro limitato nel tempo, eroga un compenso appropriato, è soggetto agli standard di sicurezza sociale ed è strettamente correlato ad un progetto di formazione (ad esempio, un programma di studio).
Sfortunatamente, molto spesso il lavoro temporaneo non contempla queste condizioni, perdendo il suo carattere educativo. Quel che è peggio, un buon diploma universitario e un'ampia varietà di esperienze temporanee durante gli anni dello studio non garantiscono più l'accesso al mondo del lavoro e ad un impiego adeguato.
Secondo una ricerca della German Trade Union Confederation (DGB), quasi il 40% dei neolaureati si trova a svolgere lavori temporanei. La metà degli intervistati di una ricerca della German HIS ha dichiarato che il loro lavoro temporaneo non li ha affatto aiutati a trovare poi un impiego stabile. I loro compiti come lavoratori temporanei spesso equivalgono a quelli di un dipendente, ma senza analoga retribuzione. Il 50% dei neolaureati lavoratori temporanei non è proprio pagato, secondo una ricerca della DGB. Il cosiddetto "lavoro temporaneo", infatti, non è altro che un lavoro subordinato a tutti gli effetti che viene classificato come "lavoro temporaneo" al solo scopo di non versare un regolare salario e le tasse ad esso associate.
I giovani accettano queste difficili e disoneste condizioni perché le circostanze li obbligano a farlo. Se non trovano un adeguato lavoro stabile ma soltanto lavori temporanei, è chiaro che preferiscono questi alla disoccupazione. Né, d'altra parte, esistono alternative se le principali organizzazioni - siano esse società imprenditoriali, imprese no-profit o addirittura la pubblica amministrazione - offrono più lavori temporanei che lavori stabili. La conseguenza è stata la nascita di un "mercato del lavoro temporaneo" parallelo a quello tradizionale in molti paesi dell'Unione Europea. Tra quelli nei quali lo scenario appare particolarmente preoccupante ci sono la Francia, la Germania, l'Italia, la Spagna e l'Austria. Perfino le istituzioni europee e le loro lobby sono salite su questo carrozzone.
Le conseguenze socio-economiche sono enormi e hanno un impatto negativo su tutti gli stati dell'Unione Europea. A causa degli stipendi bassi (o inesistenti), i lavoratori temporanei non versano tasse o contributi di previdenza sociale in quanto rientrano al di sotto del tetto minimo utile. Così come il fatto che le aziende impieghino un esubero di lavoratori temporanei - talvolta superando addirittura quello degli impiegati regolari distorce il mercato interno europeo e ha effetti negativi sull'intero potere di acquisto dell'EU.
Per finire, i giovani impiegati in questi cosiddetti "lavori temporanei" non possono pianificare il loro futuro (per esempio, crearsi una famiglia), cosa che aggrava ulteriormente i problemi demografici dell'Europa. Questo spesso si accompagna a povertà, problemi sociali e ad una visione pessimistica dei benefici dell'integrazione dell'integrazione europea.
In conclusione, i recenti sviluppi nell'ambito del lavoro temporaneo rappresentano realmente una spinta verso il basso per quanto concerne la creazione di un modello sociale europeo.

Le richieste
La situazione sin qui evidenziata non può più essere accettata.
[...]
Per questo, si richiede al Parlamento Europeo:
1. di sollecitare l'intervento dell'Unione Europea
- per includere il lavoro temporaneo nelle statistiche che interessano l'UE
- per ottenere dagli Stati Membri dati statistici sul lavoro temporaneo e, sulla base di questo,
- di produrre uno studio comparativo sulle differenti modalità di lavoro temporaneo in uso negli Stati Membri
2. di correggere l'impatto negativo del lavoro temporaneo sugli Stati Membri dell'UE adottando misure legislative e standard europei comuni.
Questi dovrebbero includere
- una limitazione alla durata del lavoro temporaneo
- uno stipendio minimo locale
- garanzie di sicurezza sociale conformi alle specifiche condizioni di ciascun Paese
- una connessione trasparente tra lavoro temporaneo e programma educativo scolastico

A dimostrazione che la lotta alla Precarietà non è soltanto «un branco di giovani senza gambe e senza cervello che non sanno fare altro che lamentarsi», come sostiene qualcuno, ma è soprattutto intraprendenza, propositività e voglia di sviluppare un progetto che miri ad un beneficio collettivo e non semplicemente individuale.
Dopodiché, se non c'è peggior sordo di chi non vuol sentire, è un altro paio di maniche...

Collegamenti esterni: Generation P | Generazione Mille Euro

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