Ho tra le mani un libro interessante. Sarebbe, in realtà, il primo numero di una rivista annuale, ma mi sembra più corretto chiamarla "libro". Un libro che si interroga sul significato della libertà, argomento non semplice, spesso banalizzato e utilizzato per fare della facile propaganda. Questo libro è invece un tentativo serio di parlare dell’argomento. L’ha realizzato una scuola di Trento, il Liceo Scientifico e Linguistico Leonardo da Vinci, che ha deciso di intervistare personaggi noti del mondo della cultura girando intorno a questo argomento.
Gli studenti, coordinati dalla prof.ssa Cecilia Dalla Torre e dal prof. Stefano Paternoster, hanno interrogato sull’argomento personaggi come Milena Gabanelli, Moni Ovadia, Don Ciotti, Riccardo Iacona, Giuseppe Ayala, solo per citare i primi che mi vengono in mente. Quattro tematiche forti, quali “libertà e informazione”, “libertà e margini”, “libertà e istituzioni”, libertà e cultura” per più di 200 pagine ben impaginate e con chiara e semplice presentazione. Un lavoro molto professionale, sia nei contenti, sia nella forma. Quando andavo a scuola io, una ventina di anni fa, non si facevano cose così belle.
Ne ho parlato con Stefano Paternoster, per capire come si è svolto il lavoro e cosa si è voluto fare.
Com’è nato questo progetto?
Nel modo più semplice possibile. Inizialmente è stata una delle tante idee che passano per la testa, quei pensieri che iniziano con “sarebbe bello fare...” e che poi magari vengono abbandonati, solo che una volta che condivi uno di questi pensieri con i tuoi studenti e loro lo trovano interessante, non puoi più tirarti indietro. Nel nostro caso l’idea di partenza era costruire una serie di incontri e interviste con varie persone legate al tema della libertà. Ipotizzati i primi nomi da intervistare e le possibili chiavi di letture del tema, un gruppo variegato di studenti provenienti dalle prime fino alle quinte del nostro Liceo hanno deciso di prendere sul serio quello che all’inizio poteva sembrare solo un pensiero ad alta voce e si sono impegnati in un progetto, che prevedeva un impegno ben oltre l’orario scolastico e che li ha coinvolti per tutto l’anno scolastico.
Come si sono svolte le interviste? Direttamente? Tramite mail?
Fondamentalmente di persona o tramite skype. Solo un’intervista, quella a Riccardo Iacona, è stata realizzata via mail e tramite telefono abbiamo intervistato il teologo Paolo De Benedetti. Quando era possibile abbiamo cercato di invitare le persone da intervistare a scuola oppure siamo andati noi da loro: entrando in comunità di recupero, carcere, centri di accoglienza per senza dimora. Quando tutto questo era impossibile abbiamo cercato di sfruttare le nuove possibilità tecnologiche e tramite skype abbiamo potuto raggiungere Milena Gabanelli, Giovanni de Mauro (direttore di Internazionale) e molti altri.
Come sono state scelte le persone da intervistare? C'è qualcuno che avreste voluto ma non ha accettato?
Per scegliere le persona da intervistare, abbiamo cercato di pensare chi potesse rappresentare per i ragazzi esempi di libertà e chi al contrario ne potesse incarnare la mancanza o ancora chi sembra usarla in modo responsabile e chi invece sembra abusarne. Da queste considerazioni è nata l’idea di sentire esempi di giornalisti rigorosi e liberi, politici, personaggi della cultura, ma anche uomini che hanno fatto l’esperienza del carcere o che vivono senza dimora e allo stesso tempo anche chi nel mondo del sociale si impegna per dare loro un’altra possibilità o si impegna per accompagnarli nel loro percorso di vita.
Solo in un paio di casi non siamo riusciti a intervistare le persone a cui avevamo pensato, ma va sottolineato che la risposta e la disponibilità è stata molte volte superiore alle nostre attese.
Come si è svolto il lavoro? Dall'ideazione alla realizzazione finale...
Questo primo numero è stato veramente un “work in progress”, qualcosa per noi di sperimentale e così abbiamo affinato strada facendo il nostro modo di procedere. In genere il lavoro procedeva in questo modo: qualcuno di noi proponeva una persona o una tematica da affrontare e poi si trovavano gli studenti interessati a seguire la cosa. La preparazione delle domande era fatta “alla pari” da studenti e da noi insegnanti. Per documentarsi si suggerivano articoli, libri o anche film che potevano avvicinare alla tematica da affrontare. Le interviste venivano poi realizzate direttamente dagli studenti, insieme ad un insegnante o anche da soli. L’intervista veniva poi trascritta direttamente dagli studenti, che ne davano una prima stesura e poi spettava a noi insegnanti rivedere e correggere tutti gli scritti. Talvolta la nostra rifinitura era più modesta, ma molte volte il lavoro era ben più difficoltoso e si cercava di condividere i vari passaggi con gli studenti interessati in modo da poter sviluppare maggiori competenze nella scrittura, nell’organizzazione del testo e nell’uso di un lessico più adatto.
Dove è possibile leggere questa pubblicazione? C'è, oltre la versione cartacea anche una versione web? Un sito dove leggere del progetto?
Il nostro progetto punta principalmente sulla carta. Siamo consapevoli che le nuove tecnologie e i social network siano linguaggi da valorizzare e capaci di aprire nuove strade per la comunicazione soprattutto per i più giovani. Le riviste cartacee o i libri mantengono però ancora intatta la loro capacità di saper riportare con grande efficacia ricerche e approfondimenti, risultando allo stesso tempo attraenti anche per i nostri ragazzi, quando si riesce a porre particolare cura e attenzione sia ai testi che all’aspetto grafico.
Detto questo il web offre ovviamente una serie non trascurabile di opportunità e proprio per questo attraverso il sito della scuola www.liceodavincitn.it potete trovare una breve presentazione del nostro progetto e il link per poter sfogliare in formato pdf tutta la nostra pubblicazione.
Perchè il tema della libertà? ... argomento facile e difficile allo stesso tempo. Abusato in politica, nei fatti concreti sempre limitata e legata ai vari contesti storici e geografici.
Esatto, il tema della libertà è certamente ambiguo, affascina, attira ma allo stesso tempo risulta molto difficile uscire dal già detto e dalle banalità. Anche per questo motivo abbiamo ritenuto l’intervista la modalità più efficace per cercare di dire e sollevare questioni non troppo scontate. Pensando poi ad un progetto che voleva coinvolgere i giovani, il tema della libertà mantiene ancora oggi tutta la sua forza e la sua capacità di aprire innumerevoli possibilità di lettura e di stimoli. Il fatto poi di essere partiti con l’idea di realizzare una rivista ed essere arrivati a pubblicare un volume di più di 200 pagine, ci sembra la miglior conferma che l’interrogarsi sulla libertà, per i giovani e non solo, risulta ancora di grande interesse e attualità.
Ci sarà un seguito a questo progetto?
Certamente e il lavoro è già stato avviato. Quest’anno ad essere indagato sarà il tema del “Viaggio” e alcuni incontri ed interviste sono già state realizzate. Visto il tema vorremmo essere anche noi in movimento e oltre ad alcuni viaggi che stiamo progettando, nei mesi scorsi siamo stati con alcuni ragazzi al Festival Internazionale di Ferrara e ci auguriamo che questa sia solamente la nostra prima tappa.
Libertà è partecipazione?
La tua citazione è particolarmente appropriata, perché quella frase l’anno scorso è diventata un vero e proprio simbolo per la nostra scuola, che ha realizzato anche una serie di magliette che molti nostri studenti portano con grande orgoglio.
Pensando al percorso fatto con il nostro progetto e ai molti incontri realizzati con il mondo delle istituzioni, della cultura, dell’informazione, del sociale e anche della marginalità, credo che sia apparso chiaro come l’unica vera libertà del singolo possa essere raggiunta solo attraverso la partecipazione di tutte le componenti sociali al bene comune. Se fossimo riusciti a far comprendere questo ai nostri studenti e a chi potrà leggere il nostro lavoro, credo che avremmo raggiunto un grandissimo risultato.
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