Ecco i nostri ricordi di quel giorno. Raccontateci i vostri sul forum.
11/9
di Giovanna Donini
Stavo male. Ero a Torino. Ero stata tradita in amore. BanalitĂ .
Lavoravo in un ufficio stampa.
Di colpo. Ho visto tutto, come tutti. Ero pressata dalle notizie. Ero immobile davanti allo schermo piatto della sala stampa. Mi sembrava di avere il sangue in bocca. Mi sembrava che la cosa più giusta fosse scappare via da lì. Correre in strada, correre forte, abbracciare qualcuno, gridare un nome, guardare il cielo, leggermente urlare. Il gelato al cioccolato scivolava giù dal cono velocemente. Ogni pensiero mi sembrava demente. Ogni gesto inconsistente. Ogni parola insignificante.
Le strade erano deserte, di colpo. Le persone assenti, di colpo. Eravamo tutti perdenti, di colpo.
Lo eravamo sempre stati, di colpo.
Non era la prima volta che vedevo la guerra entrare nelle case, ma forse e, purtroppo, era la prima volta che entrava in ogni dove, di colpo.
Tutto veniva giĂą, di colpo.
Quel giorno sull'agenda, tra le note da eseguire, avevo segnato: "scrivere un pezzo sull'amore". Banalità . La pagina restò bianca per settimane.
11/09
di Caterina Balducci
Da piccola sentivo parlare dei grandi eventi che avevano stravolto la storia italiana o mondiale (i racconti dei nonni sulla guerra, gli anni del terrorismo, le grandi stragi) senza rendermi conto di quello che sentivo per un semplice motivo: o non ero ancora nata, o ero troppo piccola per capire. Poi, certo, quei fatti li puoi studiare sui testi di storia ma non è mai la stessa cosa.
Se ripenso all’11 settembre mi viene in mente soprattutto questo: io c’ero, a distanza – ma c’ero, e stavolta ero perfettamente in grado di capire. Di più, ero andata da poco a New York e una delle cose che più mi aveva inebriato era stato un concerto di musica jazz sotto le Torri Gemelle dove avevo incontrato bella gente e dove l’atmosfera era unica, come spesso lo è nella Big Apple.
Così, quando quel pomeriggio dell’11 settembre 2001 ho acceso la tv dopo aver ricevuto un sms poco comprensibile, ho provato una forte stretta allo stomaco, perché quelle immagini assomigliavano troppo ai troppi film catastrofisti americani… ma stavolta Hollywood non centrava. Poi ricordo i fiumi d’inchiostro letti sui giornali e i dibattiti fiume con gli amici su quanto era successo. Certo, poi tutti – a mente lucida – abbiamo ricordato le innumerevoli stragi successe nel mondo (e spesso con la complicità degli Usa); ci siamo ricordati di quell’altro 11/9, quello del colpo di stato in Cile, che avrebbe scatenato, tra i tanti, anche il dramma dei desaperecidos. E subito dopo è partita la girandola della dietrologia e del complottismo, in cui a volte sono inciampata…
In ogni caso, resta il fatto che nell’attacco alle Due Torri sono morte migliaia di vittime innocenti e c’è stato qualcosa di molto sensazionale a renderlo memorabile: gli “effetti speciali” di un terribile videogame.
E così, non so se perché amo molto New York, non so se perché questa volta ero abbastanza grande da capire la portata di quanto successo… Ma ci ripenso come a qualcosa di collettivo, che ha colpito tutti. O magari, più semplicemente, perché vista la cultura che ci ha allevato (specialmente noi cresciuti negli anni ’80) possiamo tranquillamente affermare che “siamo tutti americani”.
11 zeronove
di Paola Lezzi
Come sempre ero in ufficio e non ho potuto immediatamente rendermi conto di cosa fosse successo perché non avevo la possibilità di ascoltare la radio o navigare in internet, quindi di ricevere informazioni in tempo reale.
Il dramma, in tutta la sua atrocità , mi è piombato addosso quando sono entrata in casa e ho acceso la televisione.
A quel punto stordimento, incredulità , sfiducia negli esseri umani, demoralizzazione…
11 settembre
di Alessia Gemma
Perugia. Io studentessa che lavorava in una piccola, piccolissima casa editrice. Corso Garibaldi 26, quell'ufficio fatto di mattoncini rossi, volte etrusche e puzza di carta ammuffita era un piccolo buco spazio temporale lontano da tutto il resto: con Paolo si parlava di letteratura svedese, della ricetta della torta al testo umbra perfetta, di piccoli e grandi amori andati via, ma soprattutto era bandito il discorso Tv. Paolo, Il mio capo, severo e paterno, pancione, occhi tristi, barbona bianca e sempre la stessa camicia, aveva solo una vecchia radio e neanche il telefonino. Poi però vennero giù le torri, le torri gemelle, New York, quelle che avevamo e avremmo visto solo nei film americani. La nostra collaboratrice entrò piangendo. Io non capivo: era impossibile che avessero attaccato e colpito l'America dei film, dei libri, per tutti noi era normale solo che Lei affondasse gli avversari. La radio non si sintonizzava e Paolo corse a casa del vicino perchè voleva, doveva guardare quello che era successo in Tv per capire meglio e sperando di veder passare davanti alle telecamere il suo vecchio amore che l'aveva lasciato per andare a lavorare proprio lassù.
Undici settembre
di Michele Rumor
C'era il mio amico Francesco. Ora di pranzo, tardo come al solito, le due passate. Stavamo parlando dell'estate di quell'anno, stranamente poco placida. Lui non ci era venuto, a Genova, in giugno.
Mangiare con la tv accesa è una brutta abitudine, ma lo facevamo spesso. Ancora seduti davanti allo schermo dopo la fine del pasto, suona la signora Rita, in mano ha un piccolo souvenir del suo viaggio a Berlino (ancora non ci eravamo visti, dopo la fine delle vacanze). Ringrazio.
Tempo trenta secondi cominciano le edizioni straordinarie, notizie confuse di un incidente aereo.
Poi le prime immagini.
Io: "Cazzo"
Francesco: "Cazzo"
La signora Rita: "Ma vĂ vĂ . Cosa pensano, che l'han fatto apposta? Ma figurati."

