Charles M.Schulz aveva un cane, da ragazzo. Minnesota, Stati Uniti, Anni Trenta del Novecento. Il cane del piccolo Charles era di taglia media, pezzato, e pressoché "incontrollabile". Almeno, così lo ricordava lui.
Poi, per il resto della sua vita, ha avuto un altro cane. Altrettanto incontrollabile. Un cane che colleziona quadri impressionisti, che tenta di scrivere il grande romanzo americano, che combatte ogni giorno contro il temibile Barone Rosso, e contro l'imbattibile Gatto dei Vicini. Un cane che è stato nominato Grande Bracchetto. Più di tutto, un sognatore: Snoopy è come il suo creatore.
Il mondo sognato da Schulz è un mondo di bambini: a volte vicinissimo, a volte lontano anni luce da quello degli adulti. I bambini si chiamano Charlie Brown, Linus, Lucy, Patty, Schroeder, Marcie... quei bambini siamo noi. E infatti, non è che facciano una bella vita: nello sport, perdon; si innamorano, e non sono ricambiati; aspettano di notte qualcuno (o qualche Grande Cocomero) che non arriverà mai; cercano, ogni anno, di calciare lo stesso pallone da football, che gli viene puntualmente sfilato da sotto il piede; vanno dallo psichiatra, ma non aiuta molto.
Eppure, i Peanuts non sono tragedia: sono, più di tutto, tenerezza e poesia. Fanno ridere, ma più che altro fanno bene. Sono una terapia, come pochi altri fumetti.
I Peanuts sono nati dalla penna di Charles Schulz il 2 ottobre 1950, sessant'anni fa. Da quarantacinque sono pubblicati ininterrottamente nel nostro paese, sulla rivista che porta il nome del più intelligente dei bambini di Schulz, Linus. Li leggiamo ancora oggi, a un decennio dalla morte di quel grande autore, che nel suo contratto ha voluto una clausola: nessuno mai potrà disegnare i Peanuts, dopo di lui. L'amore, del resto, è esclusivo.
Per fortuna, rimane a disposizione nostra, e delle generazioni future, mezzo secolo di strisce eccezionali. Uno dei più grandi capolavori letterari del Novecento, un massaggio per l'anima.
http://www.schulzmuseum.org/
http://linus.net/
http://en.wikipedia.org/wiki/Charles_M._Schulz

